Juventus ed Inter si ritroveranno martedì sera allo Stadium per un Derby d’Italia che metterà in palio un qualcosa di molto importante: il pass che vale l’accesso alla finale di Coppa Italia.
A Torino si ripartirà dal 2-1 per i bianconeri maturato nella gara d’andata a San Siro grazie ad una doppietta di Cristiano Ronaldo, ma ovviamente ogni discorso è ancora ampiamente aperto.
Lo sa bene anche Andrea Pirlo che si appresta a vivere una serata da grande ex. E’ stata infatti l’Inter la prima grande società a puntare su di lui quando era un giovanissimo talento appena sbocciato al Brescia, ma quella che poteva essere una lunga storia vissuta insieme ai livelli più alti, di fatta si è fermata ai suoi capitoli iniziali.
Se è vero infatti che i nerazzurri furono i primi a vedere in Pirlo doti non comuni, è anche vero che non ebbero poi la pazienza di scommettere con forza sulle sue qualità. Arrivato a Milano nella stagione 1998/1999, ovvero quella dei quattro diversi allenatori succedutisi in panchina in una sola annata (Simoni, Lucescu, Castellini e Hodgson), si vide garantito meno spazio del previsto, tanto che già l’estate successiva venne ceduto in prestito alla Reggina dove si confermò uno dei migliori giovani del panorama calcistico italiano.
Tornato l’anno seguente all’Inter, dopo un avvio di stagione avaro di occasioni, tornò poi a Brescia per rilanciarsi, per poi non vestire mai più la maglia nerazzurra.
Per Pirlo, che poi si sarebbe consacrato al Milan e alla Juventus, guadagnandosi un posto tra i più grandi giocatori italiani di sempre, l’Inter ha rappresentato una sorta di rimpianto.
Nella sua autobiografia, ‘Penso quindi gioco’, ha ammesso che la sua avventura in nerazzurro sarebbe potuta essere molto diversa se solo, nella stagione 2000/2001, l’avventura di Marcello Lippi sulla panchina dei meneghini non si fosse conclusa in maniera così veloce.
“Lippi è il portatore sano di un'emozione che nessuno potrà mai strapparci di dosso, ma anche, per quanto mi riguarda, di un pensiero che a volte mi toglie un pizzico di serenità. Quando lo incontro, mi viene in mente questo: se fosse rimasto ad allenare l'Inter, probabilmente sarei diventato una bandiera di quella squadra”.
L’esonero di Lippi rappresentò quindi un vero e proprio ‘sliding doors’ per Pirlo.
“La mia carriera avrebbe preso una direzione ben precisa. Con lui in panchina sarei rimasto a vita in quel club, di cui ero tifoso da bambino. Un ultrà con il ciuccio. Il mio idolo incontrastato era Lothar Matthäus, giocava con il numero 10, faceva gol, trascinava i compagni, per me non esisteva nessuno migliore di lui”.
A prendere il posto di Marcello Lippi fu Marco Tardelli, tecnico con il quale Pirlo aveva vinto un Europeo U21, ma che in nerazzurro non gli concesse spazio.
“Ha cancellato un amore potenzialmente infinito. Volevo scappare, e l'ho fatto, grazie alla solita telefonata a Tinti: ‘Portami via da questo manicomio, mai più all'Inter, mai più. Trovami un'altra squadra, una qualsiasi’”.
In Juventus-Inter quindi, Andrea Pirlo sfiderà più che il suo passato. L’Inter è stata il suo grande amore non totalmente corrisposto.




