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Allegri NapoliGetty Images

Come giocherebbe il Napoli di Allegri: il modulo, le opzioni a disposizione e come schierava la sua Juventus

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Massimiliano Allegri dopo Antonio Conte. È già accaduto una volta, tanti anni fa, e ora potrebbe accadere nuovamente. Questa volta al Napoli, che come la Juventus in quell'occasione si appresta a cambiare allenatore dopo aver vinto il titolo di campione d'Italia.

Conte è sempre più orientato verso l'addio, paventato ormai da mesi e mai così vicino. E per la sua sostituzione è in pole proprio Allegri, senza squadra da poco più di un anno: da quando, cioè, ha lasciato la panchina della Juventus prima al traghettatore Paolo Montero e poi a Thiago Motta dopo la conquista della Coppa Italia.


Come giocherebbe il Napoli di Allegri, nel caso fosse davvero lui il successore di Conte alla guida dei freschi campioni? L'undici di partenza verrebbe rimodellato in base alle idee del tecnico livornese oppure cambierebbe poco da questo punto di vista?

  • IL TRASFORMISMO DI CONTE

    Il Napoli arriva da un'annata in cui, più per necessità che per reale convinzione, ha cambiato vestito tattico più e più volte. Conte ha iniziato con una difesa a tre, tentando di instaurare anche in Campania l'assetto con cui ha vinto e rivinto nella propria carriera, ma ha chiuso il campionato e ha alzato la coppa dello Scudetto con una sorta di 4-4-2 ibrido.

    Nel mezzo si è visto un po' di tutto: dalla difesa a tre con cui il Napoli le ha prese a Verona alla prima giornata, il Napoli è passato in corso d'opera a un 4-3-3 leggibile anche come 4-2-3-1. Determinante l'inserimento di Scott McTominay, il centrocampista che serviva come il pane a Conte per completare il reparto con Anguissa e Lobotka. Da quel momento gli azzurri hanno iniziato davvero a volare.

    La cessione di Kvaratskhelia a gennaio e l'infortunio che hanno colpito Neres nella seconda parte dell'annata hanno però obbligato Conte a rimescolare nuovamente le carte. E così il tecnico per un certo periodo è tornato al 3-5-2, peraltro con buoni risultati, giocandosi la carta Raspadori nei due davanti.

    Neres è tornato, Conte ne ha approfittato per instaurare nuovamente il regime del 4-3-3, ma un nuovo infortunio capitato a Neres lo ha convinto a cambiare nuovamente: spazio a un 4-4-2 piuttosto inedito, di nuovo con con Raspadori a fianco di Lukaku in attacco, con Olivera centrale difensivo, Spinazzola terzino e McTominay maggiormente spostato sulla sinistra, seppur con licenza di accentrarsi e svariare.

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  • LA CONCEZIONE TATTICA DI ALLEGRI

    Bene: Allegri non si discosta molto da questa visione del mondo. Nel senso che nemmeno lui, così come il "nuovo" Conte, ha un modulo preferito. Tutto il contrario ad esempio di un Igor Tudor, che in due anni prende in mano a stagione in corso la Lazio e la Juventus ed entrambe le volte ne rivoluziona il modulo passando alla difesa a tre.

    Basta andare a guardare come Allegri ha schierato le sue varie Juve nel corso delle sette stagioni complessive in cui ha allenato a Torino: basandosi sul materiale a disposizione. Quasi sempre di altissimo livello, chiaramente, ma a volte più propenso a un certo tipo di assetto tattico e a volte a un altro.

    Allegri ha vinto e stravinto con la BBC: Barzagli sul centro-destra, Bonucci in mezzo, Chiellini sul centro-sinistra. Dunque con la difesa a tre. Ed è così che ha chiuso la seconda parentesi juventina: fondando su tre difensori (Bremer intoccabile, poi Gatti, Danilo, Alex Sandro) il proprio undici ideale.

    Però abbiamo visto anche tante versioni bianconere con la difesa a quattro. Ad esempio col 4-3-1-2, modulo con cui Allegri ha portato la Juventus alla finale di Berlino (2015). O col 4-2-3-1, sistema pensato per far coesistere Mandzukic e Higuain (2017), con conseguente spostamento a sinistra del poliedrico croato.

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  • "MI FATE DIVENTARE MATTO CON QUESTI NUMERI"

    Più e più volte Allegri, quando gli hanno chiesto di modulo e tattica, ha replicato con un sorriso e una battuta delle sue. Della serie: sono i grandi giocatori a portarti alla vittoria, non tanto il modo in cui li metti in campo. Non solo: essere tatticamente malleabili è un requisito fondamentale per un allenatore.

    “Da quest’estate abbiamo lavorato con diversi sistemi e stili di gioco - diceva ad esempio nel novembre del 2015 in un'intervista all'Independent - perché dovevamo fare un passo avanti, dovevamo lasciarci alle spalle quello che avevamo fatto, voltare pagina. Perché sapevamo che era il momento di cambiare. Non so come chiamarlo. Ma 4-3-3 e 3-5-2 sono solo numeri su una pagina, ciò che conta è il modo in cui vengono applicati”.

    Un paio d'anni dopo, nelle settimane del passaggio al 4-2-fantasia con Mandzukic, Dybala e Cuadrado dietro al centravanti Higuain, Allegri rispondeva in modo dissacrante durante una conferenza stampa a una domanda sul modulo.

    "Mi fate fare un casino coi numeri, non ci capisco nulla... Mi fate diventare matto con questi numeri. È questione di sviluppo di gioco nelle partite".

  • IL POSSIBILE NAPOLI DI ALLEGRI

    E dunque, come potrebbe giocare il nuovo Napoli? Guardando al materiale tecnico della rosa che troverebbe Allegri, è palese come questa sia una squadra costruita per proseguire sulla strada della difesa a quattro. Magari col ritorno al tridente, se Neres non si infortunerà di nuovo e se dal mercato arriverà un elemento in grado di non far perdere qualità alla squadra in caso di assenza del brasiliano (o di Politano).

    Il Napoli di Allegri, ammesso e non concesso che possa davvero essere lui l'erede di Conte sulla panchina azzurra, cambierebbe sostanzialmente poco se non nulla rispetto a quello visto per gran parte del campionato. Dunque Meret in porta, Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno e Olivera in difesa, Anguissa, Lobotka e McTominay in mezzo al campo, Politano e Neres ad affiancare Lukaku in attacco.

    Il problema del Napoli, del resto, non risiede negli undici titolari: lo Scudetto appena vinto è lì a ricordarcelo. Andrà rinforzato come rosa, questo sì, considerando come l'anno prossimo avrà il doppio impegno campionato-Champions League e non potrà più avere una settimana intera tra una partita e l'altra.

    In questo senso si inseriscono i discorsi su Kevin De Bruyne, sempre più vicino, o su Jonathan David, possibile alternativa di lusso a Lukaku. Il primo fornirebbe un'opzione in più in mezzo al campo e il secondo nel reparto offensivo, regalando ad Allegri maggiori possibilità di gestione dei calciatori di quante ne abbia avute quest'anno Conte.

    Si potrebbe vedere anche un Napoli con la difesa a tre, certo. È un sistema che Allegri conosce a menadito, avendolo più e più volte utilizzato a Torino. Ma solo in situazioni particolari e solo se dal mercato arriverà un terzo centrale in grado di prendersi una maglia da titolare: magari Federico Gatti, che piace al club campione d'Italia e che Max ha già allenato alla Juventus.

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