Goal, giocate da campione, le immancabili polemiche. Radja Nainggolan non si è mai fatto mancare nulla. Tra Piacenza e Cagliari, Roma e Milano (sponda Inter), del Ninja si è spesso parlato per quel che faceva in campo e altrettanto spesso per quel che combinava all'esterno. Il presente si chiama Anversa, Belgio. La sua patria. Senza rimpianti per il percorso intrapreso nel calcio.
"Ho avuto una carriera importante - racconta Nainggolan in una lunga intervista a 'Fanpage' - ma a livello umano ho sempre vissuto come una persona normale. Ad alcuni potrebbe sembrare arrogante e ad altri onesto, mentre ad alcuni posso star simpatico e ad altri stare sul ca**o per i soldi che ho guadagnato, perché mi piacciono le belle macchine e i bei vestiti, ma purtroppo in molti si limitano alle apparenze".
"Le critiche? Non ho mai saltato neanche un allenamento. Poi per quanto riguarda alcuni video si tratta di ca**ate di percorso. Gli sfottò tra le tifoserie ci stanno, così come le provocazioni. Magari il video di capodanno è stato un errore banale, ma ero a casa mia. Se sto a casa non va bene, se sto in discoteca non va bene… Quindi non si può fare niente? Però giustamente ho sbagliato a dire certe cose, ma ho pagato per quanto fatto e vado avanti".
Se all'Inter "è iniziata bene ma è finita male", alla Roma, dice Nainggolan, "c’è stata la luce più splendente della mia carriera".
"Il centrocampista più forte del campionato? Avevo una concorrenza importante. C’erano giocatori come Pjanic, Hamsik, e gli stessi De Rossi e Strootman, che giocavano con me. Poi per i gol Hamsik era impressionante, faceva 15 gol a stagione, si inseriva meglio di me e batteva anche i rigori. Io con Totti e De Rossi quando li battevo? (Ride). Io ho sempre detto di essere un giocatore diverso perché facevo giocare meglio gli altri, lavoro per far uscire il meglio dagli altri. Per me la cosa più importante è sempre la squadra".
"Se quella Roma lì avesse rivaleggiato contro la Juve di oggi ce la saremmo potuta anche giocare. Ma in quegli anni la Juve era imbattibile. Oggi è ancora forte, ma in quegli anni era devastante".
GettyIl rimpianto di Nainggolan è legato principalmente alla mancata convocazione per i Mondiali del 2018.
"È stato l’attuale tecnico Roberto Martinez a farmi capire che non ci fosse posto per me. E con una scusa assolutamente fuori luogo. Venne a trovarmi dopo la fine della stagione 2017-18, prima dei mondiali, per dirmi che non mi poteva far giocare come giocavo nella Roma, a ridosso delle punte. Ma io avrei giocato ovunque, o sarei andato anche in panchina, perché onestamente un posto tra i 26 convocati al mondiale lo meritavo. Per questo poi ho deciso di smettere".
A proposito di Mondiali: uno sguardo anche all'Italia, eliminata dalla Macedonia ed estromessa per la seconda volta di fila. Nainggolan senza peli sulla lingua, ancora una volta.
"All’Europeo è stata la squadra che ha voluto vincere più delle altre. Chiellini ha trasmesso la sua mentalità vincente a tutti. Poi, quando pensi di essere sicuro di passare contro una squadra piccola come la Macedonia… te la prendi in c**o. La Macedonia si è difesa tutta la partita e poi tirano una volta e fanno gol. Hai voglia a dire che hai fatto trenta tiri in porta, con le statistiche non ci fai un ca**o. Devi far gol".
E il connazionale Lukaku? La sua scelta di lasciare l'Inter per il Chelsea si è rivelata clamorosamente sbagliata.
"Io gliel’ho sempre detto. Per me all’Inter era l’attaccante più forte al mondo perché c’erano un sistema di gioco, un allenatore e una squadra fatti per lui. Il suo sogno era di sfondare al Chelsea, è la terza volta che ci va e ha fatto la stessa fine. Io penso che se fosse rimasto all’Inter poteva essere il miglior attaccante al mondo per 4-5 anni ancora. E glielo dico ancora perché è quello che penso".
