Ci sono stagioni che i tifosi del Milan preferirebbero rimuovere dalla mente al più presto: la 2014/2015 vide i rossoneri chiudere il campionato con un anonimo decimo posto, a 35 lunghezze di distanze dalla Juventus scudettata. Ma quella fu anche l'annata in cui andò in scena uno 'strano' avvicendamento nel reparto d'attacco: protagonisti Fernando Torres e Mattia Destro.
Lo spagnolo fu il grande colpo estivo di Adriano Galliani che lo acquistò in prestito dal Chelsea, con cui si era laureato campione d'Europa nel 2012 e aveva vinto l'Europa League un anno dopo: le grandi speranze dei tifosi vennero però disattese dal rendimento del 'Niño', pesce fuor d'acqua negli schemi dell'allora tecnico Filippo Inzaghi.
L'esordio avvenne nel quarto d'ora finale del big match perso contro la Juventus, in cui prese il posto di Andrea Poli: era il 20 settembre 2014, tre giorni prima del primo goal con la maglia rossonera, realizzato ad Empoli con una rimonta avviata proprio dall'incornata di Torres. Quello resterà il suo unico acuto italiano.
GoalLe successive apparizioni furono un condensato di lentezza e scarso adattamento al 4-3-3 che limitarono Torres ad un ruolo da comprimario, che cozza con quella che è stata la sua carriera: il risultato fu l'inevitabile addio durante la finestra invernale del calciomercato per fare ritorno all'Atletico Madrid, dove riuscirà a togliersi diverse soddisfazioni come l'approdo in finale di Champions (persa) del 2016.
A quel punto si era aperto un buco nel reparto d'attacco del Milan, colmato dopo alcune settimane da Galliani che si prese addirittura la briga di citofonare alla casa romana di Mattia Destro per trattare in prima persona con lui.
L'affare si sbloccò nel giro di pochi giorni sulla base di un prestito oneroso con diritto di riscatto fissato a 16 milioni più 2 di bonus, poi mai esercitato. Dal punto di vista dei numeri, Destro fece leggermente meglio rispetto a Torres: 3 le reti, di cui l'ultima proprio contro la 'sua' Roma il 9 maggio 2015.
Canto del cigno di un'avventura che si concluderà da lì a poco, con conseguente ritorno in giallorosso e altra cessione al Bologna, dove rimarrà quattro anni e mezzo. Quantomeno, Destro, un giorno potrà raccontare ai nipotini di aver preso il posto di un campione d'Europa e del mondo: tralasciando, magari, il finale della storia.


