Il numero 36 ha mantenuto inviolata la porta nell'esordio casalingo contro il Sassuolo, ripetendosi nella trasferta di 'Marassi' contro la Sampdoria, dove si segnala il suo intervento provvidenziale in apertura di gara su Leris.
Tuttavia, con il rientro del portiere polacco, Perin tornerà a ricoprire il proprio ruolo di vice. Un'etichetta che gli va decisamente stretta visto il bagaglio a disposizione.
"Perché ho deciso di fare il secondo di lusso? Vista superficialmente può sembrare una scelta di comodo, ma vista nel profondo è una scelta ambiziosa perché ho pensato: 'A finire la carriera con 400 presenze in Serie A, ma senza aver mai giocato partite che pesano o lottato per vincere avrei avuto qualche rimorso'".
La volontà di rimanere alla Juventus, seppur con minutaggio limitato, gli ha permesso di vivere grandi palcoscenici e respirare l'atmosfera delle grandi notti.
"Grazie a questa scelta ho giocato due finali e la Champions League. Preferisco giocare poche partite alla Juventus che giocarle tutte in un'altra squadra, ma non lottare per niente".
Un anno fa, il suo nome era stato accostato all'Atalanta dopo la cessione di Gollini al Tottenham.
"C'è stata la possibilità di andare all'Atalanta, ma l'universo ha voluto che rimanessi alla Juventus: l'ho ascoltato e penso di aver fatto bene".
In carriera Perin ha dovuto fare i conti due infortuni molto seri: tra il 2015 e il 2016 ha subito per due volte la rottura del legamento crociato che l'ha costretto ad un lunghissimo stop.
"Gli infortuni che ho avuto dipendono da me: non nel senso materiale, ma ci ho messo del mio. Dopo l'ultimo infortunio ho anche pensato di smettere, ma devo ringraziare Nicoletta Romanazzi, la mia mental coach. La ringrazierò a vita".
Lungo il suo percorso, c'è però spazio anche per un grande rimpianto.
"Nel 2014 potevo andare al Bayern Monaco da Guardiola: con la testa di oggi ci sarei andato".


