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Raspadori Gilmour SpinazzolaGetty Images

Da Raspadori a Spinazzola, il Napoli è in vetta anche grazie alle seconde linee: ora tocca a Gilmour?

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Quante volte si è parlato di un Napoli non all'altezza oltre i suoi titolari. Quante volte si è criticata la qualità della panchina a disposizione di Antonio Conte. Quante volte si è sottolineata la differenza tra la rosa azzurra e quella, più corposa e attrezzata, dell'Inter.

Poi si va a guardare la classifica e si scopre che al primo posto c'è proprio il Napoli. Che otto giorni fa è volato a tre punti sull'Inter e quei tre punti se li è tenuti stretti dopo l'ultimo weekend, andando a sbancare Lecce per 1-0 poco prima che i nerazzurri superassero il Verona con il medesimo risultato.


L'aspetto davvero significativo, oltre naturalmente a tre punti che avvicinano ancor più la banda Conte allo Scudetto, è che a decidere la complicatissima sfida del Via del Mare è stato Giacomo Raspadori. Ovvero una teorica seconda linea, in campo per venire incontro a uno stato d'emergenza.

Alla fine è questo il vero segreto della capolista: il saper trarre il meglio anche da chi per buona parte della stagione non è stato chiamato in causa. Alla faccia di ogni sentenza sulla bontà delle sue alternative.

  • QUANDO CONTE NON CAMBIAVA MAI

    Conte, a un certo punto, si era ritrovato per le mani l'undici perfetto: Meret in porta, Di Lorenzo e Olivera terzini, Rrahmani e Buongiorno centrali, con Anguissa, Lobotka e McTominay in mezzo al campo e il tridente Politano-Lukaku-Kvaratskhelia.

    Per buona parte del campionato, da quando ha abbandonato la difesa a tre per abbandonarsi al 4-3-3, l'ex allenatore di Juventus e Inter non ha praticamente mai cambiato i propri uomini. Ne aveva ben donde: il Napoli quest'anno non ha giocato le coppe, motivo per cui la necessità di optare per il turnover era minore rispetto alle rivali per i piani alti.

    Poi, pian piano ma in maniera quasi inesorabile, l'undici perfetto di Conte ha iniziato a sfaldarsi. Kvaratskhelia se n'è andato al PSG e il suo posto è stato preso da David Neres. Che però a sua volta si è infortunato in due diversi tronconi stagionali ed è ancora ai box. Mentre Buongiorno ha chiuso anzitempo la propria stagione.

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  • Giacomo Raspadori Lecce Napoli 03052025Getty Images

    L'IMPORTANZA DI RASPADORI

    Sugli scudi c'è proprio Giacomo Raspadori. Ovvero l'uomo che ha violato Lecce con quella punizione maligna nel primo tempo, prima che i partenopei resistessero in maniera gagliarda all'arrembaggio finale degli uomini di Giampaolo.

    Raspadori ha piazzato la zampata vincente così come aveva fatto contro il Venezia e la Fiorentina. Anche in quel caso il Napoli aveva vinto di misura, anche in quel caso Jack era stato determinante. Lo sarebbe stato anche a Roma contro la Lazio, se solo Dia non avesse rovinato i piani di Conte nel finale. L'unica volta in cui gli azzurri hanno perso con lui a segno è stata a Como. L'ex Sassuolo, in sostanza, ha portato in dote al Napoli una decina di punti. Proprio come aveva fatto nell'anno dello Scudetto di Spalletti, quando puniva nel finale Spezia e Juventus.

    E dire che all'inizio dell'anno Raspadori non giocava mai. E dire che Conte era arrivato a schierarlo mezzala. E dire che un addio a gennaio sembrava la soluzione migliore e più probabile per tutti. Poi la sliding door della cessione di Kvara, degli infortuni di Neres, del passaggio a intermittenza al 3-5-2. "Come sfruttare la chance": se mai un giorno Jack scriverà un'autobiografia, il titolo potrebbe essere questo.

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  • SPINAZZOLA DA PARTENTE A TITOLARE

    Ma è una sliding door mica male anche quella che ha vissuto Leonardo Spinazzola. Un altro che a gennaio sembrava sul piede di partenza, proprio come Raspadori. Anzi: più di Raspadori, a volerla dire tutta.

    Spinazzola è entrato concretamente nelle trattative tra Napoli e Fiorentina, discussioni che avrebbero dovuto (ri)portare Cristiano Biraghi da Conte, che già lo aveva allenato all'Inter. Poi c'è stata la sfida del Franchi tra le due squadre, Spina ha giocato dall'inizio, si è ben comportato e da lì, in pratica, ha cominciato a riconquistare il cuore del proprio allenatore.

    Lo scambio alla fine non s'è fatto: Spinazzola è rimasto al Napoli e Biraghi ha lasciato la Fiorentina, sì, ma per andare al Torino. Con buona soddisfazione di tutti. Anche di Conte, che ha potuto contare sui servigi di un jolly buono per ogni occasione e per ogni ruolo.

    Prendete le ultime due partite: Spinazzola ha fatto l'esterno del tridente contro il Torino e l'esterno a tutta fascia a Lecce. Nel primo caso c'era da sostituire Raspadori, nel secondo mettere una toppa al buco venutosi a creare a sinistra dopo l'infortunio di Neres. L'ex romanista si è messo a disposizione entrambe le volte, senza riserve. Ed entrambe le volte se l'è cavata più che egregiamente.

  • ORA TOCCA A GILMOUR?

    Occhio ora alle condizioni di Stanislav Lobotka. Lo slovacco non ha ancora effettuato gli accertamenti del caso dopo l'infortunio a una caviglia che lo ha costretto a uscire anzitempo dal campo al Via del Mare, ma un alone di preoccupazione si è posato su Napoli e sul Napoli.

    Lobotka, al momento, deve essere considerato in dubbio per la gara contro il Genoa di domenica prossima. Sarebbe una perdita di rilievo, naturalmente, ma meno pesante rispetto a qualche tempo fa. Perché Conte, ormai, ha imparato e si è abituato a fidarsi di coloro che siedono in panchina accanto a lui durante le partite. Anche e soprattutto di Billy Gilmour, che prenderebbe il posto dello slovacco dopo averlo già rimpiazzato a Lecce.

    Il caso di Gilmour è particolare perché si tratta di un pupillo di Conte, che lo ha voluto a Napoli, centellinandone il minutaggio solo e soltanto perché in mezzo al campo, semplicemente, tra Anguissa, Lobotka e McTominay lo spazio non c'è mai stato.

    Conte si è rammaricato pubblicamente e in tempi non sospetti dell'impossibilità di concedere più spazio a Gilmour. E quando ha potuto lo ha fatto. Sia come mezzala al posto di Anguissa che come regista al posto di Lobotka. Come nella partita d'andata contro il Milan, in cui esprimeva la soddisfazione per la prestazione dello scozzese con quel "bravissimo" urlatogli al momento di riportarlo in panchina.

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  • Conte Lecce NapoliGetty Images

    IL "NON MOLLIAMO" DI CONTE

    Lo stesso Conte, dopo la vittoria di Lecce, parlando alle televisioni e poi in conferenza stampa ha voluto ricordare il numero di assenze a cui sta dovendo porre rimedio. Ma senza alibi, senza scuse.

    "Nessuno ne parla e noi non ne vogliamo parlare - ha detto a DAZN - però Neres è fuori, Buongiorno è fuori, Juan Jesus è fuori. E oggi si è fatto male Lobotka. Mi auguro che possa recuperare, perché stiamo continuando a perdere pezzi. Però non molliamo. Questa è la dote principale di questa squadra: chi è chiamato risponde alla grande. Stiamo sul pezzo e vogliamo continuare a lavorare fino alla fine".

    Il Napoli andrà avanti così fino alla fine, con una squadra ben diversa rispetto a quella che aveva dato il via alla cavalcata verso il primo posto. Olivera centrale, all'inizio della stagione, non se lo immaginava nessuno. Così come Raspadori e Spinazzola titolari, importanti, determinanti. Uno Scudetto, alla fine, si vince anche così.

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