Sono ore chiaramente molto complesse queste: giorni che entrano direttamente nei libri di storia. La crisi in Ucraina, con l'azione militare promossa dalla Russia, com'è noto ha degli effetti anche sul mondo del calcio, e non solo in termini di sospensione dei vari campionati o spostamento della finale di Champions League.
Una delle squadre più colpite è senza dubbio lo Shakhtar Donetsk di Roberto De Zerbi, che nelle scorse ore ha raccontato di essere in hotel insieme alla sua formazione, e di aver vissuto un risveglio traumatico.
Sempre nella giornata di ieri, i calciatori brasiliani dello Shakhtar, insieme alle loro mogli, hanno lanciato un appello rivolto al loro Paese per trovare una soluzione efficace per lasciare l'Ucraina, vista la 'chiusura' del Paese.
"Non si sa come poter partire: chiediamo appoggio al Governo brasiliano affinché ci possa aiutare a lasciare il Paese il prima possibile. [...] Fate qualcosa per i bambini".
Tra i giocatori coinvolti anche Junior Moraes, uno dei simboli dello Shakhtar, arrivato in Ucraina per la prima volta nel febbraio del 2011. Per l'attaccante brasiliano, però, non sarà così semplice.
L'escalation del conflitto ha portato il Presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky, a chiamare i civili e cittadini ucraini alle armi, emanando un decreto che dispone una vera e propria mobilitazione generale degli uomini tra i 18 e i 60 anni, ai quali è stato vietato di lasciare il Paese.
Junior Moraes rientra tra loro: è brasiliano, sì, ma dal 2019 ha ricevuto la cittadinanza ucraina dal presidente Petro Poroshenko dopo le richieste promosse per la sua convocazione in nazionale. Non potrà lasciare il Paese e, come gli altri civili, sarà dovrà aderire alla mobilitazione generale. Un dramma che va ben oltre lo sport.
