All'ottavo minuto della semifinale d'andata tra Milan e Inter, qualcuno si è stupito: a marcare Dzeko sugli sviluppi di un calcio d'angolo a favore dei nerazzurri c'era Calabria, mismatch evidente in termini di altezza, di chili, di fisico, di tutto. Tanto che il bosniaco ha resistito ai tentativi di contrasto dell'avversario e, al volo, ha superato Maignan per lo 0-1.
Se c'è un errore che Pioli non vuole ripetere, tra i tanti commessi all'andata e abbinati alla prestazione di alto livello offerta dall'Inter, è questo. E così, stasera, spazio a Malick Thiaw al centro della retroguardia: giocherà quasi sicuramente lui, mentre Kjaer andrà in panchina. Una sostituzione già avvenuta nel finale di gara-1, con tanto di "fuga" del danese direttamente negli spogliatoi.
Scelta apparentemente rischiosa, almeno a giudicarla di getto. Perché si tratta pur sempre di un calciatore che in Champions League ha giocato due partite e qualcosa: la doppia sfida dei quarti di finale contro il Tottenham, più la mezz'ora finale dell'andata contro l'Inter, nella quale peraltro non ha sfigurato. E del resto Thiaw in estate è stato preso per questo, per dare il cambio ai titolari, anche se i cinque anni di contratto sottolineavano un'evidente dimostrazione di fiducia da parte di dirigenza e allenatore.
Ma si tratta di una scelta rischiosa solo in parte. Thiaw ha lavorato in silenzio e, quando è stato chiamato a far vedere di che pasta fosse fatto, ha risposto presente. A Verona, ad esempio, con quel magnifico doppio salvataggio nel finale utile per blindare una vittoria sofferta. Oppure proprio contro il Tottenham, 180 minuti trascorsi ad annullare il pericolo pubblico Harry Kane, passato da Uragano a Pioggerellina.
"Malick è un ragazzo che ha lavorato molto bene da sempre -lo elogiava Pioli dopo la partita di ritorno giocata a Londra - I ragazzi che ci credono e che soffrono il fatto di giocare poco, ma che si allenano con ancora più attenzione, alla fine escono. La società ha investito su giovani di talento, ma quando prendi giovani stranieri di talento abituati a cose diverse purtroppo non tutti riescono ad essere pronti da subito".
Vero: Thiaw ci ha messo un po' a comprendere i meccanismi del Milan e della Serie A, lui che fino a pochi mesi prima giocava nella seconda serie tedesca con lo Schalke 04. È arrivato a Milano con l'esperienza forzatamente ridotta di chi ha pur sempre 21 anni sulle spalle. Nella prima parte della stagione ha giocato pochissimo. Ma ha saputo gradualmente conquistarsi la fiducia di Pioli. Contro il Verona, contro il Tottenham, ma anche contro il Torino in campionato, gara che ha segnato il cambio di ritmo e di modulo (leggi: passaggio alla difesa a tre) dei rossoneri.
Questa sera, se la decisione di puntare su di lui sarà effettivamente confermata, Thiaw avrà l'ingrato compito di legare Dzeko. Uno che non sai mai come prenderlo e con che tempi, specialmente quando si allontana dall'area di rigore per favorire gli inserimenti dei compagni con le proprie sponde. Non solo: il suo metro e 90 sarà fondamentale sui calci d'angolo avversari, evitando magari quanto accaduto sei giorni fa davanti a Maignan.
Perché sì, il Milan stasera andrà a caccia dell'impresa, dovrà vincere con due reti di scarto per portare la doppia sfida almeno ai supplementari, ma la regola numero uno in questi casi è rimanere in partita. Tradotto: evitare il ripetersi di quell'avvio choc che ha portato l'Inter a segnare due volte in una decina di minuti. E poi si vedrà.




