Antonio Torrisi: Allora, allora. Perché qui le premesse devono essere chiare: Francesco Pio Esposito è un talento non dell'Inter, ma del calcio italiano. Va protetto, a volte pure "coccolato" (?), in ogni caso su di lui bisogna puntare. E fin qui, ci siamo. Fin qui, però. Oltre... si esagera. E allora riepiloghiamo: quanti, interisti e non, lo volevano vedere in campo al Mondiale per Club? Tanti. Ha giocato benino, non sempre eccellendo, ha pure segnato. Ok. Quanti lo volevano vedere in campo in Serie A? Tanti anche qui. Ha giocato benino, non sempre eccellendo pure in questo caso, senza segnare. Poi è venuto il turno della Champions League: quanti volevano vederlo in campo contro l'Ajax? Tutti: ha giocato una partita onesta, positiva perché all'esordio non è mai facile, applausi, baci e belle parole. È forte? Potenzialmente sì: ma se l'avesse fatta Marko Arnautovic una serie di prestazioni del genere, cosa si sarebbe detto?
Chiaramente, lo preciso, è una provocazione: tra Pio Esposito e Arnautovic c'è un gap anche solo anagrafico abissale. Ma quindi, e qui mi rivolgo a chi legge, quale deve essere la regola per giudicare la prestazione di un giocatore? L'impatto sul gioco rapportato all'età e all'esperienza? O la sostanza? Facendo un esempio specifico, se alla seconda in Champions fa la stessa prova vista ad Amsterdam, cioè senza goal, ma con qualche spunto interessante, questa verrà giudicata sempre positivamente com'è stato, con applausi, baci e belle parole, o verrà catalogata come una prestazione sufficiente e nulla più?
E allora eccoci. L'hype è un conto: il fatto che la mancanza di talenti "puri" tra i giocatori italiani in avanti negli ultimi 15 anni abbia reso un attaccante come lui, potenzialmente forte, uno dei pochi fari di speranza e di salvezza non deve farci perdere di vista la concretezza del ruolo di Pio Esposito. Un attaccante deve segnare. A 20 anni quelli "forti forti" segnano pure in Premier League o Bundesliga. Magari gli basterà sbloccarsi e ce lo auguriamo, ma il rischio di travolgerlo di aspettative coccolandolo un po' troppo è alto. Ci siamo già passati con un altro Esposito, suo fratello Sebastiano, che non ce ne voglia, ma potenzialmente non aveva il talento di Francesco Pio. Sarebbe un peccato ritrovarci tra qualche anno a ricordare anche l'attuale attaccante dell'Inter come un "What if" su cui ci eravamo sbagliati.