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Milik Sarri Napoli Serie AGetty

I goal e la sfortuna: Milik nel Napoli di Sarri, una storia di rimpianti

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"Milik? Mi preoccupa lui e tutto il Marsiglia": ha esordito così Maurizio Sarri, alla vigilia del match contro i francesi. Senza snobbare l'attaccante che sfiderà con la sua Lazio: anche perché ben consapevole delle potenzialità di un giocatore che conosce alla perfezione.

Perché, sì, quello tra Milik e Sarri è un rapporto calcistico da rimpianti, con il Golfo di Napoli e il Vesuvio sullo sfondo.

Una relazione sportiva mai perfettamente sbocciata a causa della sfortuna, basti pensare all'impatto del calciatore polacco sul calcio italiano e, nello specifico, sulla formazione azzurra, allenata al suo primo anno dall'attuale allenatore biancoceleste: 4 goal in 7 partite in Serie A, con una doppietta al Milan, all'allora "San Paolo" che ha consegnato un messaggio forte, almeno quanto lo stesso attaccante.

Reti che diventano 7 in 9 gare complessive, se si pensa a quelle messe a segno in Champions League contro Dinamo Kiev e Benfica: insomma, inarrestabile, in un sistema di gioco esaltato dal calcio dello stesso Sarri.

La sfortuna, si diceva: perché a ottobre Milik si rompe il crociato, lasciandosi dietro speranze e ambizioni. Persino gran parte di una stagione che lo aveva designato come erede perfetto di Gonzalo Higuain.

Ripensando alla media goal iniziale del polacco, viene facile immaginare i numeri che avrebbe potuto far registrare continuando senza guai fisici.

La prima stagione si chiude con 23 presenze tra Serie A, Champion League e Coppa Italia: 8 goal. La seconda, l'ultima con Sarri prima dell'addio dell'allenatore, con 16 apparizioni tra campionato e Champions: 6 goal.

Media comunque altissima, nonostante tutto. Perché ogni volta che è stato chiamato in causa, Milik ha detto la sua.

Facendo strabuzzare gli occhi, a volte: soprattutto se si pensa al 4-3-3 dinamico di Sarri e alle caratteristiche classiche del suo attaccante centrale, spesso brevilineo e non fisico.

Eppure Milik con Sarri funzionava, e anche bene: era al centro del gioco, integrato e ben definito.

Aiutava la costruzione della manovra e la concludeva, in maniera adeguata alle aspettative: quando i due si incontreranno nuovamente all'Olimpico di Roma, lontani da Napoli e dal passato, ripenseranno a tutto questo.

A un rapporto calcistico iniziato bene, ma molto sfortunato, che avrebbe potuto regalare tante emozioni e che, invece, si è limitato a rimanere un'ipotesi.

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