Esistono una serie di invenzioni, grandi scoperte e rivoluzionarie idee scoperte per caso. Un calcolo sbagliato, un secondo in meno, un errore e boom, la storia. Si entra al suo interno anche inconsapevolmente, forse con la sensazione di avere quasi barato, ma ormai quel che è fatto è fatto. Rimane per sempre. Chissà se si sarebbe bullato in maniera eterna il Manchester City, vicino a Leo Messi in maniera incredibile e quasi fantasiosa.
Lost in Translation. Non il film con Scarlett Johansson e Bill Murray, semplicemente ciò che portò Messi almeno empiricamente pochi passi da lasciare la Catalogna e volare al Nord, a Manchester, in una afosa estate di due decenni fa, nel 2008, anno in cui la Pulce è già al suo quarto anno blaugrana. Anni luce lontano dal valere cifre a otto o diciamocela tutta, nove zeri davanti all'uno. Sì, era un campione reduce dal terzo posto al Pallone d'Oro, ma guai a pensare a cifre astronomiche. Fuori dal tempo.
E' sopratutto il Manchester City ad essere diverso. E' il cugino sfigato dello United, senza giri di parole. Però il cuginetto un po' bruttino e deriso da tutti vince la lotteria e tombola, comincia ad essere guardato con occhi diversi. Tanto che può offrire 80 milioni di euro per chiunque e cominciare a rischiare, ad espandersi in stile Risiko. La sua Kamchatka è lì, affacciata sul mediterraneo e risponde al nome di Catalogna. Messi, prendiamo Messi. E proviamoci dai.
Sì, ci prova il Manchester City, peccato che lo faccia per errore.Gary Cook è l'amministratore delegato. Thaksin Shinawatra il presidente. Pairoj Piempongsant il braccio destro del boss. Paul Aldridge il Chief Operating Officer. Vabbè, non perdiamoci nel giochino del chi ha quale titolo. Fatto sta che la regia del film è in una sola stanza. E può uscirne un capolavoro, tipo 12 Angry Men. Più che arrabbiati sono tesi, consapevoli di dover fare un grande calciomercato.
C'è un olandese, un inglese, un thailandese. Un altro inglese e nessuna barzelletta. Solo una conference call tra i quattro. Sì, da quando gli Stati Uniti sono potenza globale l'inglese è diventata la lingua comune quando in ballo ce ne sono un paio, ma fatto sta che se lo parlano persone provenienti da diverse nazioni le parole sono tronche o più lunghe, mangiucchiate. Avete mai vissuto a Londra?




E' Cook a raccontare cosa successe in quel 2008. Si parla di calciomercato e Aldridge chiede come bisogna muoversi, visto che la situazione sta diventando caotica. Un caos, in inglese 'messy':
"Qualcosa si perde nella traduzione e, lo giuro su mia figlia, sento la frase ‘Dobbiamo prendere Messi".
Lo stress è tale in quel periodo in cui il Manchester City lavora da dittatore orwelliano del calciomercato, che Cook prende per buona la frase di Aldridge. Nessuno dice no, forse. C'è l'offerta dei cittadini arrabbiati e vessati da anni di angherie verbali da parte dei vicini dello United. Loro sono uniti, ora lo sono anche gli altri. I Citizens escono per strada e si dirigono a Barcellona.
Leo Lionel, 80 milioni di euro, il caos si genera nella mente dei dirigenti della Premier League. Messy per Messi. Ancora Cook:
"Sottopongo l’offerta al Barcellona e la Premier mi chiama per avere conferma, ma davvero offri 80 milioni per Messi? Hai perso la testa?".
Dave Richards è il presidente della Lega inglese e alza un sopracciglio, in stile Ancelotti o The Rock se preferite. Poi alza le spalle perchè capisce che il Manchester CIty fa sul serio. Non è il punto dell'offrire 80 milioni per Messi. E' il 2008 e il punto è semplicemente offrire 80 milioni di euro.
Il Barcellona è anch'esso nel caos per Messi e ci pensa seriamente. Sì Messi è nel giro dei migliori, ma sapete quanti sacchi ci vogliono per inserire 80 milioni di euro? Tanti, forse in banconote di piccolo taglio puoi ricoprire il Camp Nou:
"ll club spagnolo aveva detto a Richards che se l’offerta fosse stata vera, l’avrebbe presa in considerazione".
L'esperimento non diventa un successo perchè qualcosa ne blocca la creazione. 42 milioni per Robinho, il Real Madrid dice sì e il Manchester City si calma. Risparmia la metà, porta talento puro alla corte di mister Mark Hughes. Meno male che hanno accettato, avremmo rischiato di spendere 80 milioni per Messi. Troppi.
Oggi c'è chi darebbe un braccio, una gamba e un bulbo oculare per avere Messi a 80 milioni di euro. C'est la vie.
