Napoli e Liverpool per la quarta volta rivali negli ultimi 12 anni. Sembra un incrocio fatto ad hoc, sembra che nei bussolotti sia già scritto che azzurri e Reds debbano ritrovarsi gli uni contro gli altri: già, perchè anche quest'anno sarà così.
Dall'Europa League alla Champions, coi gironi a farla da padrone: sfide nelle sfide, cornici mozzafiato, atmosfere da brividi. Ma uno degli intrecci che hanno caratterizzato le sfide tra Napoli e Liverpool, non ci sarà più: Lorenzo Insigne/Jurgen Klopp, tra parole al miele, goal pesanti ed aneddoti.
Parte tutto nel 2013, quando il tecnico tedesco allena il Borussia Dortmund: l'ex 24 partenopeo decide di incendiare il 'San Paolo', disegnando una punizione da quasi 30 metri che si insacca all'incrocio. Corsa sotto alla Curva, decibel alle stelle, il Napoli di Benitez che batterà 2-1 i gialloneri di Klopp: Klopp, che però a quella magia di Lorenzo non assiste dalla panchina.
Getty/GOALNo, perchè in precedenza Jurgen perde la testa 'ringhiando' verso il quarto uomo: fatale l'adrenalina, con proteste veementi ed espulsione. Dove finirà a vedere il secondo tempo - e dunque l'eurogoal di Insigne - è impensabile.
"La guardai col custode dello stadio nella ripresa - rivelò in conferenza alla vigilia di Napoli-Liverpool del 2018 - Lui non parlava inglese o tedesco, io non parlavo italiano, ma fu un'esperienza interessante. Mi portò due giornate di squalifica, ma molto è cambiato da allora, mi è servita da lezione, finii in tribuna e non fu una buona idea perché i tifosi del Napoli non mi dicevano di certo belle cose. E allora meglio col custode...".
Per Vincenzo Cerrone, un'esperienza unica.
"Vidi tutto dal televisore, era arrabbiatissimo - raccontò in un'intervista a 'Gianlucadimarzio.com' di circa 4 anni fa - Pensavo che sarebbe andato in tribuna centrale come succede in genere in questi casi. Invece, dopo il suo rifiuto, l’hanno portato da me negli spogliatoi. E ovviamente l’ho accolto".
"Gli ho preparato il caffè, poi abbiamo fumato una sigaretta insieme - aggiunse Cerrone - Considerando come l’avevo visto in campo, è stato molto gentile e anche durante la partita è stato piuttosto tranquillo. Finita la partita mi ha chiesto di aspettarlo, disse che sarebbe tornato con una cosa. Mi portò la maglia di Marco Reus, mi ha emozionato".
Alla 'Gazzetta dello Sport', il custode confidò ulteriori particolari.
"Qualche giorno dopo mi chiamarono dal Napoli perché Klopp aveva mandato una mail invitandomi a spese sue a vedere la partita di ritorno in Germania. Incredibile, ma vero. Purtroppo ho dovuto declinare".
Retroscena a parte, però, tornando al campo Klopp 5 anni più tardi rivede gli spettri del 2013: Napoli-Liverpool, 3 ottobre 2018, al timone dei partenopei stavolta c'è Carlo Ancelotti, a guidare l'attacco azzurro è ancora Insigne. E per Klopp, da sempre suo estimatore, son dolori, esattamente come in quel Napoli-Dortmund.
Minuto 90, affondo di Callejon sulla destra e cross basso in mezzo all'area, dove Lorenzo in spaccata supera Alisson regalando il successo al Napoli. Fuorigrotta in delirio e Jurgen beffato, un film già visto.
Insigne 'bestia nera' di Klopp insomma, proprio l'uomo Napoli maggiormente incensato dall'allenatore in questi anni di confronti europei.
"Ogni volta mi ride in faccia e dopo la gara ancora di più - affermò sorridendo il tedesco in conferenza nel 2019 - Stiamo lavorando su come fermarlo, un giorno ci riusciremo...".
Per il tecnico un feeling con effetto boomerang, accompagnato spesso e volentieri da accostamenti di mercato che prevedevano un approdo di Insigne ad Anfield. Uno scenario intrigante - all'epoca un po' meno per i tifosi partenopei - sempre spento sul nascere da Klopp.
"Non lo prenderemo - chiarì ai cronisti alla vigilia dell'ultimo Napoli-Liverpool del 2019 - E' un grande giocatore, ma ha un contratto lungo, non ci proveremo neanche".
Insigne la maglia dei Reds non l'ha mai indossata, piuttosto ai Reds ha saputo far male: ciò non cancella, però, la sintonia con chi il Liverpool ha saputo riportarlo sul tetto del mondo.
"Ringrazio Klopp, ho sentito che ha speso per me belle parole - ammise in un'intervista di Lorenzo a 'Sky' di 3 anni fa - È un onore ricevere complimenti da un allenatore così importante".
Parole dolci, accompagnate dalla consapevolezza di vedere nell'allenatore una sorta di amuleto: "Mi porta sempre bene", sottolineerà a 'Il Mattino'.
Mercato e dinamiche interne hanno rimosso la scia degli incroci Insigne-Klopp, visto che l'ormai ex capitano del Napoli ha scelto di proseguire la propria carriera in Canada. Toronto e niente Champions League, di conseguenza niente 'reunion' con Jurgen, che stavolta di fronte si troverà un'avversaria totalmente rivoluzionata rispetto alle ultime sfide.
Di quel Napoli che nel 2018 ebbe la meglio sugli inglesi a tempo scaduto sono rimasti soltanto Mario Rui e Piotr Zielinski, mentre di quello che ha affrontato (e sempre battuto, per 2-0) i Reds in casa nei gironi della Champions 2019/2020, a figurare ancora in rosa sono Meret, Di Lorenzo, Mario Rui, Lozano, Elmas e Zielinski.
Azzurri 'ex novo' e niente più Insigne, ma Klopp - dopo il sorteggio che ha fatto finire di nuovo azzurri e Liverpool nel medesimo raggruppamento - ha preferito non sbilanciarsi.
"Contro il Napoli abbiamo pareggiato regolarmente, ci conosciamo un po' entrambi e loro sanno un po' di noi, anche se so che ci sono nuove cose da imparare", ha spiegato alla tv ufficiale del club di Anfield.
Quattro incroci in 12 anni con la sensazione che sia sempre la prima volta, perchè il fascino delle Coppe e il blasone della rivale non possono far calare la portata del doppio impegno che attende gli uomini di Spalletti.
"Ci sono toccate tre squadre tostissime, ma lasciatemi pensare che anche loro non sono poi così contenti di aver beccato il Napoli - ha commentato dopo l'estrazione dei bussolotti il tecnico toscano - E' venuto fuori un girone molto duro, come del resto lo sono quasi tutti. Dare le percentuali di possibilità del passaggio del turno è un gioco complicato. La cosa più importante è farci trovare all'altezza della competizione per club più prestigiosa del pianeta. Che poi essere all'altezza significa allo stesso tempo aumentare le possibilità di andare avanti".
Molti interpreti sono cambiati ma Klopp è ancora lì, a guidare il suo Liverpool dalla panchina come avvenuto nel 2018 e nel 2019. E stasera lo farà di nuovo, stavolta nel 'San Paolo' convertito in 'Diego Armando Maradona'. Giusto per aumentare la magia.




