
Di giocatori 'esotici' dalle doti incerte ne sono passati a bizzeffe in Serie A, spesso limitatisi al ruolo di comparse senza un filo logico tecnico: non è questo il caso di Yuto Nagatomo, arrivato in Italia tra mille scetticismi azzerati da una carriera più che onorevole e impreziosita dalla lunga militanza all' Inter, che lo ha reso un vero e proprio idolo nel suo Giappone. Un successo conquistato nonostante un fisico minuto e poco coincidente con i classici canoni moderni del 'giocatore tipo', simbolo della rivincita dei 'normal players' e dimostrazione vivente che nessun traguardo è precluso.
L'anno della svolta per Nagatomo è il 2011, quando si porta a casa la Coppa d'Asia: il suo commissario tecnico è Alberto Zaccheroni e forse è a lui che l'allora tecnico nerazzurro Leonardo si sarà rivolto per chiedere consigli su un terzino semi-sconosciuto o quasi. Sì, perché in quel momento è il Cesena il proprietario del cartellino, riscattato dall'FC Tokyo dopo i primi mesi positivi che gli valgono apprezzamenti da ogni latitudine.
L'Inter si convince a fare il grande passo, spinta anche dal traino pubblicitario e commerciale che un'operazione del genere solitamente regala: e in effetti, all'annuncio ufficiale di Nagatomo (scambiato con Santon), il sito ufficiale nerazzurro fa registrare il picco di contatti dal Sol Levante, letteralmente impazzito per l'approdo di uno dei suoi beniamini nel club da poco laureatosi campione del mondo.
Nagatomo diventa così il primo (e finora unico) giapponese della storia dell'Inter, aggiungendo un'altra bandiera alla lista di quelle rappresentate dai vari calciatori nerazzurri nel corso degli anni. In campo viene schierato nel ruolo di terzino sinistro, ma la sensazione che si sviluppa sugli spalti è che in realtà di mestiere faccia il maratoneta: i km percorsi ad ogni partita si fanno fatica a contare, tale è la freschezza atletica di questo 'piccolo Samurai' che in breve tempo entra nei cuori del popolo interista. Uno dei suoi segreti è rivelato direttamente nel suo blog a poche settimane dallo sbarco a Milano: gli umeboshi , delle prugne salate fatte macerare in salamoia.
"Sono ricche di acido citrico e aiutano a smaltire la stanchezza. Le prendo sempre prima di ogni partita".
Grazie anche agli umeboshi , Nagatomo dimostra fin da subito di poter stare in una squadra strapiena di campioni di primo livello, colmando il divario tecnico con un impegno ed uno spirito di sacrificio fuori dal comune che gli permettono di realizzare la prima rete in Italia il 6 marzo 2011: l'avversario dell'Inter è il Genoa (che in seguito diventerà la vittima preferita di Nagatomo), piegato con un roboante 5-2 in cui anche il giapponese mette la firma con un potente tiro sotto alla traversa.
L'esultanza con l'iconico inchino strappa più di qualche sorriso sulle gradinate ma, allo stesso tempo, racchiude centinaia di anni di storia di un Paese dall'enorme tasso culturale come il Giappone, segnato qualche settimana più tardi da un violento terremoto: per far sentire la propria vicinanza alla sua gente, Nagatomo espone la bandiera giapponese sulla panchina nerazzurra, con un 'You'll never walk alone' di speranza e affetto che la dice lunga sul legame strettissimo con la sua terra.
L'orgoglio nipponico per uno dei suoi esponenti di maggior rilievo raggiunge vette inaudite il 29 maggio 2011, data della finalissima di Coppa Italia tra Inter e Palermo: Nagatomo disputa da titolare la sfida conclusasi sul 3-1 per i meneghini e, al triplice fischio, può esultare e sollevare al cielo di Roma il trofeo che per quasi dieci anni (prima dello Scudetto conquistato lo scorso maggio) è rimasto l'ultimo in assoluto nel palmares interista.
E' proprio da quella Coppa Italia che inizia il periodo di 'vacche magre' dalle parti della Pinetina: un po' alla volta, la squadra dei sogni viene smantellata in nome della sostenibilità economica e del Financial Fair Play , ed è così che gente come Eto'o, Sneijder e Thiago Motta decide di fare la valigie per raccogliere stimoli vincenti altrove. Nagatomo finisce per diventare uno dei punti fermi dell'undici titolare, ritagliandosi anche diverse soddisfazioni sul piano realizzativo: la stagione 2013/14 è la migliore sotto questo aspetto, con 5 reti che lo rendono il difensore più prolifico (alla pari con Benatia) della Serie A.
Ma la gioia più grande non riguarda un goal segnato, bensì la fascia da capitano al braccio indossata nel derby col Milan del 22 dicembre 2013: a decidere l'incontro è un delizioso colpo di tacco di Palacio a pochi minuti dalla fine, utile a Nagatomo per rendere ancor più indimenticabile una serata coi fiocchi. Quel sorriso sempre stampato sul viso ora trova ragion d'essere, abbinato ad una ferrea cultura del lavoro come dichiarato in un'intervista rilasciata a 'Sky Sport'.
"Sono onorato di aver messo al braccio quella fascia e per questo devo ringraziare tutti, tifosi e compagni. Il lavoro è una cosa importante, mi piace lavorare".
Il 3-5-2 di Mazzarri esalta al massimo le sue caratteristiche di lucido corridore forsennato e non è affatto un caso se l'inizio del declino dell'avventura del classe 1986 all'Inter ha inizio proprio con l'esonero del tecnico toscano nel novembre 2014, quando è Roberto Mancini a sedersi per la seconda volta su una delle panchine più scottanti d'Italia.
GettyCon il ritorno a Milano del 'Mancio', Nagatomo vede ridursi inesorabilmente il suo impiego a San Siro, teatro inconsueto della proposta di matrimonio fatta alla fidanzata Airi Taira nel dicembre 2016. Questa 'performance' sul manto erboso del 'Meazza' è l'ultima degna di nota per Nagatomo, relegato a riserva e sempre più ai margini anche dopo l'approdo di Luciano Spalletti che non lo considera un titolare inamovibile.
Il giapponese trova comunque il tempo di fare un ultimo regalo ai tifosi la fredda sera del 13 dicembre 2017, realizzando il calcio di rigore decisivo che qualifica l'Inter ai quarti di finale di Coppa Italia contro il Pordenone dopo il clamoroso 0-0 maturato nei tempi regolamentari e supplementari.
Nagatomo, però, è già consapevole che la parentesi nerazzurra è ormai agli sgoccioli: la parola fine viene sancita il 31 gennaio 2018 con il trasferimento al Galatasaray, che già a marzo chiede all'Inter di trasformare il prestito in cessione definitiva. A Istanbul il giapponese si rilancia, portandosi a casa due campionati turchi, una Supercoppa e una coppa nazionale: è ora che il suo ascendente sul Paese d'origine torna a rafforzarsi con vigore, seppur 'nel frattempo' Nagatomo abbia comunque partecipato a tre Mondiali consecutivi e raggiunto e superato la soglia delle 100 presenze in nazionale.
Un traguardo riservato a pochi eletti, così come la presenza all'interno di un episodio speciale del celebre cartone animato 'Holly e Benji' nel 2019: Nagatomo appare in veste di esterno ed è proprio dai suoi piedi che parte il cross infilato in rete con una rovesciata congiunta da Oliver Hutton e Tom Becker, autori del 4-3 che regala al Giappone il successo sul Brasile. A Nagatomo viene addirittura riservato l'onore di doppiare se stesso, circostanza mai accaduta nella storia della serie che ha reso omaggio a grandi campioni (Roberto Baggio su tutti) nel corso degli anni.
Al termine del soggiorno turco è il Marsiglia ad accogliere Nagatomo, che dopo essere rimasto svincolato alla fine della stagione 2020/21 ha deciso di tornare in patria. Nel giorno del suo 35esimo compleanno, l'FC Tokyo ha annunciato il ritorno dell'ex calciatore dell'Inter dopo 11 anni dall'addio. Il club con cui Nagatomo ha esordito in J-League nel 2008 ha riportato a casa quel giapponese che ha saputo creare un filo diretto tra due mondi agli antipodi come Milano e l'Estremo Oriente.


