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Alex SongGetty/GOAL

Alex Song alla ricerca dei milioni: dalla panchina di Barcellona a Gibuti

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Nella visione più bassa e meno aperta del calcio, il pallone che rotola è spesso giudicato come un mondo machista senza cultura alcuna da parte dei tifosi. Rozzo, dedito a tutt'altro rispetto alla cultura. Eppure, escludendo i banali insegnamenti sui sogni che possono avverarsi e su quanto sia importante crederci (dicevano Impossible is Nothing, esiste ancora?) il calcio offre anche lezioni di geografia sull'altare della curiosità. Quante volte avete scoperto sperdute città europee? Quante volte una nazione asiatica è apparsa all'improvviso portandovi a domandare di più.

I tornei continentali ed internazionali servono anche a questo, non solo a vedere banalmente ventidue uomini intenti a difendere ed attaccare un pallone indifeso da una parte all'altra del campo. Ci si rende conto in questo modo che il Bhutan si trova in Asia e che Saint Kitts and Nevis si trova ai Caribi, nel centro-america. Quando si viene a conoscenza della decisione di Alex Song, ex centrocampista di Arsenal e Barcellona, si mette mano alla ricerca per saperne di più.

Alex Song è un nome che i tifosi dei Gunners - meno quelli blaugrana - ricordano bene. Ora gioca in Africa e precisamente a Gibuti, capitale dell'omonimostato del Corno d'Africa. Visto? Si impara sempre qualcosa di nuovo. Come la vita del ragazzo che ha vinto il suo primo campionato nazionale solamente nel continente in cui è nato.

  • Risuona il cognome Song

    Non ha mai voluto nient'altro che il calcio, Alex. Anche perchè il ritmo che risuonava in famiglia era solamente quello della folla che parlava. Indicava che lì c'era il nipote di Rigobert, Song. Ovvero il capitano del Camerun ed ex difensore, tra le altre, della Salernitana. Lo zio ha fatto strada, evitando miseria e difficoltà. Lui, il piccolo di casa, si trasferisce in Francia dopo essere nato a Douala, in Camerun. In Europa avrà maggiori possibilità di trovare spazio, grazie a contatti e geni fisici ottimali.

    Lo zio Rigobert consiglia il giovane Alex nel mestiere del calciatore, nelle possibilità che può dare. Per lui è come un secondo padre, visto che il papà è morto tempo prima, quando gli anni sono solamente tre. In patria lo chiamano Petit, a rimarcare come sia il piccolo di casa Song, davanti al parente più noto. In Francia è visto a metà tra quello che può stupire, grazie allo stesso, ma anche d'altra parte il ragazzo riuscito a trovare un posto al Bastia solamente per meriti altrui. Non è così.

    Song ci sa fare. Non ha un fisico da granatiere, ma ha duttilità e tecnica che permettono agli allenatori di utilizzarlo sia come difensore, sia come centrocampista.

    Insomma, è il giocatore a cui puntano tutti gli allenatori, siano alle prime armi, rappresentanti di squadre minori, o manager delle più grandi compagini d'Europa. Wenger, ad esempio. Il vecchio Arsene, lupo furbo, lo strappa al Bastia 18enne per portarlo all'Arsenal nella maniera più rapida possibile.

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  • Crescere per diventare milionario

    I Gunners sono i massimi rappresentanti del calcio inglese insieme a Manchester United e Liverpool e dopo essere stati letteralmente invincibili in Premier, stanno lavorando alla conquista dell'Europa. Non è mai stata buona con loro, ma la presenza di un undici collaudato e ispiratore, ha convinto tutti. Compresi dei giocatori molto spesso fermati sul più bello dalle convinzioni, dall'esperienza sempre un passo indietro a tanti colleghi.

    Eppure parliamo di Pires, Henry, Bergkamp e soci. Ecco, forse l'esperienza c'è, ma manca la furbizia continentale. Forse manca un po' di inconscienza giovanile: quella che Song vuole portare. La stessa che catapultato in un mondo fatato e ricchissimo, cambierà il suo modo di vedere le cose. Apparire, apparire, apparire. Un decennio prima dell'era social.

    Alex Song Arsenal 2012Getty/GOAL

    "Ho firmato il mio primo contratto da professionista ed ero così eccitato. Sono venuto ad allenarmi e ho visto Henry arrivare con la sua macchina, un vero gioiello. Allora ho pensato di aver bisogno della stessa macchina a qualunque costo"ha raccontato Song in una diretta Instagram nel 2020. "Dato che ero un calciatore potevo semplicemente andare in concessionaria, firmare dei documenti e farmi dare la macchina, è così che sono finito con la stessa macchina di Henry. Dopo due mesi ho capito che i miei soldi sarebbero finiti in benzina e ho chiesto darmi una Toyota".

    Cresciuto con il mito di Rigobert, di come lo vedessero gli altri membri della numerosissima famiglia Song e il resto del Camerun, Alex vuole essere come lo zio. Ma anche come Titì. Vede negli occhi delle altre persone, nei loro movimenti e discorsi l'invidia, la consapevolezza di avercela fatta. Non perde di vista il calcio, anzi. Lavora sodo per poter guadagnare sempre più e così permettersi nuovi gioiellini automobilistici, così da non dover rinunciare nuovamente a possibilità milionarie.

    Londra è la sua casa per otto anni, in cui dimostra di essere un buon-assist man, ma anche un notevole recuperatore di palloni. L'Arsenal gioca persino la finale di Champions League - l'unica - nell'annata del suo arrivo in città. Anno dopo anno conquista sempre più importanza, che fa rima con titolarità e occhi interessati alle sue prestazioni. Non solo quelli al suo essere:

    "Ho trascorso otto anni all'Arsenal , ma è stato solo negli ultimi quattro anni che posso dire di aver iniziato a guadagnarmi da vivere, perché il mio stipendio è aumentato considerevolmente. Ho sprecato un sacco di soldi, andavo a cene, viaggi e vacanze costose, in quegli otto anni non riuscivo nemmeno a tenere 100.000 sterline sul mio conto in banca. Pensavo di essere un milionario ma non era la realtà, guadagnavo 15.000 sterline a settimana".

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  • Scaldare la panchina? Soldi, tanti soldi

    Nel 2012 le sue prestazioni sono ormai arrivate al picco, tanto che alla porta dell'Emirates Stadium si presenta il Barcellona. Il team catalano è la squadra che si sta facendo maggiormente strada in Europa grazie a Messi, Iniesta e Xavi. Le gerarchie sono definite sia a centrocampo che in difesa, i campioni sono intoccabili. Qualche riserva di spessore, però, è sempre ben accetta. Per questo si punta su Alex Song, pagato 19 milioni. Si mormora, ci si chiede se ne valga la pena, ma davanti ad un club capace di conquistare tre Champions League nel corso degli anni e innumerevoli altri trofei, il brusio diventa rapidamente silenzio.

    " Il Barcellona era interessato a ingaggiarmi, il direttore sportivo mi ha parlato della possibilità dicendomi che non avrei comunque giocato molto. Gli ho detto che non mi importava, sapevo che ora sarei diventato davvero un milionario. Non me ne fregava un cazzo di scaldare la panchina al Camp Nou. Coinvolsi anche la mia famiglia, pensai che così facendo loro potessero avere una vita più serena, anche dopo la fine della mia carriera".

    Song accetta così il Barcellona, riempiendo il portafoglio e il conto in banca, finalmente riuscendo ad accumulare uno stipendio d'elite, permettendosi comunque la solita bella vita. Scalda la panchina, del resto, ma neanche tanto: riesce a giocare 65 partite, vincendo la Liga e la Supercoppa di Spagna. Insomma, niente male.

    Alex Song Barcelona 2013Getty Images

    La sua carriera di possibile prima fascia, però, si interrompe con la scelta blaugrana. Scelti i milioni, non verrà più scelto da squadre al top. Si fa sempre un gran parlare di chi parla di progetto e di vecchio sogno davanti ad un ingaggio milionario in campionati minori. Nessuna verità, solo falsità: si dice. Song ha sempre ammesso di essersi trasferito per i milioni, alla spasmodica ricerca di uno stipendio che gli permettesse di essere ricco. Veramente ricco.

    Lo stipendio continuerà ad essere ragguardevole, ma mai più come quello al Camp Nou. Si farà avanti il West Ham, dunque il Rubin Kazan e infine gli svizzeri del Sion.

  • Il genero di Gibuti e l'energia rinnovabile

    In terra elvetica Song gioca fino al marzo 2020, quando il coronavirus sconvolge il mondo e abbatte temporaneamente anche il mondo del calcio. Alex si ritrova senza squadra. Ok i milioni risparmiati, ma la sua vita è comunque quella di un calciatore che ha ancora desiderio di giocare. Si arriva così all'inizio della storia, a Gibuti. Siamo nel Corno d'Africa, ad est del continente. Oltre il mare c'è lo Yemen, più in là l'Arabia Saudita. E' una destinazione insolita per un calciatore che non è certo Modric, ma neanche l'ultimo arrivato.

    Nel 2020 stupisce tutti, accettando la proposta del Solar 7, la squadra che aspira a diventare il PSG d'Africa. E' stato convinto dal suo presidente Tommy Tayoro Nickoss, imprenditore che ha fatto fortuna con le energie rinnovabili e con la sua società, la Solar. Nickoss non è solo un sognatore con un grande capitale, ma anche il genero del presidente del Gibuti. Ha diversificato i suoi investimenti, dal settore dell'aviazione in Costa d'Avorio al futuro dell'energia.

    Un po' come fatto dallo stesso Song, che imparata la lezione sullo spendi e spandi ha diversi investimenti in Camerun, tra cui una società di costruzioni nella sua città natale di Douala , un'azienda di moda chiamata Systeme Tchakap e pensieri sulle scuole di Yaounde.

    L'addio al Sion arriva alle orecchie di Nickoss, che disegna un quadro in cui Song può ancora guadagnare bene, insegnare calcio ai giovani, e provare a far crescere il movimento di un paese calcisticamente arretrato come Gibuti. Facile no? Facile per il diretto interessato, che accetta immediatamente, vincendo due campionati di fila con l'inarrestabile Solar 7, di cui è capitano, stella all-time della sua storia e ambasciatore nel mondo. Imparato qualcosa? Dai, per forza.

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