Il suo nome è balzato agli onori delle cronache a gennaio, quando Todd Boehly ha staccato un assegno da 70 milioni di euro (più 30 di eventuali bonus) per prelevarlo dallo Shakhtar Donetsk: del Mykhaylo Mudryk scintillante ammirato in Ucraina, a Londra finora si è visto poco o nulla.
Un trasferimento da record per il calcio ucraino, sfruttato da Rinat Achmetov (patron dello Shakhtar) per finanziare con ben 23 milioni l'istituzione del fondo'Heart of Azovstal', dedito a offrire un sostegno economico e sanitario alle famiglie dei soldati ucraini impegnati nella battaglia di Mariupol'. Un'operazione, insomma, che va al di là del calcio e assume tratti simbolici non indifferenti.
Mudryk ha firmato un contratto valido fino al 2031 col Chelsea, dove però non è riuscito ad emergere come previsto: i dieci goal realizzati con la maglia dello Shakhtar restano gli unici della sua annata, che in Inghilterra ha vissuto un calo pauroso e tale da alimentare i punti di domanda sulla bontà dell'acquisto.
Tra Premier League e Champions, Mudryk ha racimolato diciassette apparizioni, nove delle quali da subentrato: di gioie personali nemmeno l'ombra, con un paio di assist a rendere non del tutto nullo un bottino comunque magrissimo e al di sotto delle attese.
Mudryk è soltanto uno dei tanti volti nuovi protagonisti della rivoluzione tecnica avvenuta in casa Chelsea, dove questa enorme ventata di novità si è però rivelata un'arma a doppio taglio in termini di risultati, tramutatasi nella certezza di non disputare alcuna coppa europea nella prossima stagione.
Data l'onerosità del suo acquisto, Mudryk è diventato un po' il simbolo della confusione gestionale di un club piombato in un vortice da cui uscire è diventata un'impresa ardua: la speranza dei tifosi è che con una nuova e più attenta programmazione, anche il talento dell'ucraino possa rifiorire di pari passo con i risultati in campo, troppo negativi per poter essere accettati con serenità.
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