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Approcci sbagliati, mentalità, la solita stanchezza, nervosismo: cosa non ha funzionato nell'Inter al Mondiale per Club

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Poco dopo la fine della partita persa contro il Fluminense, un opinionista brasiliano si è chiesto: "Ma com'è possibile che questa Inter sia arrivata in finale di Champions League?". Eppure sì, era proprio questa Inter. Anche se in realtà, al contempo, non lo era.

Il ko di Charlotte ha chiuso in maniera mesta una stagione che fino a un mese e mezzo fa era promettente, potenzialmente entusiasmante, ma che è finita con un pugno di mosche in mano. Niente campionato, niente Champions. Prima ancora, niente Coppa Italia e niente Supercoppa Italiana. E ora, niente Mondiale per Club. Dal triplete, o quadriplete, al nulla assoluto: bruciante.


Parecchio è andato male, nella squadra appena presa in mano da Cristian Chivu, nella competizione chiusasi già agli ottavi di finale. La sconfitta contro il Fluminense non ha fatto che confermare quel che ormai si era capito da tempo, ben prima dell'inizio del Mondiale, già da quando ogni certezza aveva cominciato a scricchiolare.

L'uscita anticipata dal torneo statunitense ha solo posto i puntini sulle i, sottolineando la delicatezza della riorganizzazione tecnica divenuta necessaria dopo l'addio di Simone Inzaghi e l'arrivo di Chivu. Però fa male lo stesso.

  • cano goal inter fluminense 2026

    APPROCCI DEFICITARI

    Contro il Flu, l'Inter è andata sotto nel punteggio dopo pochissimi minuti. Anche se molto è dipeso dagli svarioni individuali dei difensori: De Vrij molle nel contrasto, Darmian dormiente, Sommer piantato in porta. L'argentino Cano ha ringraziato e ha segnato di testa da un passo.

    Il problema è che si tratta quasi di un refrain, almeno nel Mondiale per Club: l'Inter è andata in svantaggio nel primo tempo per la terza volta in quattro partite. Era già accaduto contro il Monterrey e poi contro gli Urawa, solo che allora la squadra di Chivu era riuscita in qualche modo a raddrizzare le cose. Segno di un approccio molle alle partite, di una tremenda fatica nell'entrare mentalmente, fisicamente, tecnicamente e tatticamente nei match.

    Per la cronaca: l'Inter era andata sotto quasi subito anche contro il PSG. Ma quella è probabilmente un'altra storia: quella notte la squadra di Luis Enrique, in totale stato di grazia, avrebbe probabilmente dominato contro qualunque avversario.

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  • LA SOLITA STANCHEZZA

    L'Inter è apparsa ancora una volta sulle gambe dal punto di vista fisico. E in questo senso la questione del terreno di gioco secco e del caldo deve rappresentare un alibi solo parziale: gli stessi problemi li aveva il Fluminense.

    La verità è che i nerazzurri hanno la lingua penzoloni da mesi. Errori tecnici e disattenzioni ne sono la conseguenza. Così hanno gettato al vento un campionato che a un certo punto pareva già vinto, così sono scesi in campo a Monaco di Baviera contro il PSG, così si sono avvicinati al Mondiale per Club.

    Il tema della stanchezza al termine di una stagione francamente logorante e senza pause è stato affrontato più e più volte nel corso delle ultime settimane. Inzaghi ha provato a metterci una toppa con l'arma del turnover, ma alla fine è servito a poco.

    I crolli fisici dell'Inter dopo l'intervallo sono divenuti quasi una costante nell'ultima parte dell'annata. Anche contro il Barcellona, a ben vedere, nella partita più epica di tutte. Contro il Fluminense è accaduto il contrario: Lautaro e compagni hanno aumentato i giri nella seconda parte della gara dopo una prima parte estremamente deludente. Ma non è servito a nulla.

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  • FBL-WC-CLUB-2025-MATCH53-INTER MILAN-FLUMINENSEAFP

    NUOVO CICLO IN CORSA

    L'arrivo di Chivu al posto di Inzaghi, poi, non ha favorito una corretta preparazione del Mondiale. Perché un conto è provare a mettere in pratica le idee e la filosofia di un nuovo allenatore in amichevole, ma se lo fai in partite ufficiali è tutto un altro paio di maniche.

    Chivu ha portato i propri concetti, ha mischiato le carte, ha cambiato qualcosa rispetto a Inzaghi. Ha puntato anche sul doppio trequartista. Senza minimizzare la questione dello choc del cambio in panchina, perché di questo si tratta quando l'allenatore che ti ha guidato negli ultimi quattro anni se ne va.

    Dopo la partita, il tecnico romeno ha provato a fare buon viso a cattivo gioco da questo punto di vista: "Prendiamoci le cose buone. Prendiamoci quello che di positivo c'è stato, il fatto che un nuovo allenatore col suo staff in tre settimane abbia avuto modo di conoscere il gruppo, di vedere pregi e difetti. Non è mai semplice arrivare quando c'è una simile delusione per quello che è accaduto (tra campionato e Champions, ndr)".

    L'aspetto positivo, se se ne vuole trovare uno, è proprio questo: l'Inter ha se non altro utilizzato il Mondiale come laboratorio, come modo per fare una prima conoscenza con Chivu. Una sorta di precampionato prima del precampionato.

  • NERVOSISMO

    Il caso relativo al futuro di Hakan Calhanoglu, diviso tra Inter e Galatasaray, ha contribuito a creare un sentimento di malessere all'interno del gruppo. Ben rappresentato dalle parole di un irritatissimo Lautaro Martinez dopo il 90'.

    "Io non voglio perdere - ha detto l'argentino a DAZN - Ora voglio dire una cosa: qua bisogna voler restare. Capito? Perché qua si lotta per obiettivi. Il messaggio è chiaro: chi vuole restare resti, chi vuole andare via vada via. Noi qua facciamo di tutto e ho visto tante cose che non mi sono piaciute. Io sono il capitano e voglio continuare a restare in alto. Il messaggio è chiaro. Chi non vuole restare arrivederci".

    Il presidente Beppe Marotta ha rivelato come l'attacco di Lautaro fosse diretto proprio a Calhanoglu, Chivu invece ha provato a gettare acqua sul fuoco, parlando di "competitività" del capitano. Ma la crepa si è creata e ora è ben visibile.

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  • BIG DA RICOSTRUIRE

    Dal punto di vista squisitamente tecnico, hanno deluso in tanti. Non Lautaro, il migliore della spedizione: l'argentino è andato a segno due volte, contro Monterrey e Urawa Red Diamonds, chiudendo come capocannoniere della squadra, e col Fluminense è stato l'ultimo a mollare (palo e non solo).

    Hanno deluso tanti altri, invece. A partire da Marcus Thuram, completamente fuori condizione dopo l'infortunio, l'ombra di se stesso. In generale, i big hanno tradito. Per le scorie di un finale di stagione difficilmente digeribile, per la stanchezza di cui tanto si è parlato e riparlato. Meglio voltare pagina, e in fretta.

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