Ne è passato di tempo da quando Ronaldo (quello brasiliano, meglio specificare di questi tempi) faceva impazzire le difese di tutta Europa, prima del doppio infortunio al ginocchio che finì per condizionare tutta la sua carriera, comunque ricca di successi nonostante la miriade di problemi fisici.
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Dopo il ritiro dal calcio giocato, avvenuto nel 2011, il 42enne di Rio de Janeiro ha rivestito più di un ruolo rilevante in quello che fu il suo mondo: fu uno dei membri del consiglio d'amministrazione del comitato organizzatore dei Mondiali in Brasile del 2014, mentre a dicembre dello stesso anno acquistò il 10% dei Fort Lauderdale Strikers, club militante nella North American Soccer League.
Un primo indizio rispetto al grande passo fatto lo scorso 3 settembre, con la notizia del rilevamento del 51% del Valladolid, società spagnola di grande tradizione tornata da quest'anno in Liga dopo un purgatorio durato quattro stagioni.
Getty ImagesE l'arrivo del 'Fenomeno' sembra aver prodotto un effetto più che positivo per i 'Pucelanos', addirittura sesti in classifica dopo dieci giornate e a soli cinque punti dal primo posto occupato dal Barcellona. Il dato che però lascia più sorpresi è rappresentato dalle due lunghezze di vantaggio sui tricampioni d'Europa in carica del Real Madrid, prossimi avversari.
Proprio la 'Casablanca' madrilena che dall'agosto 2002 al gennaio 2007 fu la dimora di Ronaldo, arrivato dopo una estenuante trattativa di mercato con l'Inter conclusasi soltanto all'ultimo giorno di mercato quando arrivò l'accordo - sulla base di 45 milioni di euro - tra Florentino Perez e l'allora presidente nerazzurro Massimo Moratti.
La permanenza a Madrid fu contraddistinta da giudizi contrastanti: una Liga, una Supercoppa di Spagna, una Coppa Intercontinentale e un titolo di 'Pichichi' per il brasiliano, che però non riuscì a vincere quella Champions League soltanto assaporata col Milan nel 2007, quando non potè essere inserito dai rossoneri nella lista consegnata all'UEFA.
Restano comunque i 104 goal realizzati in 177 partite nell'era dei 'Galacticos', quando al 'Bernabeu' scendevano contemporaneamente in campo campioni come Figo, Beckham, Zidane, Raul e ovviamente Ronaldo, un lusso tra tanti di Florentino che non badò a spese.
Qualcosa si ruppe negli ultimi mesi con l'arrivo di Fabio Capello sulla panchina del Real: 'Don Fabio' dimostrò di non guardare in faccia a nessuno, nemmeno in quella del giocatore più forte di quel periodo storico. Tante panchine ed esclusioni che ebbero come risultato inevitabile l'addio per l'approdo al Milan, dove si vedettero soltanto pochi sprazzi del campione che tutto il mondo fece innamorare.
Per Ronaldo non si potrà parlare comunque di rivincita, ma semplicemente di un incrocio con un passato agrodolce, che poteva e doveva avere un epilogo migliore. Il minimo per uno come lui, abituato a farsi scegliere e non a dover restare fuori come una normale riserva.




