Mancano pochi giorni a Juventus-Inter, 'la partita' per molti ma soprattutto per Massimo Moratti, ex presidente nerazzurro intervistato da 'La Gazzetta dello Sport' e che ha sempre vissuto la storica rivalità con i bianconeri:
"Juve o Milan? Non c’è paragone. Da una parte c’è un dualismo cittadino, dall’altra un antagonismo storico. Sportivamente parlando, il vero nemico è la Juve".
Nemico al quale Moratti ruberebbe volentieri un giocatore: "A loro toglierei il centravanti e visto che all’Inter lo abbiamo già, qui porterei Dybala. Che coppia fantastica con Icardi".

Quindi l'ex patron applaude il lavoro di Spalletti: "Dopo il Triplete siamo stati molto vicini, mandai anche Branca a parlargli. Poi però andò allo Zenit.
Se mi ricorda Mourinho? Spalletti entra nella testa dei giocatori come faceva il portoghese. E concretizza la fiducia reciproca, che poi si propaga e rende più tranquillo tutto l’ambiente".
Ambiente che ora può sognare lo Scudetto: "Se ne può parlare. E’ importante averlo dentro la testa e il cuore, ma va pure temuto ogni domenica per avere la giusta tensione. Però oltre alla Juve ci sono anche le romane e un Napoli che Sarri fa giocare a meraviglia".
I cugini del Milan invece sono parecchio lontani: "Pensavo che non sarebbe stato facile avendo cambiato dieci undicesimi della squadra, ma non credevo che avrebbe avuto così tanti problemi. Manca Berlusconi? Se ha detto di fidarsi dei cinesi ci sarà un motivo.
A Benevento hanno avuto la classica giornata in cui non dovresti nemmeno alzarti dal letto. Quel goal del portiere ha portato le immagini in giro per il mondo. Ora sono a -18 da noi e mentirei se le dicessi che la cosa mi spiace".
Infine Moratti confessa di non rimpiangera il mancato arrivo di Antonio Conte: "La vera differenza è che Spalletti non ha ancora vinto lo Scudetto e vede nell’Inter la possibilità di raggiungere qualcosa di molto importante.
Conte invece ha già vinto in A e in Inghilterra, se qui avesse fallito sarebbe stata colpa dell’Inter e non sua. Lui al Milan? Non credo, è uno attento...". Chiaro, no?
