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Paolo Orlandoni Inter-

Orlandoni e l'Inter, dalla UEFA al Triplete: 5 presenze, 15 trofei

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Ci sono due categorie di calciatori: quelli che pur di giocare scenderebbero di una, ma pure di due categorie, e quelli che sanno di essere saliti sul treno della vita e mica lo vogliono abbandonare alla prima fermata se non scendono in campo, ci mancherebbe altro. Bene: Paolo Orlandoni fa parte della seconda categoria. E il suo curriculum con l'Inter, a dispetto di un utilizzo con il contagocce, è lì che parla da solo.

Arrivato dal Piacenza nel 2005, dopo aver difeso i pali degli emiliani in Serie B, Orlandoni rimane all'Inter per sette stagioni, fino al 2012. Quasi una bandiera, specialmente in tempi in cui l'attaccamento alla maglia non è il principale requisito richiesto a un calciatore professionista. Poi vai a guardare il numero delle sue presenze in nerazzurro e scopri che le puoi contare sulle dita di una mano. Letteralmente.

5 presenze in 7 anni, di cui 4 in Serie A e un'altra in Champions League. Meno di una all'anno. Orlandoni, in pratica, con l'Inter non gioca mai. Normale: è il terzo portiere delle rose di Roberto Mancini prima e di José Mourinho poi, quello che ha il compito di aiutare - psicologicamente e magari pure tecnicamente - chi deve andare in campo. Ovvero Julio Cesar e Francesco Toldo, mica gli ultimi due arrivati. E dunque Paolo accetta il ruolo di buon grado, forte di un'esperienza che gli consente, nella parte finale della carriera, di non creare troppi problemi all'interno dello spogliatoio.

Meglio così, perché la scelta di diventare il terzo portiere per eccellenza dell'Inter lo premia per numero di trofei: se le presenze complessive sono appena 5, i trofei conquistati con il club nerazzurro sono 15, contando anche lo Scudetto assegnato a tavolino nel 2006. Ovvero il triplo. Campionati, Coppe Italia, Supercoppe, Champions League: chi più ne ha, più ne metta. Per dire: c'è anche lui nella lista UEFA della stagione 2009/10, quella del Triplete. A Madrid contro il Bayern Orlandoni non va nemmeno in panchina, ma raggiunge lo stesso l'apice della propria carriera.

"Ho realizzato il sogno: non sarò diventato il nuovo Walter Zenga, ma un coro a San Siro per me non è mai mancato. Spero di essere riuscito a ricambiare l'affetto, di essere riuscito a farvi capire che ero semplicemente uno di voi, con la grande fortuna di poter indossare la maglia per giocare e non solo per onorarla, sempre, da tifoso" (messaggio ai tifosi dell'Inter dopo l'addio al calcio del 2012)

Da tifoso, già. Perché Orlandoni tiene per l'Inter sin dalla giovane età e nell'Inter, partendo dalle giovanili all'età di 14 anni, inizia la propria carriera di calciatore. Non molti se lo ricordano, ma anche lui fa parte dell'Inter del 1990/91, quella che in campionato arriva dietro alla Sampdoria e che si rifà alzando la Coppa UEFA nella doppia finale tutta italiana contro la Roma.

Orlandoni non gioca mai, né si siede in panchina. Ha davanti a sé Walter Zenga, Astutillo Malgioglio e pure Luciano Bodini, agli ultimi scampoli di carriera dopo una vita trascorsa alla Juve. Il diciottenne bolzanino è il portiere della Primavera, ma viene aggregato anche alla prima squadra e si allena agli ordini di Trapattoni. Non esordisce mai, non va nemmeno in panchina, ma si gode il trionfo in UEFA prima di partire per un viaggio che lo porterà in giro per l'Italia.

Paolo OrlandoniGoal

Serie B, Serie C, la storica promozione in A con la Reggina del 1999. Vince da riserva anche alla Lazio (una Supercoppa Italiana, nel 2000, ironia della sorte proprio contro l'Inter), trascorre 4 stagioni a Piacenza e poi, nel 2005, torna a casa a parametro zero. Pronto per vivere, da attore non protagonista, il film in cui i nerazzurri tornano sul tetto d'Italia e d'Europa.

"Dopo un bel giro delle porte d'Italia, sette anni fa sono stato richiamato e, quasi incredulo, ho fatto la mia ultima valigia: per tornare a casa mia, all'Inter. Ricordo ancora quel giorno: ero nella sede di un club di serie B, dovevo trattare un possibile ingaggio, mi arriva una telefonata e... 'scusate, devo andare, il mio posto è là...'".

Per capire ancor meglio il rapporto con Orlandoni, poi, basti pensare che nell'estate 2020 l'Inter lo ha richiamato per affidargli nella stagione 2020/2021 il ruolo di preparatore dei portieri della Primavera, ma anche di responsabile dei preparatori dei portieri di tutto il Settore Giovanile e Femminile. Una bella responsabilità e un bell'attestato di stima, prima dei saluti. Ed il segno evidente di un legame che, da ormai da oltre 30 anni, fatica a spezzarsi. Nonostante un altro addio, come quello che ha portato Orlando e ricoprire tutt'ora il ruolo di preparatore dei portieri del Sassuolo nello staff di Alessio Dionisi.

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