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Antonio Conte NapoliGetty Images

Conte e il mancato ritorno alla Juventus: "Non ho avuto contatti con nessuno, cercato solo da terze persone"

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Lo Scudetto col Napoli, il mancato ritorno alla Juventus e molto altro: Antonio Conte si è raccontato in una lunga intervista a Sette, magazine del Corriere della Sera, poche settimane dopo la gioia del trionfo in campionato.

Uno dei temi principali della chiacchierata? La corte della Juventus, che ha pensato concretamente a lui in sostituzione di Igor Tudor, poi rimasto a Torino. Così come Conte è rimasto a Napoli per provare a dare continuità, tra Italia ed Europa, a quanto ha appena conquistato.

Di seguito ecco dunque gli stralci principali dell'intervista di Conte a Sette.

  • LE "INCAZZATURE ARTIFICIALI"

    "A cosa mi riferisco? Alle uniche volte in cui indosso una maschera.Mi è capitato alla Juventus: stavamo vincendo 2-0, ma mi accorgo che qualcosa non va. Allora durante l’intervallo entro nello spogliatoio e lancio una bottiglia di plastica contro la lavagna e inizio a urlare. Molti mi hanno preso per pazzo ma quel risultato sarebbe potuto cambiare se non avessimo continuato ad avere la stessa fame e concentrazione. La bravura sta nel percepire se ci sono dei rischi di questo genere e quindi intervenire".

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  • LA CORTE DELLA JUVENTUS

    "Non ho avuto contatti con nessuno perché a chiunque abbia provato a cercarmi con terze persone ho sempre risposto che avrei parlato con il club a fine stagione come si fa sempre. E solo se l’incontro non avesse soddisfatto le parti avrei aperto a un’altra situazione, avendo comunque un contratto con il Napoli per altri due anni".

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  • IL SEGRETO DEL NAPOLI

    "I ragazzi sono stati sempre disponibili, mi hanno seguito fin dal primo giorno, e alla fine sono riusciti a mentalizzare il concetto di fatica, di sacrificio. Certo, a questa squadra all’inizio mancava quello che io chiamo il coltello nel calzino. Serve cattiveria sportiva, si va in guerra senza scrupoli. Poi lo hanno trovato, altrimenti non avremmo vinto il campionato. Quando alla Juve arrivò Carlos Tevez sapevamo tutti che era un campione straordinario, ma arrivò da noi con una fama di ragazzo non proprio semplice da gestire. Ebbe un inizio un po’ complicato di adattamento, ma poi a un certo punto diventò il primo in tutto nel dare l’esempio. Con ciascuno bisogna trovare la chiave di accesso. Mi costa a volte anche incazzature forti ma va bene così. Guardo all’aspetto umano e all’obiettivo".

  • LA PARTITA DELLA SVOLTA

    "La partita in cui ho avuto la sensazione di poter vincere lo Scudetto? Quella con l’Inter, recuperare lo svantaggio, rischiare di vincere. Dissi pubblicamente per la prima volta: “Se vogliamo, possiamo”. Era un messaggio per i miei ragazzi. Ci credevo, dovevano farlo anche loro. Poi nel calcio c’è sempre l’imponderabile. Il pareggio col Genoa ha rischiato seriamente di compromettere lo scudetto: il difensore centrale intercetta un passaggio filtrante nella sua metà campo, passa il pallone e inizia a girovagare nella nostra area, finisce al terzino sinistro che riesce a crossare nonostante io urli a Politano di impedire il cross, e il difensore Vásquez fa gol nonostante fosse in mezzo a tre nostri giocatori".

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  • LA PERMANENZA A NAPOLI

    "Se mia moglie ha qualche merito? La famiglia è un punto di riferimento ma certe scelte le faccio io. Mia moglie, mia figlia stanno molto bene a Napoli ed è un dato di fatto. Ma poi sono io che devo allenare tutti i giorni una squadra, loro non c’entrano nulla".

  • IL VERTICE CON DE LAURENTIIS

    "Nel nostro incontro ci siamo chiariti, parlare è stato fondamentale. Lui ha capito gli errori o comunque le situazioni che devono essere migliorate. Ho un contratto e il chiarimento è stato il punto chiave. Il resto sono state voci che hanno fatto male, non hanno tenuto conto di come sono fatto io".

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