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Gustavo Gomez PalmeirasGetty Images

Trionfa il Palmeiras di Gustavo Gomez: è campione del Brasile per l'undicesima volta

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Il cielo è verde sopra San Paolo. Il Palmeiras è di nuovo campione del Brasile, il che sta diventando una discreta abitudine: è l'undicesimo trionfo in campionato per il Verdão, sempre più solo in vetta all'albo d'oro, ma è soprattutto il terzo dal 2016 a oggi, con in mezzo anche un doppio successo in Copa Libertadores.

La matematica è arrivata nella serata di giovedì, quando l'Internacional secondo in classifica è crollato (1-0) a Belo Horizonte sul campo dell'America Mineiro. Poi il Palmeiras ha fatto il suo vincendo anche contro il Fortaleza, un 4-0 senza storia in cui è andato a segno pure il gioiellino Endrick. A tre giornate dalla fine del Brasileirão, e con 9 punti ancora in palio, sono 13 le lunghezze di vantaggio della capolista. In pratica, un trionfo.

Ha vinto la squadra che sin dall'inizio ha tenuto in mano le redini del torneo. E che fino ad ora ha messo assieme numeri mostruosi: 26 partite in vetta al campionato (record nella storia del club), zero sconfitte nelle 19 partite giocate fuori casa, miglior attacco e miglior difesa, la bellezza di 139 goal messi a segno tra tutte le competizioni (primato assoluto della squadra dal 2000 a oggi).

Il Palmeiras ha perso solo due volte da metà aprile a oggi. Sempre all'Allianz Parque. Ironia della sorte ha iniziato malissimo il Brasileirão, facendosi sorprendere dal Ceará (2-3). L'altro ko è arrivato contro l'Athletico Paranaense del grande ex Luiz Felipe Scolari, la vera bestia nera della stagione: Rony e compagni sono inciampati nel Furacão anche nella doppia semifinale di Libertadores, prima che a loro volta i rossoneri di Felipão venissero superati in finale dal Flamengo.

Ecco, la Libertadores. Il piccolissimo rimpianto del Palmeiras, che sognava il tris dopo i trionfi del 2020 (ma la finale è stata giocata a inizio 2021) e dello scorso anno. Stavolta il percorso si è interrotto in semifinale, come detto, ma anche lì il Verdão ha messo assieme un record mica male: tra il 2021 e il 2022 ha collezionato 9 vittorie consecutive, un primato assoluto nella manifestazione.

È l'ennesimo trionfo di Abel Ferreira, 43 anni, portoghese con un passato nel Braga e nei greci del PAOK. Il miglior allenatore del Brasile, oggi, è uno straniero. Per mentalità, per capacità di guidare una squadra ricca - la più ricca del paese assieme a Flamengo e Atletico Mineiro - ma, al contempo, votata all'inserimento costante dei giovani: da quando ha rimpiazzato Vanderlei Luxemburgo nel 2020, ha utilizzato 28 giocatori provenienti dal settore giovanile.

"Palmeiras campione e Abel Ferreira completa due anni nel club con due Libertadores, una Copa do Brasil e un Brasileirão pur senza avere la rosa migliore. Allenatore fondamentale in tutte le conquiste. Considerarlo il più grande della storia del club non può più essere visto come un'esagerazione", ha twittato il giornalista della ESPN Gian Oddi.

Abel ha seguito le orme del connazionale Jorge Jesus, trionfatore col Flamengo nel 2019, cercando al contempo di portare una mentalità nuova nel calcio brasiliano. Quello che "vende un giovanissimo talento per una miseria per fare un super contratto a un veterano", come da lui stesso denunciato mesi fa.

Nella rosa del Palmeiras qualche veterano c'è, a dire il vero: dal trentenne Dudu, ormai una bandiera, al quasi trentacinquenne portiere Weverton, campione olimpico col Brasile nel 2016, fino al terzino Marcos Rocha, in passato con Ronaldinho all'Atletico Mineiro. In difesa troneggia Gustavo Gomez, l'ex milanista, capitano della squadra e pure cecchino nei pressi delle porte avversarie: solo Rony, con le sue 12 reti, è andato a segno più di lui (9).

A far da contraltare è la presenza del super gioiello Endrick, classe 2006, 16 anni compiuti a luglio, già a segno una volta in campionato prima di punire il Fortaleza. Il Palmeiras non lo venderà per una miseria. Anzi: ha intenzione di tenerselo stretto, di coccolarselo, e poi di lasciarlo partire verso la grande Europa. Magari verso la Spagna. E certamente a suon di milioni.

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