23 maggio 2007, Milan-Liverpool, finale di Champions League. Non quel Milan-Liverpool: l'altro, il secondo, la rivincita rossonera ad Atene. Non c'è l'Italia intera a tifare per la squadra di Ancelotti. Non ci sono interisti e juventini, intanto, perché la rivalità è così, prendere o lasciare. E non c'è Daniele Padelli. Fino allo scorso maggio secondo portiere dell'Inter dietro a Samir Handanovic (ora all'Udinese), ma ai tempi faceva parte a tutti gli effetti della rosa dei Reds.
Padelli giocava nel Liverpool, sì. L'avevate dimenticato? Nessun problema: è un'esperienza entrata di diritto nel dimenticatoio del pallone italiano, inglese ed europeo. Per la sua brevità, innanzitutto: appena mezza stagione. E poi per l'andamento di quei sei mesi: una presenza in Premier League a campionato praticamente concluso, zero nelle coppe nazionali, zero in Champions League. Dove però siede in panchina nella semifinale di ritorno vinta ai calci di rigore contro il Chelsea, lasciapassare per Atene.
Quando il 13 maggio del 2007 Rafa Benitez decide di schierarlo contro il Charlton, all'ultima giornata di un torneo che per entrambe ha poco da dire, per il Liverpool è solo parzialmente un pomeriggio normale. E ancor meno lo è per Padelli, che a nemmeno 22 anni diventa il primo italiano a scendere in campo con la maglia dei Reds. Prima di Andrea Dossena, di Alberto Aquilani, di Mario Balotelli, di Fabio Borini. Finisce 2-2 e sulla seconda rete avversaria, ahilui, c'è il suo zampino, ma intanto la bandiera tricolore è stata piantata sul terreno di Anfield.
Come ci arriva Padelli al Liverpool? Un po' per caso, in fondo. All'inizio del 2007 il titolare dei Reds è Pepe Reina. Jerzy Dudek, l'eroe di Istanbul, invece non è più lo stesso. A gennaio c'è lui in porta quando gli uomini di Rafa Benitez perdono per due volte in pochi giorni contro l'Arsenal, in FA Cup e League Cup: 1-3 prima, addirittura 3-6 poi. La fiducia del club e del manager spagnolo non è più la stessa e il contratto in scadenza a fine anno non aiuta. E dunque il Liverpool si guarda attorno, accordandosi con la Sampdoria per il prestito di "uno dei portieri italiani più promettenti", come lo definisce il Daily Mail.
"Padelli andrà al Liverpool - conferma Silvano Martina, il suo agente - I due club hanno trovato un accordo per un prestito di sei mesi e il giocatore è entusiasta della prospettiva di giocare per il Liverpool".
L'aspetto più buffo della vicenda è che, in quelle prime settimane del 2007 in cui si consuma il trasferimento al Liverpool, Padelli non ha ancora esordito in Serie A. La prima parte di stagione l'ha trascorsa in prestito al Crotone, che ai tempi milita in B. Senza giocare, perché il titolare è Sasà Soviero. E dunque desta scalpore il fatto che il Liverpool si interessi a lui, in un trasferimento che fa tanto "calcio random" e che fa alzare più di un sopracciglio.
Da gennaio a maggio, come detto, in termini di utilizzo va maluccio: un paio di panchine in Premier League, quella in Champions per il derby col Chelsea, la non esaltante presenza finale col Charlton. Occhio, però: all'orizzonte c'è la finalissima ateniese col Milan. E in quei giorni pare addirittura che in panchina possa andarci lui e non Dudek, ormai fuori da ogni progetto del Liverpool. Non sarà così.
"La vittoria ai rigori sul Chelsea è stata un'emozione incredibile soprattutto per il coinvolgimento dei tifosi - dichiara nei giorni della vigilia Padelli, intervistato dalla 'Gazzetta dello Sport' - Ora non vediamo l'ora che arrivi la sera della finale. C'è un po' di tensione e Benitez non ha ancora cominciato a parlarci di cosa dovrà fare la squadra contro il Milan. Nello spogliatoio non si avverte questo senso di vendetta imminente dopo quello che successe due anni fa, perché chi arriva a questi appuntamenti non ha bisogno di stimoli particolari. Di sicuro vincerà la squadra che arriverà meglio al 23 maggio, ma sul fatto che Milan e Liverpool siano le migliori d'Europa non ci sono dubbi".
Visto che la speranza è l'ultima a morire, poi, quella di un prolungamento dell'esperienza a Liverpool è ancora concreta nella testa di Padelli. Si rivelerà ben presto un sogno destinato a infrangersi, ma intanto il portiere di Lecco non lo sa ancora.
"Non ho ancora avuto la fortuna di giocare ma considero questa esperienza un'opportunità unica. Mi alleno con campioni incredibili come Gerrard, con tecnici di altissimo livello. Qui sto benissimo, per me sarebbe fantastico restare ancora un anno per migliorare. Reina? Quando lo guardo allenarsi capisco da dove nascono certi risultati: è fortissimo ma lavora più di tutti, con un'intensità fuori dal comune".
No, niente ulteriore annata "per migliorare". Al termine del prestito, Padelli deve riempire le valigie e compiere il percorso inverso. Destinazione: Italia. Ma non alla Sampdoria, che di nuovo decide di privarsene costringendolo a un continuo peregrinare in giro per la Penisola: Pisa, Avellino, Bari, Udinese. Nel 2012 torna ad Anfield e si prende la rivincita coi friulani, vincenti per 3-2 in Europa League in una serata entrata nella storia. Poi nasce il Padelli che conosciamo oggi, il guardiano dei pali del Torino e poi il secondo di Handanovic all'Inter. Senza ripensare con troppa pena ai mesi trascorsi in Inghilterra.
"Rimpianti per l'esperienza al Liverpool? No, perché quello era stato un salto davvero troppo grande- ha dichiarato qualche anno fa al 'Giornale' - Ho imparato tanto, mi sono allenato con Gerrard e Reina e mi aveva voluto Benitez: è andata comunque bene così e, pur se dalla tribuna, ho vissuto l'emozione di una finale di Champions, purtroppo persa. Ho giocato anche un match ad Anfield Road: impossibile volere di più".
Analizzando la vicenda dalla prospettiva del Liverpool, invece, non ne esce un quadro esattamente positivo. Cercate un undici formato da meteore della storia recente del Liverpool e vi ritroverete il nome di Padelli tra i pali. E quando nel 2015 l'ex granata ha regalato la vittoria all'Empoli con una tragicomica autorete, gran parte della stampa inglese si è scatenata tra un articolo ironico e l'altro. Poco importa, però: nella storia dei Reds c'è anche il nome di Padelli. Il primo italiano di sempre a giocare in maglia rossa.


