"Da ragazzo guardavo i suoi goal al Barcellona, ho in mente soprattutto i due che ha segnato contro il Real Madrid. Ognuno ha i suoi gusti, ma ci sono giocatori che ricordiamo un po’ meglio di altri".
Se Edin Dzeko, uno che di reti se ne intende, a 'Klix.ba' un paio d'anni fa ha parlato così, vuol dire che Meho Kodro il segno lo ha lasciato: il bosniaco, attuale tecnico del Losanna, in un momento storico complicatissimo è riuscito a ritagliarsi un angolo di Paradiso nel calcio.
Ad inizio anni '90 Kodro scappa dall'ex Jugoslavia, dove è in atto la guerra dei Balcani, volando in Spagna forte delle caterve di goal realizzate con la maglia del Velez Mostar. A puntare su questo attaccante ben strutturato fisicamente (quasi 190 centimetri d'altezza) e con fiuto per la porta è la Real Sociedad, con cui scocca una scintilla che lo fa entrare nei cuori dei tifosi baschi.
"Ho lasciato la Bosnia pochi mesi prima dell'inizio della guerra - racconta Kodro in un'intervista di fine marzo ad 'El Des Marque' - Sono arrivato a San Sebastian e poi sono venuti i miei genitori. L'abbiamo vissuta molto male, con grande dolore, con rabbia per quello che succedeva e soprattutto con incertezza su ciò che sarebbe accaduto. È una vita che non vivi. Ho avuto molti parenti e amici lì, molti connazionali che hanno vissuto una situazione insopportabile, sono stati tre anni molto difficili".
"Durante i primi mesi ho passato un brutto periodo - prosegue - ma parlando con la mia famiglia abbiamo pensato che se non mi fossi concentrato sul calcio avrei avuto difficoltà. Ero venuto in Spagna per giocare e dovevo fare in modo che la sofferenza delle notizie che arrivavano dalla Bosnia non influenzasse il mio lavoro. Ma non è semplice, è complicato spiegare il sentimento che si è vissuto in quegli anni, soprattutto all'inizio".
"La Real Sociedad si è comportata in modo favoloso: non solo il club però, bensì l'intera città: ho sentito calore, sostegno e solidarietà".
Tanti timbri arrivano su punizione: tiri di rara potenza denominati 'El Kodrazo' e man mano divenuti il marchio di fabbrica dell'ex centravanti. E' così che Meho si prende San Sebastian, dove si ferma 4 stagioni e riscrive la storia del club laureandosi tra i migliori bomber della Real Sociedad.
Uno con numeri del genere - oltre 70 goal in circa 130 partite - non può che meritarsi il grande salto: tra rumors e trattative con le big d'Europa (su di lui c'era anche l'Inter) ad assicurarselo è il Barcellona di Johan Cruijff, dove però Kodro non conferma le qualità sfavillanti mostrate dal suo approdo nella Liga. Col fardello di non dover far rimpiangere un certo Romario, il bosniaco segna poco e viene ceduto dopo appena una stagione. Tenerife ed Alaves si rivelano due passi indietro notevoli nell'escalation di Kodro, con chiusura in Israele dove indossa la maglia del Maccabi Tel Aviv.
La simbiosi tra l'ex attaccante e il mondo del pallone però non si esaurisce, perchè dopo aver calcato il prato verde Kodro decide di intraprendere la carriera da allenatore. Dopo un anno da 'apprendistato' tra giovanili e ruolo di vice - guarda caso - alla Real Sociedad, per lui si spalancano nientemeno che le porte della Nazionale bosniaca. Siamo ad inizio 2008, sembra l'inizio di una favola, invece accade qualcosa che spezza praticamente sul nascere l'avventura da commissario tecnico di Kodro.
L'ex bomber, infatti, a maggio dello stesso anno rifiuta di sedersi in panchina per guidare la Bosnia in un'amichevole in Iran e viene sollevato dall'incarico dalla propria federcalcio. Alla base della forte decisione di Kodro, i motivi extra-calcistici legati ad interessi politici ed economici che avevano portato all'organizzazione di quella partita (le cifre in denaro circolate, relative alla messa in piedi della gara, erano notevoli): come si legge sul 'Guardian', l'allora ct contestava l'inutilità di volare così lontano per disputare un match privo di valenza. Pochi giorni, e la NSBIH decide di licenziarlo.
"Ridicolo - commentò Elvir Bolic, all'epoca assistente di Kodro - Questa è solo un'altra farsa perpetrata da individui che non stanno portando il calcio bosniaco da nessuna parte".
La Federcalcio si ritrova sola contro tutti: quel ribaltone porta i media nazionali a minacciare di non coprire più le partite della Nazionale, mentre in occasione della successiva amichevole contro l'Azerbaigian i tifosi disertano lo stadio e ben 19 calciatori rifiutano la convocazione. Qualcuno schierandosi apertamente dalla parte di Kodro, altri motivando il forfait con problemi familiari o fisici non veritieri.
Un caos in piena regola che però, visto il sostegno popolare ricevuto, non gli tarpa le ali nel percorso in panchina: manco a dirlo, a restituirgli il sorriso è ancora una volta la Real Sociedad, di cui nel 2010 diventa allenatore della Squadra B. E nella quale, durante quel periodo, entra a far parte Kenan Kodro - il figlio di Meho - oggi 28enne attaccante in forza agli ungheresi del MOL Fehervar (l'ex Videoton, per intenderci) con trascorsi anche tra le fila di Osasuna, Mainz e Athletic Bilbao.
Kodro 'senior' lascia San Sebastian per la terza volta nel 2013 e torna in patria, accettando il contratto offertogli dal Sarajevo: vince il campionato, ma l'esperienza dura soltanto un anno. Dov'è che il bosniaco riesce finalmente a trovare stabilità è la Svizzera: prima il biennio al timone del Servette, poi la firma col Losanna nel 2020 dove tutt'ora - seppur in Seconda Divisione - siede in panchina.
Via dalla guerra per inseguire il sogno di sfondare nel mondo del pallone, con Spagna e Svizzera oasi di pace. Kodro, uno che ha patito le sofferenze dei bombardamenti nell'ex Jugoslavia, non può che immedesimarsi alla perfezione in ciò che sta accadendo oggi in Ucraina.
"Immagino che le persone che ora lasciano il Paese, molti emigranti, la stiano vivendo male. È una situazione indesiderabile per chiunque. Chi di noi che in qualche modo, direttamente o indirettamente, ha vissuto la guerra, forse può provare più empatia verso le persone che stanno attraversando una situazione molto complessa".
"Quando lasci il Paese lo fai con un trauma, quindi all'inizio cerchi di uscire dal problema, dalla guerra, e trovi quel sollievo. Il problema è quando ti calmi un po': 'E adesso? Cosa faccio?'. E pensi: 'Non sono nel mio Paese. Sono in un altro dove le persone mi hanno accolto bene e mi sento bene, ma voglio tornare a ciò che era mio, a ciò che era mio fino a poco tempo fa'. La testa ti dice una cosa, il cuore un'altra. In molti trascorrono anni con la sensazione di vivere in una terra di nessuno".
"Qualche volta ho parlato con gente che ha lasciato il proprio Paese e mi è stato detto che la più grande sofferenza per un essere umano, dopo aver perso i propri figli, è essere un rifugiato - conclude Kodro - Qualsiasi aiuto, solo una buona parola, tendere e dare una mano a chi ne ha bisogno in questo momento, assume un'importanza enorme".
