Una favola. E, al contempo, una splendida realtà. La Lazio che si mangia tutti gli avversari e macina punti su punti, tornando concretamente a lottare per lo scudetto dopo 20 anni, è una sorta di mix. C'è la sorpresa nel vederla lassù, dietro alla sola Juventus e da ieri sera davanti all'Inter, ma pure la consapevolezza di trovarsi di fronte a una vera macchina da guerra.
Eppure, in pochi ricordano che nella costruzione di questa squadra, formata pezzo per pezzo nel corso degli anni dal presidente Claudio Lotito e dal direttore sportivo Igli Tare, ci sono anche un pizzico di casualità, di fortuna, di casi del destino. Il che non fa mai male, intendiamoci. Sliding doors, porte scorrevoli del calcio e della vita, risalenti al 2015 e al 2016. Due estati che, a ben vedere, possono considerarsi cruciali per il presente laziale.
Il dietrofront viola di Milinkovic-Savic
Ve lo ricordate? Se la risposta è negativa, vi rinfreschiamo la memoria: nel 2015, Sergej Milinkovic-Savic è praticamente un giocatore della Fiorentina. Poi, il dietrofront all'interno della sede viola. Improvviso e clamoroso. "Scusate, non posso farlo...", le parole del prospetto serbo, non ancora campione, con il contratto pronto sul tavolo e la penna in mano. Il club viola ha vinto la sfida di mercato con la Lazio, aggiudicandosi il neo campione del mondo Under 20, ma è costretto a cedere alla volontà del giocatore. Il quale, una decina di giorni più tardi, firma - questa volta senza ripensamenti - con i biancocelesti.
Luis Alberto alla Lazio "per non restare disoccupato"
Novembre 2016, parole e musica di Luis Alberto: "Ho scelto di venire qui per evitare di rimanere un anno disoccupato". Non male come dichiarazione d'amore, eh? Eppure, non è che uno dei tanti sintomi di un malessere che, nei suoi primi mesi alla Lazio, lo spagnolo proprio non riesce a nascondere. Altro che la mezzala elegante e raffinata di oggi: nel 2016/17, sua prima stagione italiana, Luis è un calciatore opaco, spento, incapace di ritagliarsi spazi e considerazione. I piedi ci sono; tutto il resto, no. Tanto che la sua cessione, nel gennaio del 2017, pare probabile se non certa. Tutto cambia a partire dall'annata successiva: da 9 a 34 presenze in Serie A, da un goal a 11. Da oggetto misterioso a campione. È lì che la Lazio, e il calcio italiano, iniziano a scoprire chi sia davvero questo Luis Alberto: un mago del pallone.
Getty ImagesInzaghi alla Salernitana... anzi no: 'merito' di Bielsa
E che dire di Simone Inzaghi? Oggi nuovo profeta della panchina italiana, ieri giovane e acerbo tecnicuccio da Serie B. Così la pensava Lotito, invaghitosi nell'estate 2016 di Marcelo Bielsa tanto da non farsi problemi nel proporre a Inzaghino, dopo i sei mesi da traghettatore in sostituzione di Stefano Pioli, la soluzione Salernitana. Ovvero l'altro club della galassia lotitiana. Pure in questo caso è un dietrofront a cambiare la storia: l'accordo col Loco viene stracciato, tra mille polemiche e a pochi giorni dall'annuncio ufficiale biancoceleste, e il club vira sulla soluzione d'emergenza. Ovvero Inzaghi. Un chiaro passo indietro, si pensa all'epoca; una scommessa vinta, è la certezza a tre anni e mezzo di distanza. Il resto è storia.


