La carriera di Alexandre Pato si è sviluppata all'insegna delle montagne russe, di alti e bassi che ne hanno condizionato il rendimento: i tempi dorati del Milan sono lontani per il brasiliano che oggi, a 32 anni, gioca in MLS con la maglia dell'Orlando City.
Tante vicissitudini riconosciute negli svariati problemi fisici che lo hanno afflitto fin dall'esperienza in rossonero, al punto da etichettarlo come calciatore 'finito' e propenso ad infortunarsi, dettaglio che gli ha precluso più di una possibilità nel corso degli anni.
In un intervento per 'The Players' Tribune', Pato ha rivelato alcuni dettagli del suo personale inferno: dalle incalcolabili cure ricevute ad una diagnosi che ha fatto luce sulla natura dei frequenti stop.
"Ho girato il mondo. Ho visto ogni medico che valeva la pena vedere — e anche qualcuno in più. Un medico ad Atlanta mi ha messo a testa in giù mentre mi faceva girare su me stesso. Diagnosi? I miei riflessi non erano allineati con i miei muscoli. Un dottore in Germania mi ha iniettato del liquido in tutta la schiena — il giorno dopo camminavo per l’aeroporto di Monaco ingobbito dal dolore. Un medico mi ha infilato 20 aghi ogni mattina e ogni sera. Potrei continuare all’infinito. Stavo vedendo il dottore numero 6,7,8, … ognuno di loro diceva una cosa differente.
Pensavo, Cavolo, che cosa ho? Ho pianto, pianto e pianto ancora. Avevo paura che non avrei potuto più giocare a calcio. Ecco perché sono andato al Corinthians a gennaio 2013. Sì, volevo andare ai Mondiali nel 2014, ma volevo anche lavorare con Bruno Mazzotti, il fisioterapista di Ronaldo. Una volta arrivato lì, mi rimossero un muscolo dal braccio per fare una biopsia. Io ero sdraiato nel letto mentre tremavo dal dolore. Dopo 20 giorni scoprirono che alcuni dei miei muscoli si erano accorciati a causa degli infortuni. Avevo più tessuto muscolare nella parte frontale della gamba rispetto a quella posteriore. Tutto il mio corpo era sbilanciato".
Con Ancelotti in panchina, il PSG fu ad un passo dall'acquisto di Pato: la permanenza a Milano fu dettata dall'influenza di Silvio Berlusconi.
"Avrei dovuto dire a tutti la verità. Ricordate la storia del PSG? Galliani era in Inghilterra per prendere Tevez e il PSG mi fece un’offerta incredibile. Io volevo andare — lì c’era Ancelotti — ma Silvio mi disse di rimanere. Ero infortunato, quindi i tifosi pensarono: 'Ooooh Pato non è voluto andare via! Con Tevez avremmo vinto!' Anche la stampa era impazzita. Io pensavo, Cosa? Io volevo andare! Ho saltato la Coppa del Mondo del 2010. La storia sul PSG venne fuori a gennaio 2012. Non stavo praticamente giocando. Mentalmente ero distrutto. Ero il grande flop, il ragazzo con un sacco di soldi, quello che anche i tifosi volevano dare via".
L'avvicinamento alla religione cattolica ha cambiato per sempre la vita di Pato.
"Dopo la Cina ero ancora single, quindi ho deciso di godermi la mia libertà. Sono andato a Los Angeles. Volevo l’hotel più costoso, la miglior macchina e le feste più esclusive. Mi sono ritrovato in questo posto in cui la ragazza accanto a me sniffava cocaina. All’improvviso ho pensato, Che ci faccio qui? Non era questo quello che volevo. Era un mondo vuoto. Ho chiesto a un amico: 'Passerò davvero il resto della mia vita da solo?'. Quindi sono tornato in Brasile e ho scritto a una vecchia amica, Rebeca: 'Ti va di uscire?'. Prendiamo un caffè e dopo pochi secondi penso, Sì, questo è quello che voglio. La volta dopo in cui ci siamo incontrati lei dice: 'Stiamo andando in Chiesa'. Chiesa? Fu una rivelazione, la Bibbia aveva tutte le risposte che stavo cercando. Ho rivolto la mia testa verso il cielo e ho detto 'Signore, non voglio più questa vita'. Quel giorno la mia vita è cambiata per sempre".


