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Onana Inter Porto 22022023 Champions LeagueGetty Images

Onana e la lite con Dzeko: "Cose di campo, Handanovic mi ha accolto bene"

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Non ci ha messo molto a prendersi la titolarità della porta dell'Inter. André Onana è diventato in breve tempo il punto di riferimento tra i pali per Simone Inzaghi.

Portiere dal carattere forte, il camerunense è stato recentemente protagonista di un diverbio con il compagno di squadra Edin Dzeko durante la sfida di Champions League contro il Porto.

Onana ha rivelato come sono andate le cose durante l'intervista al format Culture, realizzato da DAZN.

"Sono cose che succedono nel calcio. Gliel’ho detto, se dobbiamo fare questo per vincere, allora facciamolo sempre. Se devo gridare in quel modo a Dzeko per vincere, lo faccio. Sono io che decido certe cose. Quando io ho la palla, tutti la vogliono: c’è Lautaro, Çalhanoğlu, c’è Brozovic, tutti. Però sono io a decidere e quello che decido io tutti devono rispettarlo. Posso sbagliare, ma devi accettarlo. Alla fine quello che mi ha detto a me è piaciuto. Lui vuole la palla, la prossima volta la gioco a lui".

Nel corso dell'intervista il camerunense ha poi parlato di come è stato accolto da Samir Handanovic, capitano e titolare dell'Inter in porta, almeno fino al suo arrivo.

"Ci siamo salutati tranquillamente, mi ha detto 'benvenuto'. Io già lo conoscevo, non so se lui conoscesse me. Mi sta aiutando molto. Però quando ci siamo visti la prima volta mi ricordo il suo volto: serio. Io e lui siamo diversi sotto questo punto di vista perché io sono allegro, mi piace cantare, chiacchierare. Lui invece è molto calmo".

Infine ha rivelato la partita che ha giocato con il maggior carico di ansia e preoccupazione in tutta la sua carriera. Non poteva che essere una finale.

"La finale di Europa League contro il Manchester United. Giocai con paura, tantissima paura. E dopo quella partita mi sono detto 'non giocherò mai più con questa paura addosso'. L'ho persa per paura, l’abbiamo persa ancora prima di giocarla. Dovevamo giocare contro il Manchester United, arriviamo a Stoccolma, dove si giocava la finale del 2017. In allenamento chiamo Van der Sar e gli dico 'non sono stato bene, io questa finale non la gioco'. Lui mi risponde dicendomi 'io sono vecchio e non ho i guanti, tu vai a giocare questa partita'. Avevo 19 anni. Ci svegliamo la mattina della partita con sette giocatori malati. Eravamo giovani. Eravamo nel tunnel: vedo De Gea poco più indietro di me, sei mesi prima giocavo alla PlayStation usando lui. E ora sto giocando contro di lui. Ero stato promosso da poco all'Ajax in prima squadra".
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