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Pasquale Padalino, sognando Baresi: dal Foggia alla Champions League con la Fiorentina

09:22 CEST 26/07/22
Pasquale Padalino
Libero roccioso, Padalino debutta in Serie A col Foggia e si impone per affidabilità e costanza di rendimento. Giocherà in Nazionale e in Champions.

Libero roccioso (un metro e 80 centimetri per 74 chilogrammi), Pasquale Padalino è il prototipo del giocatore partito dal basso che è riuscito a imporsi ad alti livelli grazie al lavoro su se stesso e ai sacrifici, arrivando fino a indossare la maglia della Nazionale italiana e a giocare in Champions League.

COL FOGGIA DALLE GIOVANILI ALLA SERIE A

Nato a Foggia il 26 luglio 1972, a trasmettere a Pasquale la passione per il calcio è papà Luigi. Dapprima lo stimola a provarci e a credere in se stesso, quindi diventa il suo primo critico e lo pungola per migliorarsi.

"Devo molto a mio padre - ammette il difensore in un'intervista a 'Forza Viola' dell'ottobre del 1998 -, mi ha aiutato, seguito e stimolato. La passione per il calcio me l'ha trasmessa lui, anche se a dire la verità non ha fatto fatica, perché io ero sintonizzato. [...] Probabilmente se non avessi fatto il calciatore mi sarei messo a lavorare con lui da artigiano e oggi avrei fatto il carrozziere, un lavoro che mi affascinava".

Tira i primi calci nella squadra della Juventus San Michele e a 12 anni entra nel Settore giovanile del Foggia. Inizialmente gioca da mezzala di centrocampo e sviluppo visione di gioco, il lancio lungo e un gran tiro, che una volta diventato professionista avrebbe utilizzato come arma per trovare il goal, oltre ad un'indiscutibile abilità nei colpi di testa.

La domenica fa il raccattapalle allo Zaccheria e sogna un giorno di giocare in Serie A. I suoi maestri sono Giacomo Cosmano, Cosimo Nocera, il bomber del mitico Foggia di don Oronzo Pugliese, e Roberto Balestri. Il giovane Pasquale si mette in evidenza e Inter e Juventus si interessano a lui.

"Sarei potuto andare all'Inter già all'epoca di Pellegrini - rivelerà in un'intervista a 'Calcionapoli24.it' -. Una volta lo incontrai in un ristorante di Milano e mi disse: 'Mi avrebbe fatto piacere averla nella mia squadra, ma purtroppo il suo presidente (Casillo, ndr), fece una richiesta eccessiva per un ragazzo di 17 anni...' ".
"Mi venne detto che quando ero un ragazzo anche la Juventus mi seguiva, ma andare lì avrebbe voluto dire aspettare tempi tecnici che avrebbero ritardato o, forse no, nessuno lo può sapere, il mio ingresso in campo: non mi sarei ritagliato subito quello spazio che pensavo potessi avere, o comunque chi era al mio fianco pensava potessi avere. Purtroppo, per fortuna o meno, devi prendere decisioni: non sono arrivate solo da me ma soprattutto da altri".

Non se ne farà nulla e Padalino completa il suo percorso nelle Giovanili del Foggia approdando nella Squadra Primavera nel 1988/89. Pasquale si mette a tal punto in evidenza che nella stessa stagione approda in Prima squadra per merito dell'allenatore Giuseppe 'Pino' Caramanno.

Questi lo vede in azione in una gara con la Primavera e si rivolge al D.s. Pavone:

"Chi è quel ragazzo?"
"Si chiama Padalino , è foggiano e ha 16 anni", gli risponde il dirigente.
"Bene, da domani lo voglio con me in Prima squadra".

Caramanno resta colpito dalle qualità che intravede nel giovane Pasquale e per lui fa anche una profezia:

"Fra pochi anni Padalino giocherà in Serie A e diventerà un protagonista del calcio italiano".

Avrà ragione lui. In una stagione magica per il Foggia, che si piazzerà secondo nel Girone B di Serie C1, conquistando la promozione in Serie B dopo 6 anni, Padalino fa il suo esordio assoluto nel calcio professionistico all'età di 16 anni l'11 dicembre 1988 in un Giarre-Foggia 2-1.

Non fu un esordio memorabile, e il ragazzo a centrocampo non brillò più di tanto, ma intanto bruciava le tappe e rompeva il ghiaccio, chiudendo la stagione in C1 con 2 presenze. Il 1989/90 è l'anno in cui a Foggia approda Zdenek Zeman.

Il boemo, vedendolo in azione, decide di cambiare ruolo a Padalino, che a 17 anni si trasforma da centrocampista a libero, ruolo in cui può sfruttare il suo calcio potente e la sua visione di gioco per impostare l'azione. Pasquale non è un fulmine di guerra in velocità, ma sopperisce con il senso tattico, la rapidità di pensiero e la grande determinazione. Spesso, durante le partite, tarda a carburare e si guadagna così il soprannome di 'Diesel'.

Il suo idolo e riferimento calcistico diventa Franco Baresi.

"Sarebbe un sogno - afferma - ereditare un giorno la sua maglia".

Dopo 20 presenze senza reti, in estate estate proprio il Milan ed il Napoli si contendono il suo cartellino. Si parla di una valutazione di tre miliardi e mezzo di Lire, ma il patron Casillo lo trattiene ancora una volta in Puglia.

Diventa un titolare della squadra nel 1990/91, l'anno dell'ascesa dalla B alla A. Colleziona 25 partite in Serie B e 2 in Coppa Italia, e nella stagione seguente, il 1991/92, corona il sogno di giocare in Serie A.

La data è il 27 ottobre 1991, quando, allo Stadio Olimpico di Roma, Padalino entra in campo all'86' al posto di Rambaudi. Il libero scivola però nuovamente in panchina, con Zeman che gli preferisce stabilmente il più esperto Consagra come titolare.

Pasquale mette insieme comunque 15 presenze nella sua prima stagione nel massimo campionato, che vede peraltro il Foggia grande rivelazione piazzarsi al 9° posto finale. La gioia più grande è quella del suo primo goal in Serie A, che segna il 3 maggio 1992 allo Zaccheria contro il Napoli e vale la vittoria per 1-0 dei Diavoletti contro i partenopei.

La rete è una prodezza balistica: controllo e tiro a giro rasoterra da appena dentro l'area, con il pallone che si infila all'angolino basso alla sinistra di Giovanni Galli.

"Più che un dispiacere al Napoli, ho dato una soddisfazione al Foggia per il mio unico goal stagionale contro un portiere forte come Galli - dirà -. C'erano De Napoli, Careca e tanti altri: un ricordo che mi porterò dentro per sempre. Per un foggiano fare goal nella propria città, l'unico tra l'altro, contro una grande squadra, è un ricordo bellissimo, indelebile che resterà sempre dentro di me".

Oltre al campionato, Padalino disputa anche la semifinale di Mitropa Cup contro i bosniaci dell'FK Borac Banja Luka, all'epoca jugoslavi, ma il Foggia dopo i 2-2 dei tempi regolamentari perde ai rigori 6-4.

LA ROTTURA CON ZEMAN E GLI ANNI CON BOLOGNA E LECCE

La stagione 1992/93 potrebbe essere quella dell'esplosione definitiva, invece nel precampionato qualcosa fra il libero e Zeman si rompe. Padalino, assieme a Rosin, Codispoti e Consagra finisce addirittura fuori rosa. I quattro sono in rotta con la società e provano a forzare la mano e ad unirsi al gruppo nel ritiro di Campo Tures, ma vengono fatti alloggiati in un albergo fuori dal paese, lontani dal resto della squadra, e in meno di ventiquattr’ore sono rispediti a Foggia, ufficialmente "per sottoporsi alle visite mediche".

È il punto di non ritorno, e Padalino reagisce con rabbia e incredulità.

"Ci hanno esiliati per paura che contagiassimo i nuovi arrivati con una malattia di cui noi stessi ignoriamo la natura - ironizza con la stampa -. Volevamo soltanto allenarci al meglio, per farci trovare pronti da chi eventualmente vorrà acquistarci a novembre. Sono dispiaciuto anche per il comportamento del signor Zeman. Invece di consolarci, ammesso che ne avessimo bisogno, non ci ha nemmeno rivolto la parola".

Pasquale Padalino Cassano

Sul mercato autunnale Padalino è così ceduto al Bologna, in Serie B. I felsinei sono un club importante, ma attraversano un momento difficile della loro storia. I rossoblù a fine campionato retrocedono in Serie C1 dopo aver cambiato tre allenatori (Bersellini, Cerantola e Fogli). Il libero foggiano, che disputa 18 gare, tuttavia continua ad avere i suoi estimatori e nell'estate 1993 si trasferisce al Lecce, facendo così ritorno in Serie A.

La stagione in Salento è positiva sul piano personale, visto che Padalino è uno dei pochi giallorossi a salvarsi dal naufragio generale: 32 presenze e 3 goal in Serie A (a segno nelle sconfitte per 2-1 contro Napoli e Cagliari e nella vittoria per 1-0 sull'Udinese) per il libero, più 2 gare in Coppa Italia. Il Lecce, guidato inizialmente da Nedo Sonetti, poi da Rino Marchesi, giunge ultimo e retrocede in Serie B.

DAL RITORNO AL FOGGIA ALLA FIORENTINA

Ancora una volta Pasquale, il libero che sognava Baresi, rimane nel massimo campionato. Il suo Foggia, con Zeman approdato alla guida della Lazio, decide infatti di riprenderlo. I Diavoletti di Enrico Catuzzi partono bene ma poi si fermano e precipitano nei bassifondi della classifica. I rossoneri chiudono al 16° posto e a loro volta scivolano in Serie B.

Per Padalino, 28 presenze in campionato e 4 in Coppa Italia, c'è invece il passaggio in una squadra ambiziosa come la Fiorentina di Cecchi Gori, in cui va a comporre una coppia centrale di tutto rispetto con Lorenzo Amoruso.

Sono anni di grande crescita quelli per i viola, che vogliono lasciarsi alle spalle l'anno in Serie B e diventeranno una delle cosiddette 'sette sorelle' del calcio italiano, e quelli migliori della sua carriera per Padalino, che alla prova del nove dimostra tutto il suo valore.

Sotto la guida di Claudio Ranieri, Padalino vince nel 1995/96 la Coppa Italia, il suo secondo trofeo dopo il campionato di B del 1990. In finale i toscani prevalgono sull'Atalanta (1-0 al Franchi e 0-2 in trasferta). Successivamente il 1996/97 si apre il 25 agosto con la conquista della Supercoppa italiana grazie all'1-2 sul Milan, partita che però non vede Padalino fra i protagonisti.

In amichevole a Lisbona, infatti, contro il Benfica, il libero viola aveva rimediato una botta al ginocchio sinistro. Non sembra qualcosa di grave, ma al primo allenamento, il 18 agosto, il ginocchio cede. Si teme la rottura del collaterale e un conseguente lungo stop, Pasquale sente tanto dolore ma gli esami strumentali attestano solamente una distorsione con stiramento dei legamenti.

Tirato un sospiro di sollievo, e dopo due mesi e mezzo di stop, Padalino può rientrare in campo il 31 ottobre nell'1-1 di Praga contro lo Spartak, gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa delle Coppe in cui fa segnare il suo esordio nel torneo. Il 3 novembre è ancora titolare nello 0-0 del Tardini con il Parma e riprende regolarmente il suo posto accanto ad Amoruso.

Con i suoi compagni il difensore centrale è protagonista della cavalcata europea in Coppa delle Coppe fino alle semifinali, quando è il Barcellona di Figo e Ronaldo il Fenomeno ad eliminare i toscani (1-1 al Camp Nou e sconfitta per 0-2 al Franchi).

Pasquale Padalino Figo
"Ci legava l'amicizia con Batistuta, Rui Costa ma anche con Bigica che è di Bari e che sento ancora spesso - racconterà Padalino -. Avevamo un rapporto stretto, intimo e fraterno: in un gruppo ci sono conoscenze approfondite, che restano anche quando la carriera ti divide, nonostante la mancanza di contatti assiduo".
"Un aneddoto? Batistuta dimenticava sempre il portafoglio a casa: per un cambio di pantaloni o dimenticanza, aveva sempre una scusa per non pagare il caffè. Era un ragazzo generoso, scherzavamo molto su questo aspetto aspetto, ma resta un vero leader: forte per se stesso e per tutti noi, come anche Rui Costa".

Nelle prime due stagioni in viola realizza anche 4 goal in campionato, non male per chi fa il difensore. Il più pesante lo segna a San Siro il 31 marzo 1996 con un bel diagonale e vale il successo esterno per 1-2 sull'Inter di Roy Hodgson.

IN NAZIONALE CON SACCHI

Dopo esser stato nel giro dell'Italia Under 21 da giovane, senza però mai avere l'opportunità di esordire, le prestazioni di alto livello con la Fiorentina portano Padalino a indossare la maglia della Nazionale maggiore durante la gestione di Arrigo Sacchi.

Il Profeta di Fusignano convoca il difensore viola con l'Italia per l'amichevole di Sarajevo con la Bosnia del novembre 1996. Padalino fa coppia al centro della difesa con Paolo Maldini, ma sono i padroni di casa a imporsi 2-1.

"La partita andò male - ricorda Padalino - ma Sacchi mi fece i complimenti e mi diede appuntamento alle partite successive. Ero al settimo cielo, purtroppo dopo poche settimane il Ct. fu esonerato ed io la Nazionale non l'ho più vista. Per questo mi tengo stretta quella maglia azzurra, anche se legata ad una sconfitta. Per me rappresenta comunque un ricordo importante".

IN CHAMPIONS CON TRAPATTONI

Dopo l'addio di Ranieri e del suo partner difensivo Amoruso, Padalino vive con la Fiorentina anche le epoche Malesani e Trapattoni. Negli anni dal 1997 al 2000 spesso da centrale marcatore accanto ad Aldo Firicano e successivamente a Tomas Repka, o in una linea a tre con lo stesso Firicano e Giulio Falcone, a seconda delle esigenze.

Sono anni piuttosto positivi per il centrale pugliese, che si toglie ulteriori soddisfazioni soprattutto durante la gestione del Trap. I viola, infatti, con l'esperto tecnico di Cusano Milanino al timone, prima sfiorano lo Scudetto nel 1998/99 arrivando terzi, quindi disputano la Champions League nella stagione successiva.

Pasquale Padalino

Superato l'ostacolo Widzew Lodz nel turno preliminare, i viola si fanno valere, venendo eliminati soltanto nel secondo girone. Il primo Pasquale lo vive da protagonista, disputando da titolare le sfide contro l'Arsenal al Franchi e con il Barcellona e l'AIK Solna fuoricasa. Poi però gli infortuni gli impediranno di rendere quella stagione la migliore della sua carriera, con una seconda parte molto travagliata che lo vedrà a lungo ai box e gli farà collezionare soltanto 16 presenze fra tutte le competizioni.

"La trasferta al Camp Nou - dirà -, assieme al ritorno della finale di Coppa Italia vinta nel 1996, restano le emozioni che non dimentico della mia avventura a Firenze".

Il binomio Padalino-Fiorentina dura fino al 1999/00. In estate, dopo 142 gare e 8 reti con i viola, il difensore centrale fa infatti ritorno al Bologna.

LE ULTIME STAGIONI E IL PASSAGGIO ALL'INTER

In rossoblù Pasquale anche questa seconda volta non è particolarmente fortunato. Dopo aver saltato per problemi fisici tutta la prima parte della stagione 2000/01, torna nel gennaio 2001 e sotto la guida di Francesco Guidolin totalizza 15 presenze fino a giugno.

Nell'estate 2001 il difensore ha la grande occasione della carriera: con ampio ritardo rispetto a quando sarebbe potuto accadere, ovvero a quando piaceva a Ernesto Pellegrini ai tempi della Primavera del Foggi, Padalino passa all'Inter nell'ambito di uno scambio di cartellini con Salvatore Fresi.

Le aspettative di Pasquale, ormai trentenne, sono alte ma con Héctor Cuper al timone dei nerazzurri il difensore nella prima di stagione non trova mai spazio. Finalmente in Coppa Italia, il 12 novembre 2001, l'ex viola ha l'occasione tanto attesa.

Allo Stadio Friuli i nerazzurri sfidano i padroni di casa dell'Udinese per l'andata degli ottavi di finale. Ma la partita dell'esperto centrale difensivo dura appena 25 minuti: Padalino deve abbandonare anzitempo il terreno di gioco per un grave infortunio al ginocchio destro. La sua avventura all'Inter è praticamente già conclusa.

"Non me la posso prendere con nessuno - afferma Padalino a 'Calcionapoli24.it' -, neanche con me stesso: tutto è dipeso da un infortunio grave che mi ha tenuto fuori per più di sei mesi e che è accaduto in una gara di coppa Italia contro l'Udinese. Un qualcosa che mi fa ancora arrabbiare".
"Le cose andarono così: Roberto Muzzi, vistosi anticipato, mi spostò, ovviamente senza cattiveria, ed io, nell'appoggiare il piede, non trovai più l'appoggio, cosa che mi procurò una sublussazione del ginocchio che mi tenne lontano dai campi per tanto tempo, in una stagione che vide l'Inter perdere lo Scudetto perché strappatogli all'ultimo dalla Juve. L'esperienza resta comunque per me incredibile, con Moratti, Oriali e Facchetti: defilata, vero, ma con grandi campioni come Cordoba, Materazzi, e altri".

Le ultime stagioni vedono Padalino in forza al Como, fresco di ritorno in Serie A. Pasquale resta in riva al lago 2 anni, sicuramente non fortunate, che vedono il Como protagonista in negativo con una doppia retrocessione dal massimo campionato alla Serie C1.

Il difensore totalizza 28 presenze e 2 goal fra campionato e Coppa Italia. L'ultima rete in A, la 14ª in carriera, la firma il 27 ottobre 2002 in Brescia-Como 1-1. Partita pareggiata dalla Leonessa in zona Cesarini con un rigore trasformato da Roberto Baggio.

Nel 2004, ancora trentunenne, Padalino si ritira dal calcio giocato, al termine di una carriera non certamente lunga ma molto intensa.

"Edmundo è tra i più forti in assoluto con il quale mi sono allenato - rivelerà -, al pari di Ronaldo, Recoba, Zanetti, Batistuta, Vieri e Rui Costa".

PADALINO ALLENATORE

Superato il corso a Coverciano, Padalino inizia nel 2006/07 la sua seconda vita da allenatore come vice di Gian Piero Ventura al Verona. Il binomio con il tecnico genovese prosegue nei due anni seguenti al Pisa.

Nel 2009/10 comincia a lavorare da primo allenatore. La sua prima squadra è la Nocerina, esperienza conclusa con le dimissioni nella parte finale del campionato di Lega Pro Prima Divisione dopo una sconfitta interna.

Dopo 2 anni senza squadra, nel 2012 assume la guida tecnica del suo Foggia, precipitato in Serie D e sull'orlo del fallimento. Il primo anno lo porta fino ai playoff, nei quali è eliminato dal Matera, ma successivamente ripescato in Lega Pro Seconda Divisione. Nella sua seconda stagione con i Diavoletti ottiene un ottimo 6° posto nella nuova Lega Pro.

Le esperienze seguenti lo vedono sulla panchina del Grosseto (esonero a metà stagione), Matera (6° posto in Lega Pro dopo una squalifica di 4 mesi per compensi in nero percepiti all'epoca della Nocerina), Lecce (esonero a 2 giornate dalla fine della Lega Pro, con la squadra 2ª in classifica) e ancora Foggia (dal dicembre 2018 al marzo 2019), dove stavolta non riesce a ottenere risultati e viene esonerato.

L'ex difensore centrale trova il tempo anche per cimentarsi come seconda voce nelle telecronache di Sportitalia. Nel 2020/21, stagione fortemente condizionata dal Covid, ha guidato la Juve Stabia in Serie C1, portandola ai playoff dopo il 5° posto nel Girone C nella stagione regolare. Le Vespe sono state eliminate agli spareggi dal Palermo.

La sua esperienza più recente, nel 2021/22, lo ha visto invece allenare il Siena, sempre in Serie C1. Subentrato a dicembre a Paolo Negro, ha condotto i toscani a sfiorare i playoff, mancati per un solo punto.

Il Padalino allenatore è un cultore del 4-3-3 di stampo zemaniano riveduto e corretto in fase difensiva. Il boemo ha lasciato in lui grosse influenze, nonostante i rapporti non sempre idilliaci fra i due.

"Oggi il 4-3-3 è cambiato per innovazione dei tecnici, adattamenti e contromisure adottate che a lungo sono state studiate: si cerca il palleggio, rispetto alle palle verticali ma è stato come fare un passo indietro nei miei primi anni - spiega -. L'abilità deve essere quella di fare quelle giocate durante le gare, nella loro totalità, nella loro anche complessità. Sono sincero, non mi condiziona, sono al passo con i tempi ma so anche che il mister mi ha insegnato molto".
"Per i difensori era sempre dura, ma io da allenatore non ho condizionamenti - assicura -, lo testimoniano i fatti, visto che le mie squadre mettono in risalto numeri di una difesa ermetica, che va in controtendenza con ciò che feci con Zeman".