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McKennie PirloGOAL/Getty Images

McKennie e la firma con la Juve: "E' stato pazzesco, quando mi ha chiamato Pirlo non ci potevo credere"

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E' il grande giorno degli Stati Uniti che nella serata italiana di lunedì 22 novembre debutteranno ai Mondiali in Qatar sfidando il Galles.

Per molti dei calciatori che compongono la selezione a stelle e strisce si tratta della prima volta in un campionato del Mondo e tra loro c'è anche Weston McKennie.

Il centrocampista di proprietà della Juventus, ha parlato a 'KwikGoal' pochi giorni prima della partenza alla volta del Qatar raccontando in esclusiva qualche aneddoto legato al suo trasferimento alla Juventus, divenuto ufficiale nell'estate del 2020:

"E' stato pazzesco. Ero seduto sul divano, a casa, in Germania, stavo per partire per il ritiro con lo Schalke e mi ha chiamato Corey dicendomi che c'era un interesse reale della Juve e io non potevo crederci.
Sono salito sull’aereo per andare in Austria dove avevamo il ritiro, poi ero sul bus dopo essere atterrati e mi hanno detto: l'allenatore ti chiamerà. Ho subito pensato: "Ma chi, Pirlo?!". Mi sono seduto con il telefono in mano aspettando la chiamata e pensavo: 'oh mio Dio cosa sta succedendo!”.

La trepidante attesa per la chiamata da Torino:

“Avevamo una regola allo Schalke: niente telefoni a tavola. Il mio era nascosto tra le gambe e appena ho visto una chiamata dall’Italia sono corso fuori. Ho pensato: 'Oh mio Dio è lui!". Era Pirlo che mi diceva: crediamo tu possa essere importante per noi".

La firma è poi arrivata nel giorno del suo compleanno 22esimo compleanno:

"Io speravo solo che si risolvesse tutto senza problemi. Tre-quattro giorni dopo era tutto fatto, sono tornato in Germania a prendere la mie cose e ho firmato con la Juve il giorno del mio compleanno. Il giorno più bello della mia vita? Sì! Ma anche ricevere una chiamata da Cristiano Ronaldo è stato incredibile".

La stagione trascorsa a fianco dell'asso portoghese:

"E' stato incredibile giocare con lui. Tutti lo immaginano come una persona arrogante che pensa solo al lavoro. Ma è un ragazzo che trova divertimento nel lavoro, gli piace. Ha una maniera diversa di prendersi cura del suo corpo.
Tornavamo dalle trasferte magari alle 3 di notte e al mattino dopo ci allenavamo. Gli altri andavano nello spogliato e poi tornavano a casa. Lui si spogliava, metteva un asciugamano sul collo e andava a fare il bagno con il ghiaccio. Mi diceva: 'Vieni con me, ti fa bene, se non vuoi fare 5 minuti, fai 20-30 secondi, stiamo lì e parliamo'. Non potevo dirgli di no.
Il rapporto con lui? Nei primi due mesi continuavo a non credere di giocare con una leggenda simile, ma poi dopo che passi dall’essere un fan a un professionista inizi a comportarti normalmente".

Il goal più importante della sua carriera:

"Quello contro il Barcellona al Camp Nou. Quando avevo 17 anni ero lì in vacanza e mia madre ha pregato la sicurezza per farmi entrare al Camp Nou mentre il Barcellona si stava allenando: ho visto Messi e Ronaldinho in campo ad allenarsi. Quando ho segnato ho pensato: ho chiuso un cerchio”.
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