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Francesco Calzona Khvicha Kvaratskhelia NapoliGetty/GOAL

Calzona su Kvaratskhelia: "Disponibilità unica, con lui all'inizio ho sbagliato"

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Dopo aver svelato l'emozione del ritorno ed i retroscena che hanno caratterizzato la chiamata di De Laurentiis, 'Cronache di Spogliatoio' rende noti ulteriori anticipazioni dell'intervista in uscita lunedì a Francesco Calzona.

Il tecnico del Napoli entra nei meandri dell'impatto avuto sugli azzurri ed in particolare su Khvicha Kvaratskhelia, sostituito due volte di fila dall'approdo in panchina del ct della Slovacchia.

Kvara, Sarri, Nazionale, filosofia di gioco: Calzona spazia da un tema all'altro, restando però focalizzato su rincorsa Champions e Barcellona.

  • L'IMPATTO SUL NAPOLI

    "Ho trovato una squadra che ha subito tutto quello che è successo in questi mesi, a livello mentale non era l’ideale. Ho chiesto ai ragazzi di resettare tutto perché abbiamo un Maradona sempre pieno e quest’anno siamo in debito con i tifosi, per cui dobbiamo fare un grande finale di stagione".

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  • "CON KVARA IN PARTE HO SBAGLIATO"

    "Parlando con Francesco Sinatti mi aveva fatto il quadro del ragazzo, uno di una disponibilità unica. Io l'ho trovato un ragazzo leggermente introverso ma neanche tanto, perché dopo 3 giorni rideva e scherzava con tutti. Se non fa la prestazione è il primo a fare autocritica e questa cosa mi piace molto".

    "È cresciuto sotto l’aspetto tattico. All’inizio ho sbagliato io in parte con lui, perché gli chiedevo qualcosa a cui non era abituato in modo troppo veloce. Gli chiedevo di difendere diversamente, di posizione, di preventiva e non in rincorsa, per risparmiare energia. Solo che sono concetti diversi, si è talmente focalizzato sulle mie richieste che ha in parte perso quelle che sono le sue qualità principali".

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  • "POSSESSO PALLA ELEMENTO CHIAVE"

    "Reputo il possesso palla un elemento chiave perché avere la palla vuol dire che ci sono meno possibilità di prendere goal. Ma non mi piace il possesso palla sterile. Chiedo ai miei calciatori di verticalizzare appena possibile, gli ho detto che se sbagliano è colpa mia e non devono preoccuparsi. Ho provato a passare velocemente questo concetto perché abbiamo queste qualità, in qualsiasi allenamento proviamo a giocare a due tocchi".

  • L'IMPORTANZA DI SINATTI

    "L'ho riportato nello staff come preparatore atletico. Uno dei migliori in circolazione, ha battezzato mia figlia. Ama talmente tanto questa piazza che per lui stare lontano 3-4 mesi era già troppo. Ha un ottimo rapporto con i calciatori e hanno apprezzato professionalmente e umanamente il ritorno della sua figura, di un’utilità unica".

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  • CAPITOLO SLOVACCHIA

    "Nella pausa per le Nazionali non andranno via soltanto i calciatori, ma anche io. Per fortuna avevamo tutto abbastanza pronto, abbiamo 4-5 dubbi e ci stiamo concentrando su questo per le scelte verso l’Europeo. Le avversarie di marzo per fortuna le avevamo preparate da tempo".

    "Lobotka e Skriniar, che parlavano italiano, mi hanno aiutato tantissimo. Non tanto per la lingua, ma per il comportamento, si sono messi subito a disposizione e hanno dato l’esempio. E la Slovacchia è composta da ragazzi di grande spessore umano".

    "Con Hamsik ho un rapporto splendido nel silenzio. Abbiamo un rapporto di stima reciproca perché Marek è un introverso, comunica tanto con i gesti e con la postura, io quei tipi di giocatori li adoro. Lui è stato un leader nel silenzio. La Slovacchia veniva da un rapporto difficile, lui ha ottimi rapporti col presidente della Federazione, ricordo che ero a un distributore di benzina e ho ricevuto la sua chiamata, gli ho detto 'ok fammici pensare e ti richiamo stasera'. Finito di fare il pieno sono tornato in machina, l’ho richiamato e gli ho detto 'ok, fissami l’appuntamento'".

  • IL RAPPORTO CON SARRI

    "Sarri l’ho conosciuto tramite un amico in comune, lui faceva il promotore finanziario, avevo due spiccioli da parte e li ho dati a lui per la gestione, ma finivamo sempre a parlare di calcio e non di interessi. Io ero negli ultimi anni in cui giocavo calcio. Al Tegoleto avevano licenziato l’allenatore (era il 1999) e mi hanno chiesto di fare il player manager per 3 giornate. Io però volevo solo giocare e ho suggerito Sarri come allenatore, è stato contattato, abbiamo fatto un'ottima stagione e poi da lì è nato tutto".

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  • "A BARCELLONA PER GIOCARCELA"

    "Andare avanti in Champions è importante per mille motivi, chi fa il mio mestiere sogna di esserci, noi andiamo lì a giocarcela a viso aperto perché è nella nostra e nella mia mentalità. Dobbiamo far di tutto per raggiungere l’obiettivo e dobbiamo uscire dal campo consci di aver dato tutto".

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