C'è un coro che risuona alla Vila Belmiro – o perlomeno risuonava prima che l'emergenza Covid-19 costringesse l'intero pianeta alla chiusura degli impianti di calcio – durante le partite casalinghe del Santos, manifesto di orgoglio che va al di là di una partita di pallone:
“O Santos é sensacional/só o Santos parou a guerra”
Tradotto: il Santos è sensazionale, solo il Santos ha interrotto la guerra. Quale guerra? Quella del Biafra, scoppiata in Nigeria sul finire degli anni Sessanta dello scorso secolo. E visto che Santos e Pelé in quell'epoca possono essere considerati la stessa cosa, sono in molti a trasferire il concetto: Pelé, O Rei, uno dei più grandi che il mondo del pallone abbia mai conosciuto, simbolo del Peixe e del Santos, ha interrotto una guerra. Ma sarà poi vero?
Ricostruzione: nelle prime settimane del 1969 il Santos viene invitato in tournée in Africa. In Congo, Mozambico, Ghana e Algeria, per la precisione. E anche in Nigeria. D'altronde è un'attrazione anche fuori dal Brasile e dal Sudamerica: ha in rosa Pelé, il più grande di tutti, destinato di lì a poco a conquistare il suo terzo titolo mondiale in Messico e a raggiungere quota 1000 reti in carriera. Il problema è che in Nigeria, in quel periodo, è in corso una sanguinosa guerra tra le forze governative e il popolo del Biafra, dopo che la piccola regione del Sud-Est del paese ha autoproclamato la propria secessione dal Governo centrale.
Il 4 febbraio del 1969, davanti a 30000 persone circa, il Santos batte per 2-1 una selezione centro-occidentale del paese a Benin City, al confine con la regione separatista. In quel giorno la guerra, magicamente, si interrompe per vedere giocare Pelé. O almeno, questo è ciò che si sostiene da anni nell'ambiente santista e in Brasile. Una tregua durata tre giorni, poi ripartita e definitivamente conclusa l'anno successivo, nel 1970, con il ritorno del Biafra sotto il controllo governativo.
“Nonostante non sia servita per far cessare totalmente la guerra in questione – scrive il sito ufficiale del Santos – la forza della pace e dell'unione è riuscita, almeno per qualche tempo, a interrompere i conflitti e creare delle storie incredibili”.
“L'arrivo in Nigeria nel 1969 della leggenda del calcio brasiliano Pelé ha provocato un cessate il fuoco di tre giorni – scriveva qualche anno fa la rivista americana 'Time' – Sia il governo che la repubblica del Biafra hanno accettato una tregua per permettere alla sua squadra, il Santos, di giocare alcune partite di esibizione contro squadre locali. Durante 72 ore, il calcio è stato più importante della guerra”.
Lo stesso Pelé, ogni volta che spunta l'argomento, non si tira mai indietro: certo, quella guerra l'abbiamo interrotta eccome. E guai a chi si azzarda ad affermare il contrario.
“C'è stato davvero un cessate il fuoco nel bel mezzo della guerra, ordinato solo per noi, e i miei compagni di squadra ricordano di aver visto bandiere bianche e manifesti in cui c'era scritto che sarebbe tornata la pace solo per vedere giocare Pelé ”, scrive O Rei nella sua seconda autobiografia, pubblicata nel 2006.
A contestare questa versione dei fatti, però, è un numero sempre maggiore di studiosi. Storici e antropologi concordi sul fatto che il mito di Pelé e del Santos capaci di interrompere una guerra non corrisponda fino in fondo alla realtà. Tra questi il cinquantatreenne José Paulo Florenzano, che nei mesi scorsi ha operato una rilettura dell'intera vicenda in un'intervista a 'ESPN.com,br.
“La mia tesi è che il Santos non interruppe una guerra civile in Nigeria. Anzi, non solo non interruppe una guerra, ma addirittura fu utilizzato come strumento di propaganda dal governo militare nigeriano contro la repubblica separatista del Biafra.
Quando il Santos giocò a Benin City, non c'era un esercito in città, né tantomeno in periferia o in regione in cui è situata. Lì nulla era minacciato. La tesi secondo cui fu necessario un cessate il fuoco per consentire alla squadra di giocare, secondo i dati delle mie ricerche, è dunque infondata ”.
Secondo gli storici in questione, Benin City, conquistata nell'agosto del 1967 dal Biafra, è già tornata sotto l'egida del governo nigeriano un anno e mezzo dopo, quando il Santos sbarca in Africa. I territori conquistati dalla repubblica separatista si sono ridotti settimana dopo settimana, mese dopo mese, tanto che in quel febbraio del '69, secondo Florenzano, il Biafra è già ridotto di tre quarti rispetto alla propria estensione originaria.
La guerra civile nigeriana si concluderà un anno più tardi, nel 1970. Mentre Pelé alza in Messico la sua terza Coppa del Mondo, nel paese si registra più di un milione di morti tra civili e soldati. Intanto, tra mito e mistero, la nebbia sulla vicenda che coinvolse Pelé più di cinquant'anni fa ancora non si è diradata. Con una tesi che, però, si fa sempre più strada: il Santos sarà anche sensazionale, ma no, una guerra non l'ha mai interrotta.


