Dan e Ryan Friedkin lo hanno fatto ancora. Dopo José Mourinho, i proprietari texani della Roma hanno portato in giallorosso Paulo Dybala.
Ma soprattutto, papà e figlio, sono riusciti a riportare entusiasmo nella tifoseria romanista dopo un biennio nel quale tutte le loro certezze sono state distrutte.
Riservati, abbottonati, silenti. Forse anche troppo in un mondo fatto sempre più di comunicazione istantanea ed espressa, data in pasto ad un popolo sempre più affamato di dichiarazioni, tweet e indizi social.
Arrivati da un altro mondo (non solo calcistico), i Friedkin hanno dimostrato un'incredibile capacità di adattamento in una città in grado di fagocitare chiunque.
Consigliati probabilmente da qualcuno ancora più abile di loro a restare nell'ombra, hanno rotto il silenzio con un gesto che è valso più di un milione di parole: l'ingaggio di José Mourinho.
Ma l'approdo dello Special One nella capitale è stato solo il primo, pesantissimo tassello, di un percorso che in meno di un anno ha dato i suoi frutti.
Cento milioni di euro spesi nel primo mercato estivo affrontato. L'acquisto di Tammy Abraham il più classico dei chiodo scaccia chiodo dopo il passaggio di Dzeko all'Inter.
Un investimento ripagato da 27 goal e la certezza di aver portato in Serie A uno degli attaccanti con maggiori margini di crescita in Europa.
A maggio, un trofeo. Quella Conference League prima quasi ignorata da Mourinho e dall'ambiente, poi foriera di qualche delusione grandissima ma infine portatrice di una gioia che dalle parti di Roma non si provava da 14 anni.
Ora, l'all-in su PauloDybala. In campo imprenditoriale si chiama rischio d'impresa, in quello calcistico rafforzamento per scalare le gerarchie.
La fame di Mourinho e quella dei Friedkin corrono di pari passo, quasi nutrendosi in maniera ossimora l'una dell'altra.
L'obiettivo, mai veramente pronunciato da nessuno dei tre, ha la forma di un triangolino rovesciato di colore verde, bianco e rosso.
Dan, Ryan e José. Il nuovo triumvirato che fa sognare il popolo romanista. Che già li acclama, ma è pronto a farlo ancora di più.


