Non solo i pochissimi in giro per l'Italia, ma anche la manciata in terra toscana fuori dalle provincie di Pisa e Livorno. I Chiellini non sono certo i Rossi, gli Esposito o i Costa. La famiglia più famosa della regione era quella composta dai fratelli Alberto e Carlo, Chiellini dediti all'arte, alla corniceria e da metà anni '90, ad una Galleria che nel corso degli ultimi decenni raccoglie opere di pittori del 19esimo e 20esimo secolo.
Poi, all'improvviso, un ragazzo di nome Giorgio, che muoveva i primi passi nella squadra locale come possibile terzino del futuro, viene fuori. Ha un buon fisico, è dedito al lavoro e ama gettarsi nella mischia in attacco.
Torna indietro, prova a migliorare la sua abilità con i cross, un dettaglio che per un esterno, sia esso offensivo o difensivo, è essenziale. Giorgio Chiellini vive e studia a Livorno. Ha carattere e grinta, un sinistro con cui fa tutto e un destro utile solo a reggersi in piedi. Condanna o fortuna di tutti i mancini.
Un adolescente nella Livorno degli anni '90, quella che profuma sempre di mare. Non di grande calcio, che manca da decenni. L'ultima B è degli anni '70, l'ultima A negli anni '40, quando l'Italia post-bellica prova a rialzarsi da Nord a Sud. Isole, centro. Tutti nella stessa barca. Quelle che ogni tanto Chiellini vede passare sul lungomare.
Bagni Lido per rilassarsi al mare. Terrazza Mascagni per pensare, i 4 Mori di Piazza Del Padiglione e la Fortezza Vecchia pentagonale. Ruzzàre, scherzare. A Livorno è difficile non farlo, anche perchè si pensa subito a qualche tragedia davanti alla serietà altrui.
Chiellini è un ragazzo di Livorno che ha fatto strada, ma che ha potuto trovare la sua rotta virando da un passato ruolo. Deviato in quello iconico di centrale nella sua prima grande stagione da titolare, dietro intuizione del suo maestro Walter Mazzarri. Livornese come lui.
