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Ausilio e il divorzio Inter-Lukaku: "Sono mancati educazione e rispetto"

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L'Inter è reduce dall'ottava vittoria in dieci gare di campionato, ottenuta contro un avversario che definire speciale è poco: la Roma di Romelu Lukaku, bersaglio privilegiato dei tifosi di casa in quel del 'Meazza'.

Il belga è stato sonoramente fischiato dopo l'incredibile epilogo della trattativa che non sancì il ritorno in nerazzurro dal Chelsea: un dietrofront mal digerito da tifo e dirigenza.

Il d.s. Piero Ausilio ha parlato ai microfoni di 'Radio Serie A' proprio della natura quasi kafkiana di quei giorni, senza dimenticare altri temi come Lautaro e Thuram, i componenti della nuova coppia che fa sognare i tifosi.

  • LUKAKU

    "Preferisco non parlare di un giocatore attualmente in un'altra società, non l'ho mai fatto in questi mesi. Dico che mi piace pensare al presente e al futuro, Lukaku fa parte del passato: con lui abbiamo vinto uno Scudetto, perso due finali e ci ha portato una plusvalenza importante.

    Cosa è successo? Preferisco non parlarne. Dico solo che devono esserci educazione e rispetto: le cose, come evidente, andavano avanti, ma ad un certo punto queste condizioni sono venute a mancare. Ci sono affari che non si concludono, ma se c'è il rispetto non è mai un problema. Quando invece ci si nasconde o si inviano risposte tramite altre persone, allora si pensa a cambiare pagina. Per me è un capitolo chiuso dall'8 luglio, non c'è rammarico. La famosa telefonata a Lukaku? Fu qualcosa di deciso, nulla di particolare. Dissi a Romelu ciò che pensavo, dopo un po' di tempo che non riuscivo a contattarlo".

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  • LA TRATTATIVA PER L'ACQUISTO DI LAUTARO

    "Quella di Lautaro è particolare come storia: era già dell'Atletico Madrid, furono quattro giorni pazzeschi di trattative. Esisteva una clausola che per fortuna Lautaro non voleva esercitare: a quel punto giocammo su tante cose, come l'aiuto di Zanetti coi procuratori o quello di Milito, che all'epoca era il direttore sportivo del Racing. Poco prima della chiusura, Lautaro fece una tripletta contro l'Huracan e ci costò qualcosa in più, ma lo portammo a casa".

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  • Marcus Thuram Inter RomaGetty

    THURAM

    "Al Borussia Monchengladbach giocava esterno alto, non era una prima punta e non sapeva nemmeno lui di esserlo. Prendemmo a zero Dzeko, ma mancava il secondo attaccante di mercato oltre a Lautaro. Perciò Thuram era il prescelto".

    "Iniziammo a parlare col papà e con lui, la negoziazione stava andando avanti spedita anche grazie alla mediazione di Raiola, uno dei migliori agenti con cui ho avuto la fortuna di lavorare, ma il ragazzo, a giochi quasi fatti, si infortunò al ginocchio. Cambiammo obiettivo, ma i rapporti e i contatti con suo papà Lilian restarono. Proprio lui qualche giorno fa mi disse: “tu sei stato il primo a dirmi che mio figlio poteva fare la punta”. Quest'estate non ha dimenticato il fatto che eravamo andati noi per primi su Marcus e che il nostro era un progetto mirato su di lui. Ci siamo presi il vantaggio sulla tanta concorrenza".

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  • SOMMER, HANDANOVIC E ONANA

    "Avevamo bisogno di certezze perché la rosa era rimasta priva non solo di Onana, ma anche di Handanovic. Per Samir avevamo già deciso di cambiare indipendentemente da Onana, ma resterà a lavorare con noi perché il rapporto tra noi è bellissimo. C'è già un progetto pronto per i prossimi due anni. Sommer è un portiere pronto, avevam bisogno di un profilo certo, è arrivato e parlava già italiano. Ha dimostrato di possedere le qualità per incidere immediatamente. Si poteva puntare su giovani da far rendere in futuro, ma l'idea era un'altra. Abbiamo trovato un gran professionista"

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  • MAROTTA

    "La nostra è una bella coppia che funziona perché c'è grande rispetto. Esiste una chimica che nasce in modo spontanea. Lui ha esperienza e conosce bene il calcio, in più delega e dà fiducia alle persone con le quali lavora. Una grande qualità e una grande fortuna. Anch'io provo a fare lo stesso. Marotta, in cinque-sei anni insieme, penso sia intervenuto per un no su un calciatore al massimo un paio di volte, solo perché si trattava di aspetti caratteriali di cui non ero a conoscenza".

    "E' la persona migliore con cui si possa lavorare perché ti lascia fare, fino al massimo a un confronto sugli aspetti economici. Rispetta al massimo la figura e il lavoro del direttore sportivo. Io non ho tempo e voglia di occuparmi dei rapporti, delle istituzioni e della comunicazione perciò ho bisogno di un amministratore delegato. La mia concentrazione è sulla squadra, sull'allenatore, sullo scouting, sul settore giovanile, sulla visione del calciatore, sugli agenti e sul portare avanti tutto ciò che è il mio campo".

  • INZAGHI

    "Semplice, umile, geniale e... pigro. Una delle persone più simpatiche che abbia conosciuto nel calcio. Ha delle sue routine che non sposti neanche con le cannonate. E' molto diverso da Mancini, Pioli, Spalletti e Conte".

    "Ha talento, altrimenti non arrivi così giovane ad allenare una grandissima squadra come l'Inter. Ha gusto per il buon calcio, giocato con qualità. Fa star bene tutti e i risultati si vedono. Non è mai stato vicino all'esonero e sono stra-sincero, perché non è nella cultura di Zhang e Marotta. Ci sono state motivazioni, momenti di sprone e di pressione. A volte servono. Nei due mesi della scorsa stagione son stati fatti due mesi pazzeschi".

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  • Cesc Fabregas Spain 2016Getty

    FABREGAS

    "In Italia, il miglior talent scout degli ultimi anni è stato Pierluigi Casiraghi: si accorse di Fabregas quando aveva 16 anni, per prenderlo si fece di tutto ma non ci fu la possibilità, perché dal Barcellona si trasferì all'Arsenal".

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