Quasi trent'anni dopo Wembley è finalmente il teatro dei sogni anche per loro. L'abbraccio tra Vialli e Mancini dopo il goal di Federico Chiesa, ripetuto poi per il raddoppio di Pessina, è il simbolo di una lunga amicizia ma anche il sollievo di aver scacciato i fantasmi che inseguono entrambi dal lontano 20 maggio 1992.
Allora Mancini e Vialli erano ancora i gemelli del goal, giocavano con la maglia blucerchiata sulle spalle e l'avversario era il Barcellona, che 'scippò' alla Sampdoria il sogno di sollevare al cielo la Coppa dei Campioni. Coppa che qualche anno dopo Vialli conquisterà con la Juventus, mentre per Mancini resterà il più grande rimpianto della sua carriera da calciatore.
Stavolta invece i due amici possono festeggiare insieme e continuare a inseguire un altro sogno, anche se per coronarlo e cancellare definitivamente quella notte di quasi trent'anni fa come ammesso da Mancini al termine della partita contro l'Austria bisognerà tornare a Wembley il prossimo 11 luglio. E possibilmente vincere.
Nell'abbraccio tra Vialli e Mancini però c'è anche molto di più. Ad esempio l'amicizia di due ragazzi diventati uomini insieme a Genova, prima che Gianluca decidesse di sposare la Vecchia Signora mentre il Mancio avrebbe chiuso la sua carriera alla Lazio.
Poi la nuova vita da allenatori: Vialli che parte forte sulla panchina del Chelsea e improvvisamente cambia strada, Mancini che inizia a vincere con l'Inter e continua al Manchester City. Ma i due non si perdono mai di vista, finché Mancini non diventa Ct dell'Italia e in azzurro ritrova l'amico Gianluca alle prese con la partita più importante della sua vita. Quella contro il cancro.
Vialli la affronta come sempre con coraggio. E la vince anche grazie al calore di chi gli sta vicino. Mancini, ovviamente, è in prima fila. Oggi come trent'anni fa, nella vita come in campo. Compagni, anzi di più, fratelli d'Italia nella notte di Wembley.
