Perdere tre partite di fila non è particolarmente piacevole. Immaginate se le sconfitte in questione fossero sei, o sette, o otto. Per l'Union Berlino, ex sorpresa diventata la peggior squadra del panorama tedesco d'alto livello, sono diventate dodici. Una dopo l'altra, come in una sequenza inarrestabile. Col rischio di far tredici a Napoli, questa sera.
È un ruolino di marcia surreale, quasi assurdo. Anche perché la squadra dello svizzero Urs Fischer aveva vinto le prime due partite di Bundesliga: 4-1 in casa al Mainz, 4-1 esterno al Darmstadt. Poi il crollo. Inatteso e clamoroso per una squadra che, avanzando umilmente ma inesorabilmente dalle retrovie, pareva in grado di piazzarsi al top del pallone tedesco dopo una storica promozione, una qualificazione in Conference League, una in Europa League e un'altra in Champions League.
Nemmeno la presenza di Leonardo Bonucci e Robin Gosens ha impedito l'inversione a U. Anzi, né l'ex difensore della Juventus né tantomeno l'ex esterno dell'Inter si sono rivelati fin qui un fattore in positivo, assistendo impotenti a un crollo che ha portato l'Union in piena zona retrocessione in campionato, nonché a un passo da una rapida eliminazione in Champions.
Ma com'è stato - e com'è - possibile un simile disastro? I motivi sono tanti e variegati.


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