Un 'volante' dal sangue latino con propensione per il brivido. Roberto Acuña ha detto no alla comfort zone, preferendo mettersi in discussione. Come? In primis cambiando nazionalità, un salto nel buio che gli ha regalato un posto permanente nella storia del Paraguay.
Lui, argentino di Avellaneda, si trasferisce da giovanissimo e per mantenersi fa il muratore, ma la sua inclinazione la coltiva dando calci al pallone ad Asuncion. E' lì che 'El Toro' (soprannome affibbiatogli da un giornalista argentino per via dell'esuberanza) si forma e spicca il volo, capendo di potercela fare. Un Albiceleste leggenda in Paraguay? Ebbene sì, poiché Acuña si prende la numero 10 dell'Albirroja e non la molla più.
GettyCento presenze (quarto nella classifica all-time) e 3 Mondiali giocati - incluso quello di Germania 2006 - da pilastro della mediana e leader dello spogliatoio insieme ai vari Chilavert, Roque Santa Cruz e Carlos Gamarra, trascina la squadra fino agli ottavi sia a Francia '98 che a Corea e Giappone 2002 (dove però nel dentro o fuori contro i tedeschi si fa espellere).
"Alla Coppa del Mondo succede qualcosa di strano, stai attraversando il tunnel e ti mancano le parole - ha raccontato ad ottobre in una diretta Instagram - Sembra che tutto sia caotico. A me è successo, ma nell'ultimo del 2006 avevo già più di 30 anni e non mi importava".
"Incrociavamo calciatori africani che ballavano e cantavano: loro la vivono così, noi eravamo tesi. Poi però entri in campo, canti l'inno e quando inizia la partita passa tutto".
Getty/GOALParadossale come 'El Toro', che ha lasciato la propria terra da piccolo ed ha capito cosa fosse la vita imparando a masticare la lingua guaranì, esploda in patria: Argentinos Juniors, Boca ed Independiente (qui diventa un 'crack' e nel 1995 vince una Recopa) sono i trampolini per il grande salto in Spagna.
Temperamento, dinamismo, cuore oltre l'ostacolo, ma anche un piede educatissimo che gli agevola visione e capacità balistiche. Un esempio? 11 novembre 2001, Saragozza-Real Madrid, Liga. 'El Toro' è sbarcato in Europa da qualche stagione e contro i 'Blancos' si regala una notte da sogno, confezionando un goal mozzafiato al minuto 90: la palla spiove, lui la calcia senza pensarci due volte e scavalca Casillas. Il Saragozza vince 2-1, la 'Romareda' per poco non viene giù.
Una Coppa del Re alzata al cielo, l'eurogoal contro il Madrid, poi l'amara discesa in Segunda Division: le cose a stretto giro cambiano e l'epilogo è da censura. Gli aragonesi perdono col Villarreal salutando matematicamente la Liga, i tifosi invadono il campo frustrati, 'El Toro' impazzisce e comincia ad inseguirne uno, scalciandolo.
"Non me ne pento, ho voluto difendere un compagno di squadra. Lo rifarei".
Acuña viene squalificato 7 giornate (poi ridotte a 5) e lascia Saragozza, si trasferisce al Deportivo La Coruña ma lì - al netto di una Supercoppa di Spagna messa in bacheca - colleziona la miseria di 24 presenze e 658 minuti in quasi 5 anni, intervallati dai prestiti all'Elche e agli arabi dell'Al-Ain. Senza contare il burrascoso divorzio dai galiziani, finito addirittura in tribunale.
"Al Depor ho giocato pochissimo, ma mi resta comunque un bel ricordo - spiegherà però a 'ElDesmarque' nel 2020 - È una città dove vai e sei sempre accolto nel migliore dei modi: lì ho amici, non solo nel calcio. L'addio al Saragozza? Avevo incontrato il presidente e la mia intenzione era di restare in Segunda, ma per motivi economici mi ha detto che dovevano cedere alcuni calciatori e che facevo parte della lista. L'ho capito perfettamente".
GettyL'età avanza e il rientro in Sudamerica - con spola tra Argentina e Paraguay - sembra rappresentare il tramonto della carriera di Acuña, invece accade esattamente il contrario: dice addio alla Nazionale, si ritira, ci ripensa, rimette gli scarpini e nel 2015 spiazza tutti, dandosi addirittura al beach soccer! A piedi scalzi e tra la sabbia fa valere la propria tecnica, guidando l'Albirroja ai Mondiali di categoria e disputandoli con la fascia da capitano al braccio.
"Quando sono stato promosso in Prima Divisione con il Club 12 de Octubre de Itauguá, ho notato che stavo perdendo l'entusiasmo di allenarmi e giocare - si legge in un'intervista del 'Toro' alla FIFA - Mio suocero, che a quel tempo era in Federazione, mi ha tentato. All'inizio ho detto no, poi ho accettato. Era un hobby, ma abbiamo vinto un torneo e mi è piaciuto. Ne sono rimasto coinvolto e sono stato convocato in Nazionale".
"Ho sentito nuovamente il brivido che ti dà difendere questa maglia. Appena ho ricevuto la chiamata ho detto sì, come tutte le volte che succedeva con la Nazionale di calcio. Rappresentare il tuo Paese non finisce mai di essere una soddisfazione".
Getty/GOALUn evergreen, insomma: l'addio al calcio - stavolta quello definitivo - arriva alla bellezza di 45 anni, ma a chi pochi mesi prima del ritiro gli chiedeva come facesse a calcare ancora il prato verde, Acuña rispondeva così.
"Il mio fisico sta bene e sento molto alte le motivazioni, crescono di giorno in giorno".
"Disciplina e vita sana: componenti essenziali per poter continuare a giocare".
L'ultima maglia indossata è quella del Club 22 de Setiembre de Encarnación, mentre una volta ritiratosi Acuna è diventato collaboratore tecnico e membro dello staff giovanile del Paraguay. Nella speranza di trasmettere valori e spirito... da 'Toro'.
