La sana rivalità sportiva esistente tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo è caratterizzata da tante tappe, da tanti incroci che ne hanno condizionato le carriere: tra tutti, soltanto uno è avvenuto in una finale di Champions League, nel 2009 all'Olimpico di Roma, quando il portoghese indossava la maglia del Manchester United e il periodo d'oro dei successi madrileni era ancora lontano.
Il fenomeno di Madeira arrivava a quella partita da campione d'Europa in carica, un'affermazione che presentava in bell'evidenza il suo segno; al contrario di Messi che la vittoria nel 2006 non riusciva proprio a sentirla sua, complice l'infortunio che gli impedì di scendere in campo nel match decisivo contro l'Arsenal. Un forfait che lo aveva fatto stare male per mesi interi, passati a pensare se ci sarebbe stata o meno un'altra possibilità di giocare una gara altrettanto importante.
Quella possibilità giunse puntuale tre anni più tardi dopo un cammino che rischiò di interrompersi in semifinale: fu un goal di Iniesta a tempo scaduto ad eliminare il Chelsea a 'Stamford Bridge' nella famosa gara delle polemiche per l'arbitraggio del norvegese Ovrebo che fece infuriare i londinesi, già proiettati alla rivincita col Manchester United che solo un anno prima aveva alzato la coppa dalle grandi orecchie al cielo di Mosca, sfruttando un clamoroso errore di Terry dal dischetto nel rigore decisivo.
Ma torniamo al Barcellona e a Messi, capocannoniere di quella edizione e libero di svariare lungo il fronte d'attacco senza dare punti di riferimento alla difesa avversaria: un'intuizione geniale di Guardiola che sarebbe stato ripagato a dovere, non solo in quella circostanza.
I pronostici sono divisi a metà, non c'è un chiaro favorito ma l'andamento in campo però dice sostanzialmente altro, col Manchester United che di fatto dura soltanto 10 minuti: è Eto'o a trovare l'1-0 con un esterno furbo ad anticipare Carrick e la sua scivolata disperata, dopo essersi fatto beffe di Vidic con un dribbling bruciante. Un colpo al cuore per Sir Alex Ferguson che non riconosce più la sua squadra: Xavi disegna calcio, il palleggio blaugrana è decisamente troppo per i corazzieri inglesi, abituati a contrastare gli avversari grazie ad una fisicità che in quel momento appare completamente inadatta.
Di Ronaldo c'è solo qualche traccia: una punizione non trattenuta da Valdes e poco altro, un fantasma rispetto al gigante ammirato dodici mesi prima. Messi invece è in fiducia, spinto dall'inerzia positiva del risultato e dalla voglia di festeggiare un trionfo che porti anche la sua firma, unico modo per riscattare la cocente delusione parigina che aveva segnato profondamente il suo carattere introverso.
Ferguson prova a gettare nella mischia Tevez ma lo spartito resta sempre lo stesso: è il Barcellona ad andare più vicino al goal, negato ad Henry da un'uscita di Van der Sar. Il destino, però, stavolta è nettamente dalla parte di Messi: il cross di Xavi è un inno alla pura tecnica, lo stacco dell'argentino è imperioso se si considerano i suoi 170 cm d'altezza e l'incredulità del diretto marcatore Rio Ferdinand, rimasto a guardare senza alcuna possibilità di evitare il peggio.
Getty ImagesIl colpo di testa non è proprio la specialità della casa, ma in quel momento non importa: la gioia di Messi è evidente, l'abbraccio con Henry è liberatorio e lo scarpino - perso subito dopo l'impatto col terreno successivo allo stacco - nella mano destra dell'argentino è la testimonianza di un'esultanza smodata che Leo ha riservato solo per le occasioni speciali.
Ronaldo, al contrario, ha il volto della sconfitta e di chi sa di aver fallito in quella serata romana: l'ammonizione ricevuta al 78' è la goccia che fa traboccare un vaso già instabile di suo, a coronamento di uno degli epiloghi peggiori che potesse immaginare. Dall'altra parte c'è Messi che, al fischio finale, può finalmente lasciarsi andare a quella festa che nel 2006 gli aveva lasciato dentro un senso di vuoto, come se non gli fosse bastato limitarsi a far parte della rosa vincitrice senza poter recitare un ruolo da protagonista.
Con l'approdo al Real Madrid, Ronaldo vincerà quattro Champions in cinque anni che lo porteranno a superare l'argentino nel computo totale, ma il match di Roma resta l'unico in cui i due si sono affrontati nella finale più importante di tutte: e quella volta il dio del calcio ha premiato Messi e la sua forza di volontà, spingendolo più in alto possibile dove solo le aquile osano arrivare. E anche le 'pulci'.




