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Chiellini LivornoYoutube/Getty/GOAL

Chiellini al Livorno: da terzino a centrale, tra serie inferiori e Università

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Non solo i pochissimi in giro per l'Italia, ma anche la manciata in terra toscana fuori dalle provincie di Pisa e Livorno. I Chiellini non sono certo i Rossi, gli Esposito o i Costa. La famiglia più famosa della regione era quella composta dai fratelli Alberto e Carlo, Chiellini dediti all'arte, alla corniceria e da metà anni '90, ad una Galleria che nel corso degli ultimi decenni raccoglie opere di pittori del 19esimo e 20esimo secolo.

Poi, all'improvviso, un ragazzo di nome Giorgio, che muoveva i primi passi nella squadra locale come possibile terzino del futuro, viene fuori. Ha un buon fisico, è dedito al lavoro e ama gettarsi nella mischia in attacco.

Torna indietro, prova a migliorare la sua abilità con i cross, un dettaglio che per un esterno, sia esso offensivo o difensivo, è essenziale. Giorgio Chiellini vive e studia a Livorno. Ha carattere e grinta, un sinistro con cui fa tutto e un destro utile solo a reggersi in piedi. Condanna o fortuna di tutti i mancini.

Un adolescente nella Livorno degli anni '90, quella che profuma sempre di mare. Non di grande calcio, che manca da decenni. L'ultima B è degli anni '70, l'ultima A negli anni '40, quando l'Italia post-bellica prova a rialzarsi da Nord a Sud. Isole, centro. Tutti nella stessa barca. Quelle che ogni tanto Chiellini vede passare sul lungomare.

Bagni Lido per rilassarsi al mare. Terrazza Mascagni per pensare, i 4 Mori di Piazza Del Padiglione e la Fortezza Vecchia pentagonale. Ruzzàre, scherzare. A Livorno è difficile non farlo, anche perchè si pensa subito a qualche tragedia davanti alla serietà altrui.

Chiellini è un ragazzo di Livorno che ha fatto strada, ma che ha potuto trovare la sua rotta virando da un passato ruolo. Deviato in quello iconico di centrale nella sua prima grande stagione da titolare, dietro intuizione del suo maestro Walter Mazzarri. Livornese come lui.

  • LICEO SCIENTIFICO E SERIE C

    Chiellini non è nato a Livorno. Un errore comune, rispetto alla verità Pisa. Un caso, visto il lavoro del padre nella città vicina. A Livorno studia, a Livorno cresce. Entra nel Livorno Calcio, si iscrive al Liceo Scientifico, dove esce con 92 su 100. Mentre si fa largo tra i libri di matematica e la storia d'Italia, riesce anche ad essere convocato in prima squadra. Ha 16 anni la prima volta che Osvaldo Jaconi lo getta nella mischia.

    Il Livorno se la cava bene nel girone nel girone A della Serie C 2000/2001. La squadra ha straordinariamente riabbracciato il più grande eroe locale, Igor Protti, capace di vincere la classifica marcatori in Serie A e poi tornare nella sua vecchia città, nonostante militi nella terza serie. Un racconto popolare, un attaccante del popolo.

    Protti, come Jaconi, sono stati i primi a rendere Giorgio, Chiellini. Un uomo.

    "Sono un bimbo di Livorno" racconta Chiellini dopo il ritorno in città nel 2021, per essere omaggiato dalla città in seguito al successo dell'Europeo itinerante. "A differenza di tanti miei colleghi calciatori sono cresciuto nella mia città ed ho trascorso qui l’adolescenza e i primi anni di professione. Ho vissuto la giovinezza spensieratamente come la maggior parte dei giovani semplici, rimanendo vicino alla mia famiglia ed ai miei amici"

    "Sono stato fortunato ad incontrare l’allenatore Osvaldo Jaconi e Igor Protti, i quali mi hanno insegnato a diventare un uomo calciatore. Fuori dal campo ero timido e mi sentivo inadeguato. Loro mi hanno insegnato molto ed io mi sono fatto voler bene. Hanno un posto speciale nel mio cuore".

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  • UNIVERSITÀ E SERIE B

    Chiellini si sentirà pure inadeguato fuori dal campo, ma come tanti timidi riuscirà ad emergere nella vita, a differenza di quelli sicuri di sè. Forse troppo. Le prime presenze con il Livorno, in Serie C, portano Giorgio ad essere riconosciuto. Nei corridoi della scuola si sussurra che abbia fermato dieci, venti giocatori per gara. In ognuna delle sue presenze in C tra il 2000 e il 2002.

    Quei corridoi saranno più larghi l'anno dopo, quando il Livorno, anche grazie a Giorgio Chiellini, è finalmente tornato in Serie B. Mentre nelle strade si prepara il cammino di gloria verso la seconda serie, il ragazzo di Pisa divenuto grande nel lungomare si iscrive all'Univesità. Economia e Commercio, di nuovo indietro, a Pisa.

    Avanti e indietro, tra i cori dell'Ardenza e i turisti sotto la Torre. Livorno e Pisa, fatica e futuro. Chiellini fa quel che può per avere il pezzo di carta in tasca e i giocatori avversari nel taschino.

    Non è mai stato un titolare, vista la giovanissima età, ma l'incontro della sua vita, con il nuovo allenatore, cambierà la sua storia. Quello di mezzo, dopo Iaconi, non è stato certo poco utile, anzi. L'esperienza internazionale di Donadoni è stata essenziale per i segreti del pallone. Qua, lì, usa questa mossa, analizza l'avversario, vedrai che andrà bene.

    Poi però, la vera svolta è quella derivante dall'idea di Walter Mazzarri. Toscano di San Vincenzo, provincia di Livorno. Quel lungagnone di Chiellini non ha un gran controllo nei cross, ma ha una grinta che straborda. Quella che serve per occupare la casella di centrale nella sua formazione.

    Quando mister Mazzarri firma per il Livorno, Chiellini ha 19 anni. E' un universitario con la testa sulle spalle. Sport e studio, studio e sport. Per alcuni una scelta assennata, per altri un doppio lavoro che non ha permesso di godersi appieno la vita. Punti di vista.

    "Ricordo che quando ero piccolo, parlo della scuola elementare, capitava qualche volta che fingevo di non stare bene per non andare a scuola" racconterà Chiellini nel 2018, dopo aver conseguito la laurea specialistica in Business administration, presso la Scuola di Management ed Economia dell'Università degli studi di Torino.

    "Mia mamma mi ha sempre risposto: 'Nessun problema, se non vai a scuola non vai neanche a calcio'. Ma alla fine stavo sempre bene, mi alzavo e andavo a scuola. Innanzitutto per me è un hobby, è un piacere: non mi pesava, mi teneva allenata la mente facendo altro. Quando poi mi sentivo stanco mi fermavo. Ma è una cosa che mi ha aiutato su tutto, anche nel calcio se non sei attivo mentalmente e lucido non arrivi a certi livelli".

    "Lo studio mi ha aiutato nella vita e anche nello sport. Quando ero da solo o ero fidanzato, mi allenavo la mattina, tornavo a casa, mi riposavo e poi studiavo un paio d'ore nel pomeriggio. Poi, eventualmente, sotto esame mi portavo i libri anche in ritiro, mi aiutavano a staccare e a non pensare alle pressioni".

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  • DA TERZINO A CENTRALE

    Walter Mazzarri. Quando parla di Giorgio Chiellini lo fa col cuore. Perchè è stato un allenatore in rampa di lancio che cambiò la vita di un giovane calciatore. I due sono legati da una catena, più che da un sottile filo. Nel 2003 sbarca a Livorno, valutando tutti. Anche quel ragazzo che in passato ha avuto modo di giocare per qualche settimana nelle giovanili di Roma e Milan, prima di tornare in città. Come amaranto.

    Chiellini è in prima squadra da tre annate, come terzino. Non è il migliore degli esterni, ma il piede mancino e la sua grinta tappano la sua imprecisione. Che sembra dovuta alla gioventù, ma è data da una semplice verità: Giorgio non ha piedi educati e precisi, da fornitore costante di cross.

    "Per me Mazzarri è stato un allenatore fondamentale, il primo con cui ho lavorato sulle marcature preventive e le posizioni del corpo" dice Chiellini alla Rai nel giugno 2022. "Era il 2003 e su questi concetti era all'avanguardia, con meticolosità ho iniziato con lui la trasformazione da terzino offensivo, dai piedacci perché sbagliavo tanti cross, a marcatore rude ma corretto, con attenzione e lucidità. Lo ringrazio, rimarrà nel mio cuore come un grande maestro".

    Piedacci, dice Giorgio degli arti inferiori. Mazzarri intuisce come un ragazzo di 185 cm per 85 kg (più o meno) può diventare una forza della natura al centro. Ha energia da vendere. Riesce a stare sui libri a Livorno, dare gli esami a Pisa, poi tornare sul lungomare e correre più degli altri. Deve sfogare tutta quell'energia, in un modo o nell'altro.

    Mazzarri si impunta, quando le trame della vita stanno per scorrere. Patron Spinelli si è praticamente accordato per cedere Chiellini allo Spezia. Ma il suo allenatore ha idea che spostandolo nello scacchiere potrà essere imprescindibile. Intoccabile.

  • L'ANNO DOMINI

    Nel 2003/2004 il Livorno, alla sua seconda stagione di Serie B, ha Chiellini come centrale titolare. Se Protti e Lucarelli mettono a ferro, fuoco, falce e martello la categoria, Giorgio non fa passare niente. Al suo fianco, nella lunghissima stagione da 46 partite e 24 squadre partecipanti, c'è Fanucci. E poi Cannarsa, Balleri.

    Si lancia su ogni pallone e ogni avversario. Fa valere il fisico, risultando invadente. Fa fuori lo spazio personale dei suoi contendenti, rude ma corretto. Primordiale, nel suo buttarsi.

    A terra, e sempre più anche in aria, riuscendo a trovare i primi goal per la squadra della sua città. Saranno 4 le reti in 41 presenze, che lo renderanno uno dei migliori difensori goleador di quel torneo: solo Loria, De Rosa, Biava e Pecorari, tutti over 25, chiuderanno il torneo co un bottino maggiore.

    Lui, 19enne, sarà uno degli Under 21 a mettersi maggiormente in mostra. Ognuno dei maggiori giovani marcatori di quel campionato avranno la possibilità di giocare con la propria Nazionale, vincere trofei, prima di sfruttare le proprie capacità al 100% o in misura minore. Makinwa, Pazzini, Jimenez e Papa Waigo. Solo loro segneranno più reti di Chiellini, tra i talentini.

    Nove nomi, nove storie. Quella di Chiellini sarà la più illuminante. Campione Under 21. Fiorentina, Juventus, Wembley. Re. Che è stato vassallo, garzone, apprendista.

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