27 goal in 53 presenze, praticamente uno ogni due partite: l'impatto di Tammy Abraham col mondo Roma era stato assolutamente eccezionale, portatore anche di un trofeo come la Conference League che ha interrotto un digiuno durato 14 anni.
L'inglese, ovvero l'investimento più oneroso fatto dalla presidenza Friedkin, non si sta ripetendo in un'annata che lo ha visto andare a segno in appena sette occasioni: a due mesi e mezzo dal termine del campionato, il paragone con un anno fa è decisamente impietoso.
L'ultima gioia personale di Abraham risale allo scorso 4 febbraio, al goal del raddoppio nel successo per 2-0 sull'Empoli all'Olimpico: da allora i tabellini non hanno più accolto il suo nome alla voce 'marcatori', con una serie negativa salita a quota dieci partite senza reti.
A rendere ulteriormente sfortunato questo ultimo mese e mezzo, anche la ferita alla palpebra inferiore dell'occhio sinistro rimediata durante i primi minuti di Roma-Verona del 19 febbraio: necessario un intervento di sutura che comunque non gli ha impedito di prendere parte alle sfide successive.
Un impiego 'part time', con cinque partenze dalla panchina in sette appuntamenti tra Italia ed Europa, che ha consentito a Belotti di ridurre il distacco dall'ex Chelsea nella gerarchia offensiva di Mourinho.
Non proprio il massimo per colui che avrebbe dovuto essere di nuovo il pilastro avanzato della Roma, la punta di diamante assistita dall'estro di Dybala e Pellegrini: un'involuzione che fatica a presentare una spiegazione convincente, alla luce di un rendimento da 'Dottor Jekyll e Mister Hyde' che non può soddisfare il popolo giallorosso.


