
In ambito calcistico il 10 rappresenta da sempre la diversità. Solitamente, chi indossa questo numero sulle proprie spalle, ha avuto in dono dal ‘Dio del calcio’ un qualcosa di speciale, un talento che nulla ha a che vedere con quello dei compagni di squadra.
La maggior parte dei campioni che si sono meritati un posto nell’Olimpo dei più grandi di ogni tempo, hanno portato in giro per i campi di tutto il mondo proprio il 10 e l’hanno fatto regalando gesti poi catalogati nell’immaginario comune come meraviglie.
Non è quindi un caso che in una città sinonimo di arte e bellezza portata al senso più puro del termine come Firenze, il numero 10 sia stato sempre visto con un occhio diverso. Chi è abituato ad essere stupito è solitamente più difficile da accontentare, tuttavia nel corso della sua storia la Fiorentina è riuscita a schierare campioni che hanno ‘reso giustizia’ ad un luogo unico al mondo.
In riva all’Arno 10 vuol dire soprattutto Giancarlo Antognoni. Per lui, che fin da giovanissimo mostrò qualità fuori dal comune, venne coniata la definizione di ‘Ragazzo che gioca guardando le stelle’, ovvero un qualcosa che va ben oltre il semplice complimento. Considerato una delle più grandi bandiere di quel calcio romantico che non c’è più, ‘L’Unico 10’ per anni ha rappresentato l’eccellenza calcistica all’ombra della Torre di Maratona, quell’eccellenza forse non replicabile, ma i grandi eredi non sono mancati. Dopo di lui Firenze ha accolto Baggio, Rui Costa e Mutu, altri talenti che in modi diversi ed epoche diverse, hanno fatto divertire ed hanno regalato gesti rimasti scalfiti nella memoria dei tifosi gigliati.
Anche per questo motivo forse, la storia di Santiago Silva a Firenze non è andata come in molti avrebbero voluto. Dare la maglia numero 10 ad un giocatore soprannominato ‘Tanque’, ovvero il carro armato, in una città dalla bellezza disarmante, stona al punto da rappresentare quasi un cattivo presagio.
Quello che nell’estate del 2011 si è presentato a Firenze con il compito di riportare entusiasmo in un ambiente reduce da annate poco esaltanti, è un giocatore che fa della potenza la sua dote migliore e che ha trascorso le ultime stagioni a gonfiare reti in Argentina.
E’ uruguaiano, ma è lontano dal suo Paese che ha trovato la fama calcistica. In realtà, la sua prima esperienza lontano da casa non è stata memorabile, ma gli ha permesso di avere un primo assaggio di Italia. E’ il 2001 quando Giovanni Sartori, uno che di colpi in carriera ne ha sbagliati pochi, decide che vale la pena scommettere su di lui. Lo porta al Chievo, una squadra che per la prima volta si affaccia sul palcoscenico della Serie A e che ha voglia di stupire, nonostante a detta di molti, sia destinata ad un rapido ritorno nella cadetteria. Santiago Silva è giovane ed ha voglia di spaccare il mondo, ma Delneri, che può contare in attacco sulla coppia Corradi-Marazzina, oltre che su un’alternativa dal rendimento assicurato come Cossato, lo vede poco e lo porta con se solo una volta in panchina.
La prima avventura italiana dura poco ed è avara di soddisfazioni, ma il Tanque non si arrende e inizia il suo giro del mondo che lo porterà in Brasile, poi di nuovo in Uruguay, in Germania e in Portogallo, tutte tappe necessarie per arrivare nel luogo della vera consacrazione: l’Argentina.
Getty ImagesSantiago Silva fatica ad ingranare, ma una volta presa la confidenza con il goal non si ferma più. Trascina il Banfield al trionfo nel campionato di Apertura del 2009 e poi, una volta approdato al Velez, per due anni consecutivi fa suo il titolo di capocannoniere.
La piena maturità calcistica è stata ormai raggiunta e il Tanque inizia a far parlare di sé. Le immagini delle sue prodezze varcano anche l’oceano, così come quelle delle sue esultanze sempre più strane che rappresentano però molto di più di un qualcosa di semplicemente estroso.
“Con i miei compagni del Velez durante il riscaldamento decidevamo cosa avrei fatto nel caso in cui avessi segnato un goal. Era un modo per caricarmi al massimo, una motivazione in più”.
I video delle gesta di Santiago Silva arrivano anche sulla scrivania di Pantaleo Corvino. E’ alla ricerca di un attaccante che possa non far rimpiangere quell’Alberto Gilardino la cui avventura in viola sembra arrivata ad un passo dalla conclusione. In realtà, offerte concrete per il ‘Gila’ non ne arrivano, ma intanto è meglio farsi trovare preparati.
La trattativa non si presenta semplice. Il Velez non ha alcuna intenzione di rinunciare al proprio bomber, ma c’è un particolare che può spianare la strada: nel contratto dell’attaccante è inserita una clausola rescissoria da appena 2,5 milioni di euro.
Santiago Silva ha tuttavia già varcato la soglia dei trent’anni e la speranza è quella di riuscire a strappare un prezzo più vantaggioso. La risposta del club argentino non si fa attendere: al Tanque viene offerto un triennale a cifre mai viste nel campionato argentino. La proposta è più che generosa, ma il ragazzo vuole prendersi la sua rivincita in Italia ed è pronto ad accettare un ingaggio di molto inferiore pur di approdare a Firenze.
E’ il 23 agosto 2011 quando il Velez emette un comunicato che gela la sua tifoseria.
“Il Club Atletico Velez Sarsfield informa i soci ed i tifosi che è arrivato un fax dalla società italiana della Fiorentina che informa che si avvale della clausola rescissoria del calciatore Santiago Silva.
Nonostante abbiamo risposto che siamo fermamente contrari al trasferimento o alla risoluzione anticipata del contratto, tale circostanza non dipende dalla volontà del Velez Sarsfield”.
La Fiorentina quindi decide di avvalersi della clausola rescissoria e la cosa non va giù al club argentino che, attraverso il suo vice presidente Julio Baldomar, fa giungere in Italia un messaggio forte e chiaro.
“Siamo sconvolti. Per noi le relazioni con la Fiorentina si chiudono qui”.
Il club gigliato intanto deve cedere un extracomunitario prima di poter annunciare il colpo e la cosa fa accrescere ancora di più l’attesa in città. Quando finalmente il contratto viene depositato a pochi minuti dalla chiusura delle finestra estiva di calciomercato, in riva all’Arno finalmente tutti possono esultare: la Fiorentina ha trovato il suo nuovo bomber, un giocatore che nelle due precedenti stagioni ha segnato qualcosa come 41 goal.
L’euforia è tanta e il Tanque si ritrova catapultato su tutte le prime pagine dei giornali. Il giorno della sua presentazione coinciderà con una giornata di festa, al punto che saranno in centinaia i tifosi accorsi al Franchi per uno di quei benvenuti che solitamente vengono riservati solo alle stelle di prima grandezza.
Ad introdurlo, nel corso di un’affollata conferenza stampa, è l’amministratore delegato Sandro Mencucci.
“Credo di aver perso anni di vita nelle ultime ore di calciomercato. Il Velez non voleva privarsi di Santiago, ma noi abbiamo esercitato la clausola rescissoria pur di portarlo qui. Siamo stati convinti dalla sua volta, ha già totalmente sposato la nostra causa ed è stato lui a spingere il suo presidente ad accettare. Il transfer è arrivato solo ad un quarto d’ora dalla fine del mercato”.
Dopo le prime foto con la sua maglia numero 10, Santiago Silva prende la parola per presentarsi al suo nuovo popolo.
“Ho scelto il 10 perché voglio dimostrare di poter giocare in Italia. So che qui troverò compagni forti, ma sono pronto a giocarmi il posto. Fin da piccolo ho sempre ammirato Batistuta ed oggi sono felice di essere qui. Fuori dal campo sono una persona normale, ma dentro mi trasformo. Spero di fare tanti goal”.
Quando dopo la presentazione, Santiago Silva si mostrerà alla folla con sciarpa al collo e 10 in bella mostra, scoprirà che per lui è già stato creato un coro.
Quando l’11 settembre 2011 la Fiorentina ospita il Bologna al Franchi per un match valido per il secondo turno di campionato, gli occhi di coloro accorsi allo stadio sono solo per il Tanque. In realtà inizialmente la delusione è tanta, perché Mihajlovic ha deciso di non schierarlo dall’inizio, ma quando all’80’ mette piede in campo gli applausi sono scroscianti. Silva pressa tutti e si dà un gran da fare, ma tocca pochissimi palloni. Dieci minuti sono pochi per capire, la prossima volta andrà meglio.
Getty ImagesLa settimana successiva contro l’Udinese gli verranno concessi 24’, ma anche in questo caso le cose non andranno benissimo, mentre per l’esordio da titolare bisognerà attendere la sfida successiva contro il Parma. Al Franchi i viola vincono 3-0, ma le pagelle del giorno dopo parleranno di una sufficienza stiracchiata.
Intanto Gilardino si è fatto male e quindi tutto lascia pensare che per almeno un mese il Tanque avrà via libera in attacco. La fiducia cresce e alla vigilia di una sfida con il Napoli arriva anche una promessa.
“Sono sicuro che farò goal, finalmente vedrete una delle mie esultanze. Sento la fiducia dell’allenatore e dei compagni. Davanti tutti hanno segnato, adesso manco solo io”.
Mihajlovic in realtà contro il Napoli lo lascerà per 90’ in panchina, mentre la settimana successiva, contro la Lazio, lo getterà nella mischia solo a gara in corso. La sensazione che Santiago Silva possa non essere il bomber che tutti a Firenze si aspettavano, si fa più forte dopo le due chance da titolare non sfruttate contro Cesena e Catania. Da lì in poi lo spazio sarà sempre meno.
Le cose non cambieranno nemmeno con l’approdo di Delio Rossi sulla panchina gigliata ed anzi l’attaccante che in Argentina si era costruito la fama di calciatore devastante, si riscoprirà poco più di una riserva di lusso.
Santiago Silva dovrà attendere fino al quattordicesimo turno per la sua prima ed unica soddisfazione italiana. Al Franchi la Fiorentina vince 2-0 contro la Roma, quando Rossi decide di lanciarlo nella mischia. All’86’ Krkic tocca un pallone in area con la mano, per Damato è rigore. L’ex Velez si prende il pallone e lo appoggia sul dischetto con sicurezza: destro sotto l’incrocio, Stekelenburg non può nulla.
Poteva essere la rete che avrebbe cambiato il volto delle cose, ma intanto in casa Fiorentina è già stata presa una decisione: cedere il giocatore a gennaio, sperando di rientrare dei soldi spesi.
In Europa non si fa avanti nessuno, ma in Argentina quello di Silva è ancora un nome che ha un suo peso. Varie società si fanno avanti, ma ad avere la meglio è il Boca Juniors che proprio nell’uruguaiano ha individuato il possibile erede di un Martin Palermo che benedice l’operazione.
“E’ lui l’uomo giusto per prendere la numero 9, giocherà una Libertadores da protagonista. Ha esperienza e qualità, il Boca deve ambire a questo tipo di giocatori”.
Il 19 gennaio 2012, a meno di cinque mesi dalla presentazione in pompa magna, la Fiorentina annuncerà la cessione del giocatore.
“ACF Fiorentina comunica di aver ceduto, a titolo definitivo, le prestazioni sportive del calciatore Santiago Silva al Boca Juniors".
Quello che lascerà l’Italia sarà un Tanque ‘sconfitto’, ma ancora con una voglia enorme di tornare a fare la differenza.
“Sono felice di essere al Boca, alla Fiorentina non avevo spazio. Nel calcio italiano è tutto più difficile e anche se ho dato tutto per adattarmi, non godevo della fiducia dell’allenatore. Sono stato contattato anche da altri club, ma non ho avuto dubbi”.
Santiago Silva in Argentina tornerà ad essere protagonista per un paio di stagioni, ma i suoi numeri non saranno mai più quelli di prima. Ancora oggi, che ha superato i 40 anni, calca i campi da gioco con la stessa voglia di prima e lo fa vestendo una maglia dell'Aldosivi. Negli ultimi anni è tornato a guadagnarsi le prime pagine per una lunga squalifica inflittagli per doping, ma non ha mai avuto alcuna intenzione di arrendersi e di appendere gli scarpini al chiodo.
“Questa cosa ha colpito me e la mia famiglia. Stavo cercando di avere un terzo figlio ed avevo iniziato una terapia per la fertilità. Tutti sanno come sono fatto, sono una persona trasparente. Sono risultato positivo al testosterone a causa del gel che utilizzavo per provare ad avere un altro figlio. Lo usavo, è vero, ma non per migliorare le mie prestazioni in campo. In tanti anni mi sono sottoposto a più di cento test antidoping ed il mio comportamento è sempre risultato perfetto. Mi hanno colpito duramente, ma sono abituato alle avversità ed ora farò tutto il possibile con i miei avvocati. Continuerò a combattere”.


