Prima del 22 maggio 2010, prima del Bayern, prima della magica notte di Madrid. Prima del Triplete. Prima di allora l'Inter ne aveva vissuti, di dolori sulla pelle. Tante delusioni, tante gioie sfumate sul più bello, qualche episodio da ricordare per il motivo sbagliato. E una serata entrata nella leggenda dalla porta di servizio, ma ancora impressa a fuoco nella storia della Champions League: Valencia-Inter 2007, ovvero la rissa del Mestalla.
Bene ricordare il contesto, giusto per capire l'importanza (altissima) di quella sfida. 6 marzo 2007, 15 anni fa esatti. È il ritorno degli ottavi di Champions. La sfida di San Siro si è conclusa sul 2-2: due volte in vantaggio l'Inter, due volte capace di riagguantare il pari il Valencia. Che al Mestalla può anche permettersi di giocare per lo 0-0. E in effetti sarà proprio questo il risultato finale, nonostante i generosi tentativi dei nerazzurri di Mancini, destinati a trionfare a braccia alzate in campionato. Ma se fino al 93' la gara è accesa, al triplice fischio del tedesco Stark, mentre gli spagnoli festeggiano il passaggio ai quarti, si scatena l'inferno.
Nasce tutto da una presa in giro di Marchena, il capitano, e soprattutto da un pugno rifilato da David Navarro a Nicolas Burdisso, uno che, notoriamente, è sempre meglio non provocare. Apriti cielo: l'argentino dal sangue bollente reagisce e dà il via a una rissa da far west in cui tutti rincorrono tutti, prima in campo e quindi nel tunnel degli spogliatoi, prima che la calma torni lentamente a regnare.
"Navarro è un ragazzo normalissimo, non riesco a capire il suo gesto - dice l'italiano Emiliano Moretti, ai tempi al Valencia, al termine del match - Da compagno di squadra, non posso negare che il gesto che ha fatto è stato evidente. Noi giocatori dobbiamo dare l'esempio, è giusto punire chi commette atti violenti. Si parla sempre della violenza negli stadi, ma se i teppisti siamo noi giocatori...".
GettyLa UEFA decide di usare il pugno di ferro con Navarro: 7 mesi di squalifica in tutte le competizioni, poi ridotti a 5 in appello. Mentre Burdisso e Maicon, un altro dei più attivi nella rissa, si prendono 6 giornate a testa di stop in Champions, che per il brasiliano diventeranno poi 3. 3 sono i turni rifilati a Cordoba (poi ridotti a 2, più uno con la condizionale), 2 a Cruz. Una stangata. Ricordata dallo stesso Burdisso in un'intervista alla 'Gazzetta dello Sport' di qualche anno dopo.
"Quando Marchena iniziò a prendermi in giro e a insultarmi con Joaquin, andandogli addosso tiravo fuori cose che avevo compresse dentro. Però se non fosse arrivato Navarro a darmi quel cazzotto vigliacco, sarebbe finita lì".
Il bello è che, quando qualche settimana più tardi Burdisso e Navarro si ritrovano nella stessa aula svizzera per la sentenza d'appello, il contesto da far west del Mestalla si addolcisce in maniera quasi inaspettata.
"A Nyon, quando ci ritrovammo davanti alla Commissione disciplinare UEFA, si capì che anche lui aveva cose da metabolizzare: ammise di prendere farmaci perché aveva la mamma malata".
Navarro si è ritirato nel 2017, dopo aver vestito per ultima la maglia dell'Alcorcon. Con il sapore, poco dolce e molto amaro, di chi sa che il suo nome sarà per sempre ricordato per un momento di follia, come raccontato a 'Superdeportes'.
"La verità è che vorrei cancellare quella notte dalla mia carriera. Quel pugno è stata una cosa da incosciente, non ci ho pensato, se ci pensi non lo fai. Vorrei rimuovere quell'episodio, non tanto per la squalifica, quanto per l'immagine che ho dato. Non si parla mai di Navarro per quello che ha vinto, si parla di Navarro solo per quella rissa. Mi vergogno di quanto è accaduto".




