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La parabola di Rafinha: dal rimpianto Inter alla nuova chance al PSG

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Ci sono alcuni giocatori che, più di altri, riescono ad entrare nel cuore dei tifosi con cui si instaura un rapporto di fedeltà dettato da una reciproca attrazione. Non sempre, però, sono necessari anni per lasciare un ricordo positivo tra la gente: a Rafinha bastarono pochi mesi per far scoccare la scintilla con il popolo dell'Inter, che in lui vedeva un potenziale leader presente e futuro. A rovinare i piani dei supporters nerazzurri fu il mancato accordo economico sul riscatto tra la società meneghina e il Barcellona, che all'epoca dei fatti deteneva la titolarità del cartellino: milioni di euro di differenza che impedirono al centrocampista brasiliano di proseguire la sua carriera in Italia, tornando in Catalogna e facendo perdere parzialmente le tracce sul suo conto.

Ma iniziamo dal principio e dall'annuncio fatto dall'Inter il 22 gennaio 2018: Rafinha è il nuovo rinforzo per Luciano Spalletti, in arrivo con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 35 milioni più 3 di bonus, esercitabile prima del termine della stagione sportiva (30 maggio). Riguardo a lui la critica nutre alcune perplessità, non dal punto di vista tecnico ma fisico: puntare su un giocatore frenato da innumerevoli infortuni non sarebbe proprio la mossa giusta, a maggior ragione se l'obiettivo è l'agognato ritorno in Champions League dopo sei anni di digiuno. Fin dalla conferenza stampa di presentazione Rafinha dimostra comunque di avere le idee chiare sul compito che lo aspetta: aiutare la squadra a finire tra le prime quattro e, possibilmente, fare la storia del club negli anni a venire.

"Do sempre il massimo per la squadra in cui gioco. Sono ambizioso, dobbiamo puntare alla Champions League. Con questi calciatori e questo tecnico sono sicuro che possiamo farcela. Mi piacerebbe lasciare un ottimo ricordo e, magari, vincere qualcosa. Sarebbe bello se riuscissi a scrivere la storia del club in qualche modo. Conosco la pressione, ci convivo dall'età di 18 anni. Se penso all'Inter mi viene in mente Adriano, l'Imperatore, ma anche Ronaldo che secondo me è stato l'attaccante più forte della storia. Zanetti è un esempio, spero di rubargli qualche segreto. Ho sempre stimato Borja Valero, lo seguivo anche ai tempi del Villarreal".

Rafinha esordisce nel finale del match pareggiato per 1-1 sul campo della SPAL, proprio pochi istanti dopo la beffarda rete di Paloschi: quei pochi secondi a disposizione bastano per capire che la stoffa c'è, che l'Inter ha trovato un nuovo leader tecnico. Sì, poiché Rafinha prende per mano la squadra col passare delle partite e i giudizi nei suoi confronti sono unanimi: è lui l'interprete perfetto per il ruolo di trequartista nel 4-2-3-1 di Spalletti dopo diversi tentativi andati a vuoto con Brozovic, spostato qualche metro più indietro a coronamento di una delle tante intuizioni avute dall'allenatore di Certaldo. L'Inter lotta con la Lazio per l'ultimo posto utile per la massima competizione europea e, la sensazione, è che il brasiliano sia l'asso nella manica da calare al momento adatto: il primo goal arriva il 6 maggio 2018 nel comodo 0-4 rifilato all'Udinese, seguito dall'inutile sigillo in occasione della sconfitta interna contro il Sassuolo (1-2).

Ma la partita della vita è datata 20 maggio, proprio al cospetto della Lazio nella tana dell'Olimpico: l'Inter è obbligata a vincere per appaiare in classifica i capitolini e, in virtù di un migliore rendimento nel computo degli scontri diretti, prendersi il quarto posto valevole l'accesso in Champions. Rafinha gioca da titolare, salvo poi essere sostituito al 68' da Karamoh: tentativo disperato di Spalletti di alzare il baricentro, culminato con la rimonta clamorosa fino al 2-3 finale. A prendersi la scena è Vecino, l'uomo della Champions, ma anche Rafinha è tra i più applauditi: enorme la gioia nella pancia dell'Olimpico dopo il triplice fischio, da cui si evince la grande voglia di rimanere per raccogliere in Europa i frutti del duro lavoro. 

Una passione quasi viscerale per i colori nerazzurri, bloccata sul più bello dalle contingenze di natura economica dell'Inter, vincolata ai temibili paletti del Financial Fair Play: all'improvviso diventano troppi i 38 milioni promessi a gennaio al Barcellona ed è inutile il tentativo di mediazione con i blaugrana che si rivelano irremovibili sulla cifra pattuita qualche mese prima. Rafinha, dunque, fa le valigie per tornare in Spagna in un clima personale di sconforto per l'impossibilità di proseguire un progetto ben avviato, che avrebbe potuto mettere in bella mostra anche il suo nome. La delusione è palpabile, espressa chiaramente alcune settimane più tardi ai microfoni del 'Mundo Deportivo'.

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"A Milano ho ritrovato fiducia e felicità, mi sono sentito di nuovo un calciatore. Sapevo che all'interno del club erano felici e mi avrebbero riscattato, ma non è successo. E' stata un'esperienza allo stesso tempo brutale e incredibile, la passione degli interisti mi ha ricordato come la gente vive il calcio in Brasile. I compagni erano eccellenti, un gruppo fantastico".

Chiuso un capitolo, ecco aprirsene un altro: a Barcellona Rafinha ritrova Ernesto Valverde e la panchina, triste compagna d'avventura che all'Inter era stata messa da parte. In una delle poche apparizioni dal primo minuto, l'avversaria è proprio l'Inter in quella Champions conquistata con le unghie e con i denti con la maglia del 'Biscione': complice l'assenza di Lionel Messi, il brasiliano è titolare nel tridente offensivo completato da Coutinho e Suarez e, scherzo del destino, trova il goal dell'1-0 nel primo tempo, seguito dal definitivo raddoppio di Jordi Alba nei minuti finali della partita. Palla perfetta del 'Pistolero' per il mancino dell'ex che, in segno di rispetto, non esulta: doveroso trattenere la gioia per non delegittimare quei mesi milanesi vissuti all'insegna di un'altalena di emozioni continue e senza sosta.

Quella rete resterà l'unica della stagione di Rafinha che, un mese più tardi, va incontro alla più brutta delle diagnosi per un calciatore: rottura del legamento crociato e appuntamento all'annata successiva, iniziata ancora una volta con il blaugrana del Barcellona addosso. Ma i piani di Valverde non coincidono con le intenzioni del classe 1993 che, a settembre 2019, si trasferisce in prestito con diritto di riscatto al Celta Vigo, squadra in cui aveva già militato nel 2013/2014 con ottimi risultati. Rispetto a quell'esperienza, Rafinha è un atleta più maturo, le cui certezze sono state messe a dura prova dalle incognite di un fisico di cristallo che troppo frequentemente lo ha limitato: i galiziani come àncora di riscatto per dimostrare che l'apporto al mondo del calcio può essere nuovamente quello dei tempi migliori, in cui si parlava di Rafinha come di un predestinato.

Rafinha Celta Vigo GetafeGetty Images

L'impressione che va per la maggiore, però, è che il Celta Vigo non sia all'altezza della classe di Rafinha: la squadra staziona costantemente al limite della zona retrocessione rischiando seriamente la discesa in Segunda División, evitata solo all'ultima giornata con un punto di vantaggio sul Leganes terzultimo. Ed è così che, con queste premesse, non si concretizza il riscatto di 16 milioni: altro giro e altro ritorno al Barcellona, guidato stavolta da Koeman, che però dà il via libera per una nuova cessione del brasiliano, ormai ai margini della rosa blaugrana. Parte dunque la ricerca di una squadra, magari un top club, in grado di dare finalmente fiducia a Rafinha a titolo definitivo, per gettarsi alle spalle le amarezze catalane: l'occasione arriva puntuale con la chiamata del PSG che, il 6 ottobre 2020, rivela al mondo l'avvenuto acquisto del figlio di Mazinho.

Un vero e proprio affare per i parigini che non sborsano un euro per il cartellino di Rafinha: solo 3 milioni di bonus e il 35% su un'eventuale futura rivendita. Per il ragazzo contratto fino al 2023 e, finalmente, una serenità ritrovata e certificata dalle ottime prestazioni con la maglia dei parigini: nell'undici di Tuchel è uno dei titolari, idillio interrotto con l'esonero del tedesco a Natale e con la positività al Coronavirus riscontrata ai primi di gennaio e coincidente con la nomina di Pochettino in panchina. L'allenatore argentino ha atteso il completo recupero di Rafinha, tornato in campo per una ventina di minuti lo scorso 3 febbraio, dopo aver assistito dalla tv alla finale di Supercoppa di Francia vinta dal PSG contro il Marsiglia.

Superato l'ostacolo Covid-19, Rafinha può sperare in una nuova rinascita per scalare posizioni nelle gerarchie di Pochettino che, da amante della tecnica qual è, non potrà non prenderlo in considerazione negli impegni futuri: per riprendersi tutto quello che gli è stato tolto dalla sfortuna, con cui il credito è decisamente alto.

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