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Cristiano Ronaldo Manchester United

Ronaldo e la prima Champions: la finale che gli ha cambiato la carriera

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Se Cristiano Ronaldo è diventato quello che è ora, buona parte del merito spetta al periodo trascorso al Manchester United, formativo al pari di un'università: docente quel Sir Alex Ferguson che fu il primo a credere davvero in lui, quando puntare su un ragazzino 18enne con praticamente zero esperienza alle spalle era considerato un azzardo di enorme portata.

I fatti diedero ragione al manager scozzese, ripagato con goal e prove trascinanti che nella stagione 2007/2008 furono decisamente molte: i 31 goal realizzati in Premier League valsero a CR7 il titolo di capocannoniere e a corredo se ne aggiunsero altri 8 messi a segno nella competizione più importante di tutte, l'ultimo dei quali nella finalissima giocata al 'Luzhniki' di Mosca contro i rivali del Chelsea.

I 'Blues' erano gli antagonisti per eccellenza dei 'Red Devils', che li avevano battuti per soli due punti in Premier League dopo una lotta a tre comprendente anche l'Arsenal: chiaro come quella gara fosse una sorta di rivincita per i londinesi, desiderosi di rifarsi dopo lo smacco domestico maturato proprio all'ultima giornata, con il pareggio sul campo del Bolton che spazzò via i sogni di gloria.

Cristiano Ronaldo era uno degli uomini più attesi e, da leader qual era, si caricò dell'onere di guidare i suoi compagni verso un trionfo che mancava dal 1999: e di chi poteva essere, se non suo, il goal del vantaggio? Cross calibrato di Brown per il portoghese che prende l'ascensore fino alla troposfera lasciando di stucco il diretto marcatore Essien e il portiere Cech, impotente dinnanzi a cotanta supremazia tecnica e fisica.

Cristiano Ronaldo Manchester United Chelsea Champions League final 2008Getty Images

Un goal da copertina, degno di una finale europea che sembra volgere al meglio per il Manchester United: almeno fino al 45', quando un tiro sporco di Essien si trasforma in assist per Lampard con la complicità della schiena di Ferdinand, e per Frank è un gioco da ragazzi depositare il pallone in rete alle spalle di Van der Sar. 1-1, tutto da rifare e appuntamento al secondo tempo.

Il match però stenta a sbloccarsi e i tempi supplementari ne sono la naturale prosecuzione: a quattro minuti dal termine il Chelsea resta in 10 a causa dell'espulsione di Drogba, reo di aver inferto un colpo proibito al malcapitato Vidic. Episodio che si sarebbe rivelato decisivo nella lotteria successiva dei calci di rigore, di cui l'ivoriano sarebbe stato sicuro protagonista.

Ronaldo ha l'occasione di ribadire la sua forza grazie al carisma che lo porta ad essere il terzo rigorista dei suoi; nessun errore fino a quel punto, quasi uno 'spoiler' sotto forma di nefasto presagio di quello che sarebbe accaduto da lì a pochi istanti: una corsa ritmata, uno stop che sa di esitazione e il tiro. Parato dalle manone di Cech. Mani sul volto per nascondere la delusione. Ma ormai è andata e solo un 'infortunio' avversario può ristabilire la parità.

In quell'infortunio incappa niente di meno che il capitano e simbolo del Chelsea, John Terry, vittima di uno scivolone passato alla storia al momento del penalty decisivo che avrebbe potuto consegnare la coppa ai londinesi: Van der Sar è spiazzato ma il pallone, la cui traiettoria è condizionata dall'errore precedente, scheggia il palo esterno prima di finire sul fondo. 

John Terry Chelsea Manchester United 2008 UCL finalGetty

In cuor suo Ronaldo sogghigna, il fato gli ha appena concesso un'altra possibilità di essere presente all'appuntamento con la storia che si materializza, nella sua forma migliore, due serie di rigori più tardi: Giggs è glaciale e non sbaglia, cedendo così la patata bollente ad Anelka che si dimostra più debole della responsabilità del momento e si fa parare il tiro, alquanto prevedibile.

E' l'inizio della festa per tutto il Manchester United, compreso Ronaldo che crolla a terra sopraffatto dall'emozione: quelle sono lacrime di gioia, nascoste dalla pioggia battente riversatasi sulla capitale russa - maledetta da Terry che su un campo asciutto sarebbe rimasto in piedi - e di sollievo per aver spostato la luce dei riflettori dai suoi occhi a quelli increduli degli sconfitti.

Questa è la storia di come tutto ha avuto inizio, la storia di un predestinato che poi avrebbe avuto modo di festeggiare in altre quattro circostanze con la maglia del Real Madrid: stavolta niente lacrime, ma solo la chiara consapevolezza di essere uno dei migliori interpreti che si siano mai esibiti su un palcoscenico che ormai presenta la sua firma. Indelebile, come il ricordo di quella notte moscovita.

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