"Verso questa squadra e questo club proverò sempre quella che cronache giudiziarie definirebbero “insana gelosia”. Parole di Walter Sabatini, il personaggio che maggiormente ha saputo unire calcio e letteratura nella sua carriera.
Divenuto nel corso di questa stagione direttore sportivo della Salernitana, Sabatini è pronto a tornare all'Olimpico per affrontare quella che è stata la sua Roma.
Un incontro difficile per gli amaranto, che malgrado la campagna di rafforzamento invernale guidata dal suo nuovo responsabile sportivo non sono stati capaci di emergere alle sabbie mobili e sembrano destinati al ritorno in Serie B.
Ma al di là dell'esito dell'incontro, sarà suggestivo per il ds tornare nello stadio che per anni lo ha apprezzato e ricoperto d'amore, ma anche criticato con ferocia nei momenti negativi.
Una piazza, quella di Roma, che non conosce mezze misure e vive tutta la gamma dei sentimenti umani al massimo delle sue possibilità.
Il posto giusto per uno come Sabatini, che si è sempre distinto per delle posizioni di pensiero lontane dalla linea mediana.
Ma anche un posto che per sua stessa ammissione gli ha regalato la sua esperienza lavorativa e umana più stremante.
Nei 5 anni trascorsi da direttore sportivo giallorosso, ha scoperto portato nella capitale giocatori diventati nel giro di pochissime stagioni dei protagonisti assoluti del calcio mondiale.
Marquinhos, Alisson, Salah, Pjanic, Paredes. Sono solo alcuni, ma la lista potrebbe continuare per parecchie righe.
Tutti accolti con grandi perplessità dai romanisti, passati dallo storico entusiasmo di un tempo a una costante pars destruens nei confronti dei nuovi arrivati. Tutti sacrificati con grande rammarico sull'altare delle plusvalenze.
Il Re Mida della Roma non è però mai riuscito a consegnare ai tifosi quell'oro che sembra saper tirare fuori dai calciatori da lui selezionati.
"Sabatini, ogni tua sigaretta è un'emozione". Recitava così uno striscione esposto fuori dal Bernardini in una delle tante estati in cui il ds movimentò la porta d'ingresso di Trigoria.
Un rammarico grande, forse il più grande della carriera dalle mille sfaccettature di Sabatini. Di lui sono rimasti i colpi dei suoi campioni negli occhi dei romanisti. Ma anche i suoi aforismi nella mente. E nel cuore.
"La mossa a coda di gatto maculato" ad esempio, una metafora per indicare le mosse che avrebbe dovuto attuare sul mercato, dando fondo a tutta la sua machiavellica fantasia per mantenere in equilibrio i conti senza intaccare la competitività della rosa.
Chissà come si rivolgerà a Mourinho, un altro che di aforismi ne ha regalati parecchi. Poche settimane fa Sabatini lo ha definito un teatrante di successo, al contrario di lui abituato a fare calcio.
La differenza tra i due sta nei trofei vinti. Ma le emozioni hanno il magico potere di colmare i vuoti in bacheca.
Domenica all'Olimpico sarà Roma-Salernitana, ma sarà un po' anche Mourinho contro Sabatini. Orfeo contro Sisifo. Dopo tutto il calcio è anche questo. Un eterno confronto tra mondi paralleli.




