Certe volte può non bastare una vita intera per cambiare un destino. Altre volte, possono servire anche pochi minuti. 7, per la precisione. Un limbo tra la possibile felicità e le porte di un'umiliazione. Quella che Antonio Adan, portiere spagnolo che all'epoca difendeva - si fa per dire - i pali del Cagliari, visse in una fredda domenica d'inverno di sei anni fa.
12 gennaio 2014, Cagliari-Juventus 1-4. La Juve cannibale di Antonio Conte, avviata in carrozza verso il suo terzo scudetto di fila, contro il Cagliari di Diego Lopez. E di Adan, che dopo il buon esordio in casa del Chievo (0-0 al Bentegodi sette giorni prima) viene confermato tra i pali dal tecnico uruguaiano.
Si gioca in un Sant'Elia a mezzo servizio causa lavori in corso, ma è un disastro su tutta la linea. Per il Cagliari, che dopo essere passato in vantaggio nel primo tempo con Pinilla viene travolto da una Signora diretta verso l'undicesima vittoria consecutiva. E per lo stesso Adan, che due delle quattro reti bianconere le serve su un piatto d'argento: accompagna in porta la botta dell'1-2 di Marchisio, poi si lascia sfuggire un tiretto di Llorente, consentendo a Lichtsteiner di firmare il poker.
GettyIl presidente del Cagliari, per la cronaca, è Massimo Cellino. Uno abituato a pensare con la pancia, più che con la testa. Un mangiaallenatori che non si fa problemi nemmeno a prendere decisioni drastiche con i giocatori. Come quella che arriva il 27 gennaio, poco più di due settimane dopo, annunciata per mezzo di un comunicato ufficiale.
"Il Cagliari Calcio comunica di aver risolto consensualmente il contratto con il giocatore Antonio Adan".
Nessuna precisazione, nessuna spiegazione. Il rapporto con Adan, preso dal Cagliari a parametro zero a novembre, è durato due mesi o poco più. Un anno più opzione per il rinnovo: questi i termini dell'accordo. E così, all'epoca c'è chi giura che dietro a una separazione così repentina ci sia dell'altro: alla quinta presenza dello spagnolo i sardi dovrebbero da contratto fargli firmare un triennale, ma evidentemente, dopo le papere contro la Juve, decidono di tagliare immediatamente i ponti.
Scelta tutto sommato discutibile, col senno di poi ma pure di prima, perché in fondo il curriculum di Adan è di tutto rispetto. Prima di Cagliari, i primi anni al Real Madrid e l'emozione del debutto con José Mourinho. Dopo, la rinascita al Betis a suon di parate: nella prima parte del 2016/17 era il portiere di Liga che ne aveva compiute più di tutti, 136.
"La fama di questo club è nota, molto più di quella che ha il Cagliari".
Detto che Adan nella conferenza stampa di presentazione col Betis si presenta così, togliendosi un sassolino bello grosso dalla scarpa, i suoi anni nella Siviglia bianca e verde gli regalano un altro sogno: il ritorno a Madrid. Sull'altra sponda del Manzanarre, stavolta. Quella biancorossa dell'Atletico Madrid. Lui che è e resta un hincha del Real, tanto da aver viaggiato a Cardiff per sostenere la squadra di Zidane contro la Juventus nel 2017.
Pazienza, poi, se con Simeone Adan il campo nelle due stagioni vissute coi Colchoneros non lo ha visto praticamente mai: ha coperto le spalle all'intoccabile Oblak, prima dello stop del calcio si ascoltava l'inno della Champions League un mercoledì sì e uno no, e questo gli bastava. A 33 anni, il suo presente è in Portogallo: ad agosto la firma con lo Sporting, di cui è uno dei titolarissimi. Con tanti saluti a tutti quelli che, a Cagliari, hanno deciso frettolosamente di reimpacchettarlo verso la Spagna.




