Il Milan strappa un pareggio prezioso all'Allianz Stadium contro la Juventus grazie ad un preciso colpo di testa di Rebic, in risposta al vantaggio fulmineo di Morata dopo pochi minuti: rossoneri a quota dieci punti come l'Inter, bianconeri a due e ancora nelle retrovie della classifica.
Intervistato da DAZN, Stefano Pioli ha evidenziato il miglior rendimento dei suoi nel secondo tempo, quando la pericolosità dalle parti della porta di Szczesny si è concretizzata con il pari.
"Siamo venuti qua per vincere, poi abbiamo trovato una Juventus più determinata di noi nella prima parte. Nella ripresa sicuramente meglio noi di loro. I meriti a Rebic li do tutti i giorni e in tutte le partite, ci sta dando una mano in una posizione di campo che ci vede senza Giroud e Ibrahimovic: ha grandi qualità e le ha mostrate".
Nessun passo indietro rispetto alle precedenti uscite: i meriti della Juventus non possono passare in sordina, seppur esista un po' di rammarico per la dinamica dell'azione che ha portato all'1-0 di Morata.
"Non sono d'accordo sul fatto che la nostra sia stata una prestazione inferiore alle precedenti. Davanti avevamo gente come Bonucci e Chiellini. Il goal preso è stato un'ingenuità, la Juventus aveva Rabiot fuori. L'importante è che non manchi mai la qualità nelle giocate".
"In questa situazione la collaborazione tra Saelemaekers e Tomori doveva essere migliore. Bisogna però dare risalto ai meriti della Juventus, noi non siamo partiti benissimo ma è giusto fare i complimenti ai nostri avversari".
Infine un appunto sull'andamento delle partite in Italia: troppe interruzioni che risultano decisive in negativo quando i club nostrani oltrepassano i confini nazionali per disputare le competizioni continentali.
"Forse l'anno scorso per vincere queste partite con squadre forti dovevamo sperare in una sorta di miracolo, ora è diverso. Siamo stati coraggiosi rischiando con il baricentro alto per provare a vincere. In Europa si fa fatica? Oggi abbiamo giocato soltanto 48 minuti effettivi: troppe parole e troppi fischi, si creano tempi morti e questo non va bene per il processo di crescita dei club italiani nelle coppe europee".




