E’ un giorno importante questo per il calcio spagnolo. Luis Enrique, colui chiamato a raccogliere l’eredità di Lopetegui e Fernando Hierro, è stato ufficialmente presentato come nuovo commissario tecnico della Spagna.
Il tecnico iberico, che alla guida del Barcellona ha vinto tutto completando anche uno storico Triplete, ha spiegato: “So bene cosa vuol dire la Nazionale e cosa vuol dire essere ct, questa è stata la mia casa per molti anni. Sono molto contento e desideroso di iniziare, l’obiettivo è quello di conquistare entro i prossimi due anni la prossima grande competizione. Ci sono grandi sfide che ci attendono, sono pronto”.
Luis Enrique eredità una Nazionale che ha deluso le aspettative a Russia 2018: “Lopetegui e Hierro hanno svolto un lavoro impressionante, poi la linea tra il successo ed il fallimento è molto sottile. Io li ringrazio di quanto fatto e approfitterò anche del loro lavoro, visto che sono due persone estremamente preparate. Sappiamo che ci sono molte decisioni da prendere, c’è un cambio generazionale in atto e valuteremo che cosa è il meglio per il futuro di questa Nazionale. Già al Barcellona ho vissuto un qualcosa di simile”.
Il nuovo ct della Spagna ha spiegato quale sarà l’idea di gioco della Roja: “Non cambieremo il nostro stile, non ci saranno rivoluzioni. Abbiamo una nostra identità, serve solo cambiare qualche sfumatura. Vogliamo continuare ad essere padroni del pallone, ma dobbiamo migliorare nel pressing una volta che è stata persa la palla. Dobbiamo dare più profondità all’azione, cosa questa che hanno cercato anche i miei predecessori, e creare più azioni da reti. La Nazionale deve essere il più vicina possibile a quella che è una squadra di club, anche se sappiamo che questa è una cosa complicata. Avrò i giocatori a disposizione solo per una settimana al mese, ma sarà una settimana estremamente intensa”.
La Spagna può contare su un gruppo di giocatori molto forti: “Mi piacerebbe poter continuare a contare su tutti, ma comunque analizzeremo il tutto caso per caso. Parlerò con tutti e proverò a portare i migliori giocatori possibili tra quelli disponibili. Non ho ancora parlato con nessuno, alcuni di loro li conosco già, so che abbiamo grandi campioni e che alle loro spalle ci sono ragazzi di grandissime prospettive”.
L’ex tecnico del Barcellona ha svelato come intende questo nuovo ruolo: “Sarò molto egoista: non mi interessa dove giocano i ragazzi, da dove vengono, quanto sono alti. Sceglierò quelli che ritengo essere i migliori. Se sono anti-madridista? Io non sono contro nessuno, per me è un motivo d’orgoglio rappresentare il calcio spagnolo”.
La Spagna non potrà ripartire da Iniesta: “E’ stato come un fratellino per me da giocatore e da allenatore è stato quello che ci ha aiutato di più. Mi sarebbe piaciuto avere l’Iniesta di 25 o 26 anni, ma il tempo passa e lui ha preso una decisione che io rispetto”.
