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Onana Handanovic InterGetty Images

Onana: "Handanovic mio modello? Non posso che dire no, siamo diversi"

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Da qualche settimana è ufficiale: André Onana è diventato, a furor di popolo, il portiere titolare dell'Inter. In tanti speravano in un cambio tra i pali. E sono stati accontentati. Anche perché l'ex Ajax si è dimostrato immediatamente capace di reggere una simile pressione. Più complicato semmai, come raccontato a 'Sportweek', tenere... nascosto fino all'ultimo al suo predecessore Julio Cesar l'accordo coi nerazzurri.

"Tutto era stato definito, ma non potevo dirlo a nessuno. Ero a pranzo a Barcellona, si avvicina al mio tavolo un ex interista, Houssine Kharja, e mi riempie di complimenti. Poi al telefono chiama il suo ex compagno e, davanti a me, gli dice: “Julio, sono con Onana, vedi che è fortissimo e magari un giorno sarà come te all’Inter!”. Me lo passa e Julio è subito gentilissimo, mi dice di continuare così, io lo ringrazio ma mi mordo la lingua: non potevo dirgli che Kharja, senza saperlo, ci aveva preso…".

Sorpreso della scelta di Inzaghi di puntare su di lui?

"No, perché so chi sono, quanto valgo, e mi accorgo di quanto cresco, allenamento dopo allenamento. Sapevo che facendo le cose per bene sarebbe arrivato presto il mio momento. Prima di arrivare, ero consapevole che mi sarei giocato il posto con un portiere straordinario, che ha fatto la storia di questo club, ma che è molto, molto diverso da me…
Se qualcuno mi chiede “Samir è un tuo modello?”, io non posso che dire…“no”. Proprio per questa diversità tra noi. Ma aggiungo pure che lui è un campione, un gigante, altrimenti non sarebbe rimasto qui, a questo livello, per 11 anni: davanti ad Handanovic ci si può solo togliere il cappello. Appartiene a una scuola italiana che è diversa dalla mia: è bravissimo e sicuro tra i pali, mentre io mi sento un portiere moderno e “proattivo”. Uno che prende rischi, esce, accetta l’uno contro uno e gioca tanto con i piedi. Sono semplicemente modi diversi di intendere il ruolo e diversi insegnamenti a cui vieni abituato. All’inizio, ci guardavamo straniti in allenamento, e uno diceva all’altro: “Non fare così, stai sbagliando”. E l’altro rispondeva: “No, sbagli tu” (ride, ndr)".

Com'è ora il rapporto tra Onana e Handanovic?

"Parliamo molto più adesso di prima: Samir si sta comportando da vero capitano. È un leader riconosciuto e si vede in tante piccole cose: non deve pensare solo a me, ma a tanti aspetti quotidiani della squadra. Apprezzo il fatto che mi dia consigli, che si congratuli per una bella parata e mi corregga per un errore. E, poi, ricordiamoci di una cosa: l’Inter, intesa come istituzione, è qualcosa di molto più grande di me, di lui e di qualunque altro. Noi tutti abbiamo il dovere di difendere e onorare questa maglia, ma siamo solo di passaggio, mentre il club e il popolo interista resterà. Questo soltanto conta".

Quindi, spazio a un ricordo del "vecchio" Onana. Con tanto di rimpianti.

"Nel 2017 ho perso con l’Ajax la finale di Europa League con lo United, non perché fossimo più scarsi di loro, ma perché avevamo paura. Il giorno dopo quel match chiamai mia madre e le dissi: “Non voglio più avere paura su un campo di calcio, anche se mi capiterà di giocare con Barça e Real insieme”. Se perdo non deve essere più perché ho tremato, perché ho abbassato lo sguardo, ma perché il rivale mi è stato superiore. È diventata una regola di vita".

Chi dei suoi compagni ha impressionato Onana? Qualche nome su tutti.

"Dovrei citare tutta la squadra, ma avete visto come crossa Dimarco? O come lancia Calha? E poi la prima volta che ho visto Barella, sono andato da Romelu e gli ho detto: “Oh, ma questo è un mostro…”. Vedo i centrocampisti andare in pressing su di lui e so già che in qualche modo si libererà.
Ma sapete, però, chi è davvero il più grande campione dell’Inter? Alex Cordaz, la persona più positiva che io abbia mai incontrato, un essere umano meraviglioso. Vai ad Appiano triste per i fatti tuoi, lo vedi in faccia e ti cambia l’umore. Se lui c’è o non c’è, fa tutta la differenza del mondo, non solo per me ma per tutti i miei compagni. Non è uno scherzo, ma grazie a Cordaz anche Barella va più veloce. Glielo ripeto ogni giorno: “Alex, è un onore allenarmi al tuo fianco”.
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