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Milik Juventus Salernitana Serie AGetty

Milik in stato di grazia: l'ex napoletano è la nota più lieta della Juventus

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No, la Juventus non ha battuto la Salernitana. E sì, in queste ore non si sta parlando che del caso VAR, la controversa rete della vittoria annullata al 95' ai bianconeri. Ma non è l'unico spunto di discussione dopo l'infuocato posticipo dell'Allianz Stadium. Perché quel colpo di testa vincente era stato di Arek Milik, l'uomo in più della squadra di Allegri nel secondo tempo.

Milik, prima dell'annullamento, era arrivato a esultare così tanto da beccarsi il secondo cartellino giallo e il conseguente rosso. A Monza, domenica prossima, non ci sarà. Beffa nella beffa: proprio lui è risultato l'arma vincente di Allegri per rimettere in piedi una partita nata male, proseguita malissimo e apparentemente destinata a concludersi in un disastro, ovvero con la prima, clamorosa vittoria della Salernitana a Torino in tutta la propria storia.

Il tecnico livornese ha deciso di lasciare inizialmente in soffitta l'esperimento Vlahovic-Milik, visto a Parigi. Anche se l'ex napoletano, a segno contro lo Spezia e la Fiorentina e a un passo dalla gioia anche al Parco dei Principi, si segnalava come uno dei bianconeri più in forma. Il problema è che Moise Kean non ha dato le risposte sperate. E così, all'intervallo, ecco il cambio: fuori l'ex Everton, dentro Milik.

"Due giocatori diversi - li ha definiti Allegri a DAZN dopo la partita - Kean è uno che attacca di più la profondità, ha fatto anche buone cose ma ha caratteristiche diverse".

In realtà, da vari punti di vista, è cambiato tutto. Milik ha portato maggior peso offensivo, maggior brillantezza, maggior decisione nelle giocate. In poche parole: oggi è in stato di grazia. Ha sfiorato più volte il goal, ha scheggiato la traversa con un sinistro dal limite dell'area. Quindi il goal, proprio nei secondi finali, l'ha pure trovato. Sarebbe stato quello del successo. Ma quando si era già diretto verso gli spogliato, dopo essersi visto sventolare in faccia il cartellino rosso, gliel'hanno tolto.

Cambia poco: la Juventus è sempre più convinta di aver compiuto la scelta giusta quando ha deciso di bussare a Marsiglia per portare Milik a Torino. L'arrivo del polacco ha fatto storcere il naso a parecchi: non tanto per l'età (non ha che 28 anni), quanto per la sensazione di essere un po' sparito dal grande calcio dopo il trasferimento dal Napoli all'OM. E poi quegli infortuni, quelle ginocchia rotte più e più volte, quei mesi preziosi della propria carriera persi per sempre.

L'unico problema di Milik, semmai, è la presenza di Vlahovic davanti a sé. Si tratta di due prime punte, pur capaci anche di uscire dall'area e rifinire. Ed è un modulo, il 3-5-2 di Parigi, difficilmente replicabile con costanza anche per la nutrita batteria di esterni a disposizione di Allegri, da Di Maria a Cuadrado passando per Kostic. Oltre a Federico Chiesa, quando tornerà.

Però, dopo l'amaro 2-2 con la Salernitana, la buona notizia è proprio questa: Milik non è un fuoco di paglia. E pare essere tornato quello di Napoli, il gioiello che nel 2016 aveva annacquato il ricordo di Gonzalo Higuain. Ironia della sorte, trasferitosi proprio a Torino in quell'estate. Corsi e ricorsi storici.

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