2018-2022, dopo quattro anni è successo ancora. Scudetto avvicinato, accarezzato, coltivato, sognato, ma alla fine il Napoli si ritrova nuovamente all'asciutto. In bacheca i campionati vinti restano i 2 dell'era Maradona, con tentativo di calare il tris riposto nel cassetto.
Ai nastri di partenza della stagione, l'imperativo è rimettere insieme i cocci derivanti dal mancato approdo in Champions seguito al 'maledetto' 1-1 col Verona nell'ultima giornata del 2020/2021: De Laurentiis sceglie Spalletti per ripartire, con rosa confermata quasi per intero e voglia di tornare nell'Europa dei grandi.
Nessuno parla di Scudetto, ma per completezza di organico gli azzurri non fanno dormire sonni tranquilli agli avversari: conta ritrovarsi dal punto di vista psicologico, aspetto che Spalletti cura minuziosamente, restituendo linfa e stimoli ad un gruppo reduce da un'annata sulle montagne russe.
Zero proclami, testa bassa e tanto lavoro sul campo: il tecnico di Certaldo punta a ricompattare l'ambiente, riavvicinandolo alla squadra: in pochi immaginano un feeling tra una piazza così calda e un profilo dal carattere altrettanto 'fumantino', invece la chimica tra Spalletti e Napoli nasce e cresce col passare dei mesi tra sostegno e frasi ad effetto.
A fare il paio con la sorprendente sintonia ci si mettono i risultati, perchè Insigne e soci - dopo un precampionato convincente - partono a razzo: 10 vittorie e 2 pareggi nelle prime 12 giornate, un segnale di riscossa forte e chiaro. Chiarissimo. L'idea di calcio Spallettiana decolla, gli uomini di maggior qualità si scrollano di dosso le scorie di un recente passato con alti e bassi (vedi Koulibaly e Fabian Ruiz), Anguissa è il 'crack' che non t'aspetti, Rrahmani stupisce, Osimhen - innescato da una trequarti frizzante - segna che è una meraviglia.
Al giro di boa, però, qualcosa si inceppa: il Covid falcidia la rosa privando Spalletti di risorse e titolari, gli infortuni fanno il resto, in più ci si mette la Coppa d'Africa. Il castello comincia a traballare, il 'Maradona' da punto di forza diventa improvvisamente terra di conquista: i ko interni con Atalanta, Empoli e Spezia - racchiusi in 4 giornate - rappresentano un campanello d'allarme alleviato dal blitz di San Siro col Milan, ma anche sotto il profilo del gioco le certezze cominciano a venir meno.
GettyDall'Epifania in poi però il Napoli torna a correre: il pari ottenuto allo 'Stadium' in casa della Juve riaccende la luce sul percorso al vertice degli azzurri, i quali inanellano un filotto di vittorie (Samp, Bologna, Salernitana e Venezia) che rilancia le chances Scudetto della 'banda' Spalletti. Il calendario offre due appuntamenti che, se non falliti, possono davvero portare i partenopei sull'ottovolante del campionato: le due milanesi in casa - scontri diretti cruciali- dove però matura appena un punto in due partite. Nel mezzo il colpaccio all'Olimpico al 94' firmato Fabian, l'altalena mentale di una squadra forte ma a tratti vittima dei suoi stessi black-out è però un problema ancora presente. Ed allora addio Europa League, col crollo interno al cospetto del nuovo Barcellona di Xavi, a cui si unisce la rabbia per non aver fatto bottino pieno contro Inter e Milan.
Tutto finito? Nemmeno per idea, perchè il Napoli sa cadere ma anche rialzarsi con veemenza e prepotenza: complice la corsa a singhiozzo delle rivali, i successi contro Verona, Udinese e Atalanta diventano fiches pesantissime posate sul tavolo dello Scudetto, con Fiorentina e Roma al 'Maradona' snodi determinanti della stagione se si vuol davvero puntare al tricolore. Ed invece succede ciò che è già accaduto: sconfitta con i viola, pari beffa al 91' contro i giallorossi. A dare la 'mazzata' finale al sogno azzurro è la disfatta di Empoli, un 'harakiri' da 2-0 a 2-3 con annessi errori individuali.
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GettyNapoli mugugna, è delusa, contesta, protesta nei confronti di chi ha dimostrato di potersi giocare il campionato ed invece ha staccato la spina quando c'era da aumentare i giri del motore: al netto di un finale di stagione che ha sigillato terzo posto e ritorno in Champions, sullo sfondo rimane il cruccio per non essere riusciti ad alzare l'asticella e restare aggrappati alle milanesi per riportare lo Scudetto in città dopo 32 anni.
Seppur con dinamiche differenti, la stessa nota amara provata nel 2018 con Maurizio Sarri al timone: Inter-Juve del giorno prima, campionato "perso in albergo", il tracollo di Firenze e ciliegina tolta da una torta resa squisita da un ciclo scintillante tutto calcio champagne e progressi; gli stessi mostrati dal Napoli di Spalletti quest'anno, ma poi 'inquinati' da prestazioni sottotono, defezioni e passaggi mentali a vuoto nelle fasi clou.
GettyAd ogni modo gli azzurri sono tornati in Champions ("l'obiettivo di inizio stagione", come hanno ricordato e rimarcato di recente De Laurentiis e l'allenatore), dunque la risalita c'è stata: missione compiuta al netto del sogno nel cuore infranto, con la voglia di riprovarci l'anno prossimo.


