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Gianluigi-Buffon(C)GettyImages

Buffon e il ricordo di Calciopoli: “Ho le medaglie e so cosa è successo in campo e chi era più forte”

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Gianluigi Buffon è da molti considerato il più forte portiere dell’intera storia del calcio mondiale.

Un autentico fuoriclasse che ha avuto una carriera straordinaria e che ha legato in maniera indissolubile il suo nome a quello della Juventus, squadra della quale è stato trascinatore e bandiera per diciannove stagioni complessive.


  • “LA PARTE PIU’ NUMEROSA D’ITALIA”

    “Essere alla Juve vuol dire far parte e rappresentare la parte più numerosa del popolo italiano o dei calciofili. Secondo me vuol dunque dire avere delle responsabilità superiori alla media. Le prime persone alle quali devi rendere conto sono i datori di lavoro che fanno investimenti, ma subito dopo ci sono i tifosi e la gente. Tantissime delle mie scelte sono state viziate dal mio trasporto nel rappresentare non solo una squadra, ma una tifoseria ed un popolo. Essere Juve vuol dire rappresentare anche una delle famiglie che hanno condizionato anche l’industria italiano e quindi avere un certo tipo di comportamento. Sono cose molto sofisticate e se qualcuno te le spiega è importante”.

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  • “POCHI COME LIPPI”

    “A spiegarmi per primo cosa vuol dire essere Juve fu Marcello Lippi. Mi disse che sarei stato massacrato al primo errore, ma che faceva inevitabilmente parte del percorso. Che mi avrebbero esaltato e poi massacrato ed è quello che è successo. Diventa poi la credibilità e la solennità della persona con cui parli e da quel punto di vista come Lippi ce ne erano non dico zero, ma veramente pochi”.

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  • “IN SERIE B PERCHE’ ERA LA COSA GIUSTA”

    “La Serie B è stata speciale e bella ed è uno dei motivi che mi ha fatto fare una scelta non impopolare, ma che ha condizionato la mia carriera. Avevo 28 anni ed ero nel momento migliore per un professionista, ma l’ho fatto senza pensarci perché sentivo che era la cosa giusta, che guardandomi allo specchio mi sarei sentito orgoglioso di me e la cosa mi faceva stare bene. Avevo capito che la gente e la Juve avevano bisogno di me ed è stato un piacere, un’occasione quasi da cogliere. Dissi che mi potevano togliere il 15% dello stipendio poiché c’erano problemi economici. Doveva essere sgombrato il campo da equivoci, dovevo far capire che ci credevo e che non andavo in B per il contratto. Dovevo farlo per la gente e con i fatti ho dimostrato che da parte mia c’era riconoscenza”.

  • “CALCIOPOLI? SO CHI HA MERITATO DI VINCERE IN CAMPO”

    “Calciopoli? Io mi sono sempre concentrato sul ciò che aveva detto il campo fino a quel punto ed io quei campionati li ho vissuti come protagonista con i miei compagni come la squadra da battere tecnicamente e moralmente. Ho ancora quelle medaglie e ci sorrido sopra. Io so quello che è successo realmente in campo e chi ha meritato ed è stato più bravo di altri nel vincere quelle competizioni”.

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  • "UMILIATO NEL 2006"

    “Nel 2006 ci sono state situazioni che per me sono state un’umiliazione, l’essere chiamato in causa per calcioscommesse o partite combinate. Si può dire tutto di me, ogni tanto faccio cose non ordinarie, ma so certe cose non mi devono toccare. Sono cose che mi hanno fatto male, mi sono sentito umiliato e strumentalizzato da una giustizia che non voleva fare giustizia ma infangare”.

  • "GIOCO E MOTTA I LEADER DELLA JUVE"

    “Questa Juve ha il bisogno di accentrare la leadership verso il gioco e l’allenatore. I giocatori sono di ottimo livello ed essere alla Juventus vuol dire non essere solo meri esecutori di qualcosa, ma avere la personalità per fare certe scelte. Se manca la personalità? Normale, visto che la squadra è rinnovata. L’allenatore è quello che ha dimostrato di avere più leadership”.

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